Antonio Prigiobbo: Innovazione come responsabilità e opportunità per il futuro

In questa intervista Antonio Prigiobbo ci racconta il suo percorso professionale, che unisce design, innovazione sociale e imprenditoria. Da esperienze formative atipiche a successi concreti come NAStartUp, Prigiobbo esplora come l’innovazione possa essere uno strumento di cambiamento positivo, mettendo al centro il valore della contaminazione e della collaborazione.

Alessandra D’Amato: Antonio, parlaci della tua formazione.

Antonio Prigiobbo: La mia formazione nasce da una profonda curiosità e passione per comprendere e studiare come funzionano le cose. Da lì, sono passato allo studio della progettazione e infine al design. Parallelamente, mi sono sempre occupato di volontariato e impegno sociale, e da alcuni anni provo a coniugare entrambi gli ambiti: come le idee, la voglia di risolvere problemi e la creazione di nuove imprese ad alto potenziale possano diventare strumenti multipotenziali per lo sviluppo, l’economia e il cambiamento sociale.

Come accade a molti innovatori, mi è capitato di inventarmi una strada, spesso invertendo le fasi. Ho insegnato all’università senza essere ancora laureato, e proprio questa esperienza mi ha fatto appassionare ancora di più al desiderio di conoscere, approfondire e costruire i miei “mattoni della conoscenza”. Questo percorso mi ha portato a conseguire una doppia laurea con lode in Disegno Industriale e Design dell’Innovazione presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, mentre all’Università Federico II ci insegnavo già.

Parallelamente ho sempre fatto molte cose, maturando esperienze significative sia nel settore pubblico che in quello privato. In RAI sono stato il primo a essere coinvolto nella sperimentazione e nella nascita di un “Polo Multimediale” a Napoli. Al Comune di Napoli ho raccolto la sfida, come staff dell’Assessorato alle Attività Produttive e Commercio, di portare avanti e sviluppare il tema dell’innovazione non più legato solo all’informatizzazione, ma aperto alle nuove economie. In quel contesto ho sviluppato il primo progetto sulle smart cities per la Fondazione IBM, arrivato secondo in Europa.

Sempre con il mio approccio, coinvolgendo da designer tanti talenti diversi insieme, ho ideato e lanciato Vulcanicamente, il primo programma di successo per startup non solo nel Sud Italia, ma a livello nazionale, che ha portato al finanziamento di 8 progetti su 40 per oltre 3,5 milioni di euro, ancor prima della chiusura del programma da parte dei privati.

Ho collaborato con numerose università e centri di ricerca – tra cui CNR, INFN, INFM – ma una delle esperienze che mi ha lasciato il segno è stata quella con i Laboratori del Gran Sasso, nell’ambito della comunicazione e formazione per l’esperimento del Bosone di Higgs (la cosiddetta “molecola di Dio”).

Alessandra D’Amato: Cosa significa per te l’innovazione?

Antonio Prigiobbo:
L’innovazione è spesso una parola abusata, ma per me rappresenta una responsabilità concreta. È la scelta quotidiana di migliorare, contaminare positivamente, condividere sapere e opportunità. Prima ancora che tecnologico, è un processo umano, fatto di ascolto, sperimentazione, confronto. Credo fortemente che si cresca solo entrando in relazione con persone che pensano in modo diverso da noi. È da questa contaminazione che nasce il vero progresso.

Alessandra D’Amato: Come nasce l’idea di NAStartUp?

Antonio Prigiobbo: NAStartUp è nata undici anni fa da un’esigenza molto chiara: costruire una piattaforma pubblica, gratuita ma civica fatta da professionisti e da chi fa impresa, per supportare chi ha idee e voglia di mettersi in gioco. Dopo anni di lavoro tra enti pubblici, imprese, media e startup, ho sentito il bisogno di creare uno spazio aperto, inclusivo, dove l’innovazione potesse incontrare la finanza, il mondo imprenditoriale e quello della comunicazione. Oggi NAStartUp è uno degli acceleratori civici più attivi in Europa: conta oltre 8.000 operatori e seguito grazie anche ai miei canali social da 20.000 membri, ha organizzato circa 200 eventi, di cui 110 mensili e supportato più di 500 startup. Questo impegno ci è valso un riconoscimento da un centro di ricerca internazionale che analizza oltre 1.400 incubatori e acceleratori nel mondo, che ci ha premiato come miglior programma per startup in Europa e tra le cinque più performanti acceleratori privati (civici) al mondo.

Alessandra D’Amato: Come funziona NAStartUp?

Antonio Prigiobbo: NAStartUp è un network e una community aperta che accelera l’innovazione attraverso eventi partecipativi e format originali. Ogni mese organizziamo incontri che mettono in contatto startup, investitori, aziende, media e professionisti. Il nostro è un modello civico e gratuito, reso possibile grazie al supporto di sponsor e partner che credono nella forza della condivisione e del networking. Negli anni abbiamo dato vita a iniziative come UpStudio, StartUpDay, StartUpLive, StartUpPlay, MentorshipDay, StartSupper, Versus, Startup Sospesa e UnlockTheSchool, sempre con l’idea di generare valore per chi partecipa.

Alessandra D’Amato: Cosa bolle in pentola nel tuo futuro?

Antonio Prigiobbo: Continuare a creare strumenti, format e reti che facilitino l’innovazione dal basso, non puoi pensare di fare innovazione e fai sempre le stesse cose! Con NAStartUp vogliamo rafforzare il nostro impatto nelle scuole, nei territori e nei settori chiave come il tech, la sostenibilità e la cultura. Sto lavorando anche alla costruzione di una rete di incubatori e acceleratori, come quella di spazi d’innovazione, per mettere in relazione chi innova con chi ha bisogno di innovazione. Il futuro, per me, è un laboratorio aperto: in continua evoluzione e sperimentazione, fatto di ascolto, e azione.

Antonio Prigiobbo: Innovazione come responsabilità e opportunità per il futuro

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