TUC Technology, la startup italiana che vuole diventare “l’usb delle auto”
Creare uno standard per la costruzione e la connessione dei veicoli? Siamo stati nella sede torinese di TUC, azienda che ci ha svelato in esclusiva il nuovo prototipo: le premesse sono buone e la soluzione efficiente.
Il settore automotive, sia per modelli di business sia per attitudine, fatica ad adattarsi a un’epoca in cui tutto si muove e s’evolve alla velocità della luce. La necessità di trovare uno standard condiviso dal settore, in grado di permettere il facile posizionamento e rimozione di parti della vettura, dai sedili a volante, accessori e persino una macchina del caffè, è più che mai condivisa. Quello che manca, paragonato al mondo del tech, dove, a fatica e con il tempo, gli standard si sono imposti (basta pensare all’usb), è la soluzione giusta.

TUC.technology è una startup nata nel 2018 nei dintorni di Torino che ora vale 60 milioni di euro (secondo economisti e operatori del settore) e ha sviluppato e brevettato una tecnologia che consente lo sviluppo di soluzioni modulari per veicoli, una sorta di usb del mondo della mobilità con la facilità d’applicazione dei mattoncini Lego. Al momento ci lavorano 20 persone, ma sono arrivate fino a 100 nei periodi di lavoro più intenso. Il loro brevetto copre 140 paesi e buona parte del mercato automotive nel mondo. L’azienda ha già collaborazioni attive, tra cui quella con Hyundai dal 2023 e altre di cui ancora non è possibile fare i nomi. Il sistema TUC.plug nelle sue tre versioni Pro (per dispositivi complessi) , Mini (volante e accessori smart) e Tiny (schermi, sensoristica e comandi) si propone come un connettore standard per i dati, il fissaggio strutturale e la strumentazione, in grado di soddisfare in sicurezza tutte queste esigenze.
La soluzione è rivolta a tutti gli attori della mobilità, ma c’è già stato interesse e ci sono dialoghi in corso da parte dell’industria aerospaziale.

Il TUC.plug a fronte delle possibilità modulari e di connessione, riesce a fa fronte anche alle esigenze e agli standard di sicurezza previsti dalla legge, ovvero l’ECE R17 relativa alla tenuta dei sistemi di ancoraggio dei sedili, ma anche la ISO 16750-3 (vibrazione e insonorizzazione in condizioni estreme). Ottenere queste certificazioni è stata una prima grande sfida per i fondatori, ma lo scoglio più complesso è stato un altro. “Abbiamo scritto il brevetto a mano, abbiamo affrontato difficoltà non tanto nella realizzazione, ma nel definire la tecnologia in modo da renderla comprensibile al settore. I tecnici delle varie case e delle aziende a cui la proponevamo faticavano a pensare diversamente, a uscire da una zona di comfort e pensare che la standardizzazione può essere possibile in questo settore complesso”, racconta Ludovico Campana, Ceo di TUC e fondatore assieme a Sergio Pininfarina (Cofounder e Presidente): “ci sono voluti investimenti da milioni di euro per far capire che quanto avevamo progettato poteva essere una soluzione concreta”.

A Wired l’azienda svela in anteprima il nuovo prototipo, una Fiat 500 dotata dei connettori TUC.plug sulla plancia in cui è possibile per esempio spostare in pochi secondi il volante da destra a sinistra o toglierlo per la guida autonoma e fare spazio a due display. L’idea per il futuro è quella di una personalizzazione estrema della vettura, in cui l’utente sceglie come “arredare” la propria auto in base alle esigenze, in maniera simile a come avviene ora per le app del telefono. Che in futuro siano la guida autonoma o auto elettrica a dominare, oppure che le esigenze dell’utente cambino per un parente che invecchia e ha bisogno di un seggiolino più comodo, o viceversa l’arrivo di un neonato con la necessità d’installare il seggiolino, qualsiasi siano le evoluzioni del mercato o i bisogni, TUC si propone come uno standard in grado di farvi fronte. Le premesse sono buone, ma l’affermazione non sarà semplice.
Riproduzione wired.it
