Più semplice trasferire i dati: una startup italiana e l’Antitrust mettono Google alle strette
Il gigante delle ricerche online adotta funzioni più semplici per la portabilità delle informazioni prevista dal Gdpr. La vittoria dell’Antitrust e della startup Weople crea un precedente a livello europeo

Una piccola startup italiana e l’Antitrust hanno vinto il braccio di ferro con Google. Un precedente che segna una rivoluzione copernicana nel mercato dei dati personali e della loro portabilità a livello europeo. Perché Google ha acconsentito ad agevolare gli utenti che vogliono condividere le proprie informazioni con altri fornitori di servizi online. Tre gli impegni che il colosso ha preso davanti all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), per chiudere un’istruttoria avviata a luglio 2022 dopo che una piccola srl italiana, Hoda, aveva denunciato Google per pratiche anticoncorrenziali all’Antitrust. Prova del valore economico delle nostre informazioni depositate online e del business sviluppato intorno, come emerge dall’inchiesta a carico di Meta sulla presunta omissione del versamento dell’Iva per 870 milioni, parametrati sulla monetizzazione pubblicitaria dei dati personali.
l braccio di ferro
Nel mirino c’era il fatto che Big G trasferisse i dati solo se la richiesta avveniva tramite un’utenza Google. Una politica che, seconda Hoda, società milanese che nel 2018 ha lanciato l’app Weople, ostacolava i suoi affari. Ossia consentire agli iscritti di raccogliere in un’unica cassaforte digitale i dati raccolti da altre aziende (come piattaforme digitali tipo Google, catene di supermercati, compagnie di viaggi o energetiche) e monetizzarli. A fine febbraio Mountain View ha capitolato: realizzerà una serie di strumenti per la portabilità dei dati. Il primo già dal prossimo aprile.
Se ne potranno avvantaggiare i 60mila iscritti di Weople, ma non solo. La vittoria di Hoda all’Antitrust crea un precedente a livello europeo per mettere in pratica l’articolo 20 del regolamento comunitario per la protezione dei dati personali (Gdpr), che prevede il diritto alla portabilità dei dati. Ossia a ricevere le proprie informazioni in modo strutturato e leggibile. E a poterle trasferire a chi vogliamo.
Il principio sancito dal Gdpr è semplice: se noi siamo i dati che generiamo, abbiamo tutte le ragioni di reclamarli e gestirli come meglio crediamo, anche per monterizzarli, senza lasciare che a guadagnarci siano solo i colossi del web. Diritto sacrosanto, ma finora disatteso, spesso proprio per ragioni di tutela della privacy. Mentre l’Antitrust non ha dubbi: non condividere le informazioni è un ostacolo alla concorrenza. Per la Commissione europea un’economia dei dati più equa può generare entro il 2028 270 miliardi in più di prodotto interno lordo nei 27 Paesi dell’Unione.
La battaglia di Weople
Riavvolgiamo il nastro. E torniamo al 2018, quando Silvio Siliprandi, ex amministratore delegato del centro studi Gfk Eurisko, fonda Hoda e lancia la app Weople. Il servizio è basato proprio sul principio della portabilità delle informazioni all’articolo 20 del Gdpr. In sostanza Weople chiede ai suoi utenti un mandato per reclamare i dati che altre aziende hanno raccolto su di loro (per esempio, una piattaforma o un supermercato), per poi archiviarli in un portafoglio digitale. A quel punto gli iscritti possono usare il tesoretto come meglio credono, monetizzandolo. Come una banca, parallelo a cui spesso ricorre Siliprandi, Weople adopera i dati depositati sui suoi conti per sviluppare servizi data-driven, remunerando i “correntisti”.
Non appena Weople inizia a bussare alle altre piattaforme, riceve una serie di porte in faccia. Le aziende non si fidano. Temono di poter ricevere reclami, per aver condiviso i dati. Federdistribuzione, l’associazione delle catene di distribuzione che nel 2019, aveva spiegato a Wired che “**non sono ancora chiare le **regole di gestione della portabilità dei dati che, se applicata in modo distorto rispetto all’obiettivo della norma, può avere ripercussioni sul rispetto della privacy ed effetti anticoncorrenziali”. Così nel 2019 Hoda si rivolge al Garante della privacy, che a sua volta chiede ai colleghi del Comitato europeo per la protezione dei dati personali (Edpb) un parere. La vicenda, d’altronde, ha impatti su tutto il mercato europeo. La pratica torna sulle scrivanie di piazzale Venezia. E là resta, per il momento.
Nel frattempo, un parere del Garante europeo della privacy (Edps) del giugno 2020 reputa che alcuni sistemi di gestione dei dati personali “potrebbero essere visti come motori per la portabilità dei dati”. E l’indagine conoscitiva sui big data, condotta in Italia dai garanti per la privacy, la concorrenza e le comunicazioni loda Weople perché “in grado di superare in parte le descritte limitazioni derivanti dall’attuale disciplina del diritto alla portabilità dei dati”. Così, quando Google si mette di traverso alle richieste di Weople, la startup, prima nel 2021 e poi nel 2022, inoltre due segnalazioni all’Antitrust, che apre un fascicolo a carico del colosso.
Gli impegni di Google
Un anno dopo, Google accetta di aprire i propri dati. Una strategia che, mette nero su bianco il colosso, non è un’ammissione di colpa o di pratiche anti-concorrenza. Ma che di fatto soddisfa l’Antitrust e Hoda. Dal primo aprile Google metterà a disposizione un link con un rimando diretto alla pagina per scarica i dati, che servizi come Weople potranno inserire dentro la loro applicazione.
È lo strumento Takeout, che, come spiega Google, “da oltre dieci anni offre alle persone la possibilità di estrarre e trasferire i propri dati, e solo nel 2021 sono stati esportati dalle nostre piattaforme più di 400 miliardi di file”. Tuttavia un conto è entrare sul profilo Google, cercare Takeout, scaricare i dati e poi ricaricarli su Weople, altro è avere il link a portata di mano. Perché la portabilità dei dati funzioni, conta anche la semplicità dell’esperienza dell’utente. Da Takeout si possono scaricare dati su navigazione, mappe, libri, notizie, Youtube e Fit, tra gli altri, e sarà possibile impostare una funzione per il download automatico ogni due mesi.
Da giugno Google metterà a disposizione documenti per capire come organizza i dati e semplificare l’estrazione. Infine da ottobre avvierà un programma di sviluppo di interfacce per consentire la portabilità diretta sulla piattaforma altrui, coinvolgendo proprio gli operatori e fornendo assistenza tecnica, sulla scia di quanto previsto dal Digital markets act, il nuovo pacchetto di regole europee sui mercati online. Obiettivo: avere una soluzione definitiva entro la prima metà del 2024.
Cosa resta da fare
Il 22 marzo è arrivato il via libera dell’Agcm. Per Siliprandi è una vittoria che apre nuovi scenari per il mercato dei dati. “**Questo è un passo incredibile **- commenta a Wired -. I vantaggi di garanzia e protezione dei dati si costruiscono non solo con il controllo, ma anche con nuovi servizi e con forme di guadagno”. Sul sito di Weople ha scritto: “Abbiamo innovato molto nella direzione di rendere facilmente applicabile il regolamento della privacy per tutti i consumatori. Oggi possiamo dire, con ancora maggiore fiducia, che la nostra visione è corretta e che i nostri strumenti hanno un futuro sicuro, sebbene ci sia ancora molto da fare”. “La nostra denuncia – aggiunge Siliprandi – ha portato risultati che valgono per tutti gli operatori e per tutti gli utenti e questo è un ulteriore motivo di orgoglio”.
Quello con Google è solo un primo passo nella portabilità dei dati. Weople guarda anche a quelli conservati da altri colossi, come Amazon e Meta, per arrivare a sistemi simili di condivisione, nonché alle informazioni di consumo delle catene di supermercati associate in Federdistribuzione. E per quanto l’Antitrust abbia scompaginato le carte in tavola, Hoda si aspetta un via libera anche dal Garante privacy, che aiuterebbe a spazzare via le ultime resistenze. Per Siliprandi il risultato “conferma la validità della regolamentazione europea a favore di una nuova data economy aperta e partecipativa”.
“A volte succede che una piccola startup non sia lasciata sola e riesca a smuovere una montagna. A volte succede in Italia. Quindi, tutto è possibile”.
SILVIO SILIPRANDI, FONDATORE DI WEOPLE
Fonte: wired.it di Luca Zorloni
