Da Cava dè Tirreni alla Silicon Valley al forno di Parigi: la rivoluzione lievitata di Adriano Farano
di Alessandra D’Amato Editor in Chief Sartup Magazine
Dalla Costiera Amalfitana alla Silicon Valley, passando per Parigi con tappa obbligata nel forno di casa. La parabola brillante, lievitata e ben cotta di un imprenditore visionario che sa impastare idee e sfide come pochi
Per caso, mi è stata segnalata, nel mare magnum della rete, una storia davvero interessante. Non (solo) per il successo che racconta, ma per quel misto di familiarità inaspettata, caparbietà e irriverenza geniale che ti fa scattare qualcosa dentro.
Familiarità, perché — con sorpresa — ha inizio nella mia stessa cittadina d’origine: Cava de’ Tirreni, piccolo borgo campano che sembra un frammento di Nord trapiantato al Sud, dove sotto i portici antichi il tempo si muove con un’andatura tutta sua. Qui, i ragazzi si incontrano dopo scuola al bar, progettano futuri lontani, sognano città invisibili. Non c’è molto da fare, se non fantasticare l’altrove.
Eppure, ogni tanto, qualcuno quell’altrove lo raggiunge davvero. Come Adriano Farano.
“Voglio farcela”. E lo fa.
600 dollari. Uno zaino. E un sogno grande.
Così parte la storia di Adriano, classe 1983, un ragazzo cresciuto tra i classici e… il lievito madre.
Perché sì, anche se all’inizio voleva fare il giornalista (e lo ha fatto, eccome), il destino aveva in serbo per lui una storia fatta di app, exit e farine ancestrali.
Ma andiamo con ordine.
È il 2010 quando, con una borsa di ricerca a Stanford e 600 dollari in tasca, Adriano atterra in California.
Non è l’inizio del classico sogno americano: è qualcosa di più colto, irrequieto.
Come racconta lui stesso, l’arte del keynote l’ha imparata a Cava, tra le pagine di Omero e Dante — non in un workshop della Silicon Valley.

Nel 2012 fonda a Menlo Park Watchup, un’app che reimmagina il telegiornale per il mondo mobile.
Lo sostengono Microsoft, CNN, e persino l’ex direttore del Wall Street Journal (non proprio il vicino di casa, insomma). Sei anni dopo, arriva la exit milionaria: Watchup viene acquisita da Plex, piattaforma streaming con milioni di utenti.
Tra crowdfunding e forni in argilla
Dopo l’exit, fonda Pactio, una piattaforma per finanziare il giornalismo di qualità. La sua prima vocazione — quella da cronista — trova così un nuovo modo di esistere.
Nel frattempo fa da mentor nei più prestigiosi acceleratori, si dedica alla famiglia — una moglie francese conosciuta all’Erasmus, tre figli trilingue — e costruisce un forno per la pizza in argilla nel giardino di casa.
Ecco, forse è in questa sua versione californiana — tra coding e lievitazioni — che l’imprenditore Farano evolve in qualcosa di diverso: un artigiano visionario. Un hacker del glutine, potremmo dire.
Quando rientra in Europa e si stabilisce a Parigi, lo fa con la testa da startupper e il cuore da fornaio.
Studia il pane come fosse un’architettura complessa o un software open source.
Sperimenta, testa, sbaglia. Come si fa con ogni MVP che si rispetti.

Solo che stavolta l’MVP è il Pane Vivo: una panetteria che conquista i parigini con grani antichi siciliani e farine bio, e lo porta persino ai congressi internazionali di nutrizione. Chapeau!
Pizza Viva: startup o trattoria?
Poi arriva il 2025 e, ovviamente, Adriano non si ferma. Lancia Pizza Viva, nel cuore del Quartiere Latino.
Una pizzeria che, ça va sans dire, usa lievito madre centenario, grano duro Russello e ingredienti selezionati tra piccoli produttori italiani e francesi. I clienti? Estasiati. Le pizze? Gustose, leggere, digeribili.
Il forno? In pietra del Vesuvio, naturalmente. Perché le radici, anche sotto la crosta croccante, si sentono.

Niente posate: si mangia con le mani! Perché, come dice lui, “stimola i sensi, rallenta il ritmo e aumenta la soddisfazione”. Che poi è un po’ il manifesto del suo modo di fare impresa.
Farano non corre per vincere: viaggia per cambiare. Come Ulisse. Come Medea. Come tutti gli eroi della classicità che ha imparato ad amare tra i banchi del liceo classico di Cava de’ Tirreni.
Da Cava a Stanford, passando per Parigi
A sentirlo parlare di ars oratoria, formazione classica e startup, si capisce che Adriano è uno di quelli che mettono insieme mondi. Non è un semplice tech guy: è un umanista digitale, un imprenditore che sa che il cuore di ogni pitch è una buona storia.
“Ulisse e Medea sono stati i miei maestri di vita”, dice. E si capisce.
Perché anche se ora impasta pane e pizza, la sua è una narrazione potente, con un chiaro filo conduttore: “voglio farcela”. E ce l’ha fatta. Ma non si è fermato.
Europa, Erasmus, Eternità
Oggi, lui e Béatrice — brillante avvocatessa francese — sono l’incarnazione vivente del progetto Erasmus.
Vivono l’Europa ogni giorno: in famiglia, nei progetti, nella visione.

E lo dimostrano con scelte concrete: dai fornitori della pizza alla lingua che insegnano ai figli.
“Come traduci in inglese la parola sfizio o il concetto napoletano di cazzimma?”, ride Adriano.
Già, è anche questa cazzimma buona, questa arte di arrangiarsi con stile e dignità, che fa la differenza tra un’impresa e una storia da raccontare.
A mio modesto parere, il successo di Farano non sta solo nelle exit, nei fondi raccolti o nei congressi internazionali. Sta nell’aver capito che non esiste separazione tra vita e lavoro, tra cultura umanistica e tecnologia, tra passato e futuro.
Che fare il pane è come lanciare una startup:
serve visione, pazienza e quel pizzico di follia creativa che non si insegna nei master. E sta anche nel saper ritornare. Non solo geograficamente. Ma umanamente.
Dopo la Silicon Valley, il pane. Dopo la pizza, chissà. Che la sua prossima idea lieviti lenta ma poderosa!
Ad Maiora!

