Start up, per commercialisti e legali il focus è sulla gestione della crisi

La consulenza. I nuovi strumenti di sostegno per le aziende in difficoltà mal si adattano alle realtà giovani e innovative. Gli advisor suggeriscono business plan rigorosi e rigidi controlli iniziali per vedere crescere le probabilità di successo.

Le possibilità di insuccesso di una start-up sono molto alte per la natura stessa di questo tipo di realtà, ma gli strumenti messi a disposizione dal Codice della crisi per sostenere le imprese in difficoltà mal si adattano alle realtà emergenti e innovative.

Per questo, gli studi di commercialisti e legali che accompagnano le start-up svolgono screening molto approfonditi. Al Registro delle imprese sono censite quasi 12.700 start-up innovative. Tuttavia, il tasso di fallimento per queste aziende neocostituite è molto alto: secondo uno studio di Assolombarda pubblicato a settembre 2024, che ha analizzato il fenomeno dal 2012 al 2023, a sei anni dalla nascita il 30% delle start-up è già morto, spesso a causa di modelli di business fragili, della sottovalutazione delle questioni legali e amministrative o, ancora, per la mancata raccolta di risorse.

Del resto, molte incognite accompagnano le start-up, società giovani, il cui unico vero valore spesso è dato dalle persone e da un eventuale brevetto. E non bastano le agevolazioni concesse nei primi cinque anni di vita, tra queste la possibilità di accedere a strumenti di gestione della crisi come il concordato minore, la liquidazione del patrimonio o la composizione negoziata.

In questo scenario, serve un approccio rigoroso di analisi del progetto, che faccia da contraltare all’entusiasmo con cui gli startupper iniziano l’avventura, con un business model molto dettagliato e un approfondimento del settore in cui si va ad operare.

I vantaggi fiscali rappresentano un aspetto rilevante. Fivers – Studio legale e tributario mette in campo diversi servizi per assistere le start-up e ha affrontato il tema della loro fragilità in un webinar con alcuni fondi. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato quanto sia delicato il ruolo dei finanziatori quando iniziano le difficoltà.

«Le difficoltà sono endemiche al mondo delle start-up – hanno spiegato Claudio Tatozzi, partner, e Renato Giallombardo, co-managing partner della sede di Roma. Nelle fasi iniziali è difficile chiamare queste realtà “imprese”, e se dovessimo identificare quante sono realmente innovative e vedere quante volte queste stesse hanno rischiato il fallimento, nonché quanti incentivi fiscali sono stati utilizzati, troveremmo una situazione non così rosea, anche perché si tratta di autocertificazioni. Per trattare seriamente il problema servono verifiche».

Del resto, per molti il vero pilastro delle start-up è il beneficio fiscale che le accompagna per cinque anni, anche se manca la possibilità di dedurre le perdite subite per gli investitori, che coprirebbe in parte i casi di insuccesso.

«Nella mia esperienza – commenta Fabio Maria Venegoni, senior partner di Trotter Studio Associato, commercialista – quando si matura la consapevolezza che l’iniziativa non può proseguire, sono stati superati i cinque anni dalla costituzione della società. In quell’arco di tempo, concentrati sullo sviluppo del progetto, gli startupper non percepiscono il beneficio insito nell’essere esclusi dalle procedure tipiche del diritto fallimentare e, superata quella soglia, non è più possibile fruire del beneficio».

Per lo studio ATHENA Professionisti e Consulenti Associati, la difficoltà principale è sempre legata al reperimento delle risorse, per cui servirebbe agevolare il lancio del business.

«Gestire le situazioni difficili con le attuali norme bancarie e del Codice della crisi non è facile – commenta il senior partner Riccardo Andriolo, commercialista – poiché alle start-up manca un track record ed esprimono con difficoltà un valore economico chiaro. Anche la composizione negoziata difficilmente porterebbe al salvataggio dell’azienda perché, quando una situazione è compromessa, il progetto si perde».

Pirola Pennuto Zei & Associati attua uno screening etico del cliente e poi attiva una diagnostica della start-up per consigliare lo strumento migliore. Racconta Stefano Barletta, commercialista e partner dello studio:

«Assistiamo sia imprenditori in crisi e li aiutiamo a trovare la strada meno dolorosa nell’affrontare le difficoltà, sia creditori che hanno necessità di rientrare dei fondi. Ma gli strumenti per recuperare il credito sono davvero pochi».

Il problema resta come uscire dalla crisi, come sottolinea Luca Calò, of counsel di Tonucci & Partners:

«Fin quando la società è iscritta al Registro speciale può derogare ad alcuni dei requisiti tipici della crisi. Ma senza un apporto esterno di finanza non è facile. Ai creditori qualcosa dovresti offrire, ma spesso le start-up non hanno garanzie da offrire».

Riproduzione: IlSole24Ore

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