L’azienda che fa adottare alberi di caffè avendo in cambio i chicchi è italiana
Partita a Firenze nel 2010, Treedom ha permesso di piantare oltre 4 milioni di alberi in zone rurali sparse nel mondo. Tra i progetti più riusciti c’è quello in Guatemala, dove la filiera del caffè dà lavoro a una comunità di coltivatrici e imprenditrici
Prima di disquisire sul prezzo della tazzina, abbiamo raccontato più volte in cosa consiste realmente la filiera del caffè di qualità, di quante variabili rendano critica la situazione e come una maggiore consapevolezza nelle scelte — anche al bar — innescherebbe un impatto positivo in primo luogo nei territori di produzione. A Firenze, nel 2010, è partito Treedom, un progetto che ha a che vedere con questo, pur comprendendo il tema in un orizzonte più ampio. Quello della riforestazione di zone rurali in 15 Paesi del mondo, con la possibilità di ‘adottare’ uno o più alberi e vederli virtualmente crescere; anche piante di caffè. In vista delle festività, chi ha deciso di aderire ha ricevuto un segno tangibile del cambiamento in atto in Guatemala: una confezione di caffè coltivato da un gruppo di donne che si sono riappropriate della propria autonomia, diventando produttrici e imprenditrici nel dipartimento di Petatàn.

Treedom, progetto virtuoso per riforestare il pianeta
Dopo quattro anni dall’esordio come startup, l’azienda di Federico Garcea e Tommaso Speroni è entrata a far parte di Certified B Corporations, network di imprese che si contraddistinguono per elevate performance ambientali e sociali. L’obiettivo di Treedom è realizzare progetti agroforestali all’interno di comunità sparse nel mondo, realizzando campagne che prevedono l’impianto di varie specie di alberi. In 14 anni, il totale è di 4 milioni di piante tra Africa, Sud America, Asia ed Europa (alcune, tra pini di Aleppo e carrubi, anche nella nostra Puglia). La missione è quindi rigenerare ecosistemi sostenibili all’interno di zone fragili, favorire la biodiversità e la sicurezza alimentare nonché la crescita economica, con le attività in loco che sono gestite direttamente dagli abitanti.

Cosa significa ‘adottare’ un albero con Treedom
Sul sito treedom.net sia privati che aziende possono entrare attivamente a far parte del progetto piantando e regalando alberi. O meglio ‘adottandoli’. Il tutto infatti non si esaurisce nel click, ma nella creazione di una pagina personale che permette di seguire il proprio albero, dotato di un id univoco e geolocalizzato nel mondo, ricevendo foto, video, racconti e aggiornamenti su progressi e crescita. Un percorso, quindi, anche di scoperta per chi aderisce, che al momento dell’acquisto può scegliere il luogo e il tipo di pianta.

Le varietà, infatti, non sono scelte in modo generico, poiché il fine ultimo non è il ‘semplice’ rinverdimento, ma l’attivazione di filiere per le comunità: dalle piante utili in cosmesi agli insetticidi naturali, dalle botaniche con proprietà medicamentose a quelle con impieghi ‘gastronomici’. Come il banano, l’arancio, il mango, il cacao, nonché, appunto, il caffè.
La filiera del caffè di Treedom in Guatemala
È particolarmente riuscito il progetto di Treedom in Guatemala. La zona di Petatàn, nella regione montuosa di Huehuetenango, si è infatti arricchita di oltre 30mila alberi di caffè per coltivare i quali sono impiegate 80 donne. Con il coordinamento dell’associazione umanitaria AMKA, sono diventate coltivatrici e imprenditrici in prima persona, raggiungendo indipendenza economica ed emancipazione personale.

Chi ha deciso di piantare un albero lì ha ricevuto a casa anche una confezione di caffè Doña Lucero. Una miscela che porta il nome di una figura emblematica per la comunità, che si è battuta per il miglioramento delle condizioni sociali delle donne guatemalteche.
Riproduzione: CiboToday.it

