Divinea, la start up italiana del vino parla americano: Performant Capital rileva Wine Suite

Un fondo statunitense acquisisce la tech company che digitalizza l’enoturismo. I fondatori Filippo Galanti e Matteo Ranghetti restano alla guida della società

La buona notizia è le start up italiane di successo, come Divinea, sono nel mirino dei grandi fondi internazionali. Quella cattiva è che l’Italia ancora fatica a fare sistema e investire in innovazione.

Performant Capital, fondo di private equity statunitense specializzato in aziende tech, ha infatti annunciato il suo primo investimento in Europa con l’ingresso nel capitale di Wine Suite, software CRM sviluppato da Divinea, realtà fondata da Filippo Galanti e Matteo Ranghetti per aiutare le cantine vinicole a crescere attraverso l’enoturismo e le vendite dirette.

Insomma, l’ecosistema italiano è capace di produrre innovazione riconosciuta a livello globale. Eppure, ancora una volta sono stati gli investitori stranieri a cogliere l’opportunità.

«In Italia il venture capital è ancora acerbo. E molti guardano ad altri mercati, altri settori. Faccio autocritica, forse non siamo stati abbastanza bravi noi a raccontarci bene, a dipingerci come un business sexy e interessante. E soprattutto con grandi prospettive di crescita», ammette con onestà Filippo Galanti, cofondatore che poi aggiunge: «Eppure il valore c’era, ed era chiaro. Gli americani ci hanno studiato a fondo per un anno, sono scesi nel dettaglio del business, ci hanno chiesto numeri, dati, prospettive. Ci hanno capiti davvero. In Italia, purtroppo, questo non è successo».

L’operazione rappresenta il primo investimento internazionale di Performant Capital, che dopo l’acquisizione dell’americana OrderPort ha scelto di scommettere su Wine Suite per costruire un polo tecnologico integrato tra Europa e Stati Uniti. L’Italia fa da hub, il prodotto è italiano, i fondatori restano al timone: «Quando siamo partiti – ricorda Galanti – abbiamo studiato il modello OrderPort, forse era destino che andasse così».

Wine Suite è la nuova veste di Divinea, startup nata con l’idea di costruire una sorta di “Booking del vino” che, grazie anche alla pandemia, si è evoluta in un sistema più ambizioso: «L’emergenza sanitaria ci ha spinto ad accelerare la trasformazione. Abbiamo capito che l’enoturismo non doveva essere solo un’esperienza, ma una leva commerciale strutturata. Così è nata Wine Suite: un software che permette alle cantine di valorizzare i dati, migliorare le vendite dirette, gestire le relazioni con i visitatori», racconta Galanti.

In quattro anni l’azienda ha mappato 500 cantine. Le aziende che utilizzano la piattaforma hanno registrato ritorni medi di 10-15 volte il valore della licenza annuale del software grazie all’incremento in enoturismo e vendite dirette, con un +50% nel primo semestre 2025 rispetto al 2024. «In questi anni – spiega l’imprenditore – abbiamo scoperto che tante cantine ancora gestivano i clienti con un’agenda cartacea. Noi abbiamo costruito uno strumento digitale professionale. In un anno complicato per il settore, con calo dei consumi e tensioni globali, poter controllare i clienti e avere una suite tecnologica è stato decisivo». Anche per la start up che vede il pareggio operativo e punta a quota un milione di ricavi: «Siamo sotto il target di soglia del fondo americano che investe in società sopra i due milioni di euro, ma adesso con un partner non solo finanziario, ma anche e soprattutto industriale abbiamo la possibilità di accelerare gli investimenti».

Oggi Wine Suite è attiva anche in Svizzera, Croazia e altri mercati europei. L’azienda con i nuovi capitali potrà investire in crescita, sviluppo e anche nel benessere dei dipendenti, che riceveranno bonus e aumenti salariali: «Da soli ci avremmo messo anni. Il rischio era che arrivasse sul mercato un’altra startup ben finanziata. E questo avrebbe complicato i piano di sviluppo», osserva Galanti.

L’acquisizione segna un cambio di passo anche nella governance: assiame a Galanti e Ranghetti entrano in cda nuovi membri nominati da Performant, mentre restano come soci, oltre ai fondatori alcuni investitori del mondo vinicolo, come le Tenute del Leone Alato di Generali, Herita Marzotto Wine Estate e Agricola Gussalli Beretta.

«Questa operazione dimostra che anche in Italia si possono costruire imprese tecnologiche di successo», conclude Galanti. «Per noi non è un traguardo finale, ma un nuovo inizio. Un passo che ci permetterà di ampliare la nostra visione e di creare un impatto concreto per le aziende vinicole che vogliono cogliere le opportunità offerte dall’enoturismo e dalla vendita diretta».

«Questo importante investimento sottolinea il nostro impegno nel sostenere aziende guidate dai loro fondatori, che hanno sviluppato soluzioni software essenziali, dove l’expertise operativa di Performant Capital può contribuire a sbloccare il potenziale di crescita futura – conclude Michael Ciaglia, Partner di Performant Capital – Siamo entusiasti di poter affiancare il team di Wine Suite in qualità di partner strategico e di supportarne lo sviluppo continuo in tutta Europa».

Riproduzione: LaStampa.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *