OAK GO, la tecnologia come leva per far crescere le imprese: intervista a Marcello Campia
In un mercato in cui digitalizzazione, intelligenza artificiale, cybersecurity e automazione stanno modificando profondamente il modo di fare impresa, OAK GO ha scelto una strada precisa: non limitarsi a fornire singoli servizi digitali, ma costruire un ecosistema integrato capace di accompagnare le aziende nei diversi processi di crescita.
Nata nel 2009 dall’esperienza nel mondo della consulenza informatica, OAK GO si è progressivamente evoluta fino a sviluppare una propria suite di soluzioni, che comprende CRM, ecommerce, comunicazione multicanale e strumenti per la gestione dei processi aziendali. A questo si affiancano competenze in cloud, cybersecurity, digital marketing e system integration.
Un modello che punta quindi a combinare tecnologia proprietaria, consulenza e competenze specialistiche, con particolare attenzione alle PMI, spesso escluse dalle soluzioni più evolute perché troppo complesse o costose.
Ne parliamo con Marcello Campia, Founder e CEO di OAK GO.
Alessandra D’Amato: Marcello, partiamo dalle origini. Che cos’è oggi OAK GO e da quale esigenza è nata?
Marcello Campia: OAK GO nasce da un percorso iniziato nel 2000, quando ero ancora dipendente e ricoprivo la mansione di IT Manager per una delle più importanti Multinazionali dell’epoca.
Grazie al livello di innovazione tecnologica ed efficienza che avevo implementato, prima la proprietà italiana uscente (era una SpA, con sedi produttive anche all’estero, di proprietà di un importante famiglia imprenditoriale italiana che poi ha venduto ad un grosso Gruppo Multinazionale) era riuscita a fare una Exit decisamente migliore del previsto.
Poi, il Gruppo che ci aveva acquisiti, ha beneficiato di un aumento importante della marginalità e una maggiore scalabilità, frutto del miglioramento dei processi, riduzione costi, riduzione di spostamenti fisici del personale, etc. ottenuti grazie alle soluzioni che avevo implementato, con il contributo preziosissimo del team che avevo creato, composto da dipendenti interni + diversi fornitori e partner che lavoravano tutti assieme, come un gruppo affiatato e tutti verso la stessa destinazione.

Nel 2009, quando con la mia compagna Ariel, abbiamo deciso di fondare la nostra Srl, siamo partiti dal background di competenze di alto livello accumulato e abbiamo iniziato dalla consulenza informatica, creazione di ambienti e soluzioni cloud (che per l’epoca era qualcosa di veramente straordinario e fuori dal comune, ndr), della sicurezza e dell’integrazione di sistemi. Nel corso degli anni abbiamo avuto la possibilità di lavorare con realtà anche molto strutturate e su progetti complessi. Questo ci ha permesso di sviluppare non soltanto competenze tecnologiche, ma soprattutto una capacità di comprendere l’impresa nella sua globalità.
Ad un certo punto, ci siamo resi conto che molte aziende, soprattutto PMI, avevano un problema molto concreto: avevano tanti strumenti diversi, tanti fornitori diversi e spesso nessuno che avesse una visione complessiva del loro ecosistema digitale.
Da qui nasce l’idea di OAK GO: diventare un partner tecnologico capace di mettere insieme software, consulenza, marketing, cloud, cybersecurity e system integration, partendo dagli obiettivi dell’impresa e non semplicemente dal prodotto da vendere.
Alessandra D’Amato: Quindi non vi definite semplicemente una software house o una digital agency?
Marcello Campia: Esatto. Sarebbe riduttivo definirci in questo modo. OAK GO è un Gruppo che integra diverse competenze verticali.
Abbiamo tre Business Unit principali: OAK GO, che sviluppa e gestisce la nostra Suite proprietaria; Cloud Services, specializzata in consulenza informatica, cloud, cybersecurity e system integration; e OAK Agency, che si occupa di marketing digitale, comunicazione e contenuti.
Il valore nasce proprio dall’integrazione di queste competenze. Un’azienda può avere bisogno contemporaneamente di un CRM, di un ecommerce, di una strategia di marketing, di un’infrastruttura cloud sicura e di automazione dei processi. Noi possiamo affrontare il progetto con una visione unica.
Alessandra D’Amato: Qual è il problema di mercato che avete deciso di risolvere?
Marcello Campia: Il problema è la frammentazione.
Molte PMI utilizzano un gestionale per una parte dell’attività, un CRM per un’altra, una piattaforma ecommerce, un sistema per le newsletter, strumenti per WhatsApp, software per il marketing e magari ulteriori applicativi per la gestione interna. Spesso questi sistemi non comunicano realmente tra loro.
Il risultato è che l’impresa perde tempo, dati e opportunità. Il personale deve duplicare attività, le informazioni sono distribuite e diventa difficile avere una visione in tempo reale di quello che sta accadendo.
Noi abbiamo cercato di ribaltare questo paradigma: costruire un ecosistema nel quale le informazioni possano essere condivise e i diversi processi possano essere integrati.
Alessandra D’Amato: È qui che entra in gioco la Suite OAK?
Marcello Campia: Esattamente. La Suite OAK è probabilmente l’elemento più strategico della nostra evoluzione.
Abbiamo sviluppato una suite proprietaria composta da diverse soluzioni integrate: CRM, ecommerce multicanale e strumenti per la comunicazione e il marketing. L’obiettivo è consentire all’impresa di avere un ecosistema digitale coerente, anziché una sommatoria di software indipendenti.
Il nostro CRM, ad esempio, permette di gestire lead, opportunità, clienti, attività, progetti, task, ticket e KPI. L’ecommerce può essere integrato con la gestione di ordini, clienti e canali di vendita. A questo aggiungiamo newsletter, SMS e WhatsApp, creando un sistema nel quale il dato può accompagnare l’intero percorso del cliente.
La vera differenza, secondo noi, non è quindi il singolo software, ma l’integrazione nativa tra le diverse componenti.
Alessandra D’Amato: Perché avete scelto di sviluppare una tecnologia proprietaria invece di utilizzare esclusivamente piattaforme già presenti sul mercato?
Marcello Campia: Perché lavorando per anni con le aziende abbiamo visto molto chiaramente i limiti delle soluzioni standard quando vengono applicate indistintamente a realtà con esigenze differenti.
L’Italia ha una struttura imprenditoriale particolare, caratterizzata da un numero enorme di piccole e medie imprese, spesso familiari, con processi e necessità molto differenti rispetto alle grandi aziende internazionali.
Abbiamo quindi scelto di trasformare l’esperienza accumulata in consulenza e system integration in prodotto. In altre parole, abbiamo portato nella tecnologia ciò che avevamo imparato sul campo.
Questo è stato un percorso di ricerca e sviluppo importante e continua ancora oggi.
Alessandra D’Amato: Qual è, quindi, il vostro cliente ideale?
Marcello Campia: La nostra attenzione è rivolta soprattutto alle imprese che hanno raggiunto un livello di complessità tale da avere bisogno di strutturare meglio i propri processi, ma che vogliono mantenere agilità e capacità di innovare.
Non ci interessa semplicemente vendere un software. Ci interessa lavorare con aziende che vogliono crescere, aumentare la marginalità, migliorare l’efficienza e utilizzare la tecnologia come leva strategica.
Possiamo lavorare con aziende B2B e B2C, realtà commerciali, produttive e di servizi. Il punto comune è la volontà di digitalizzare l’impresa in maniera concreta.
Alessandra D’Amato: In un mercato estremamente competitivo, qual è secondo te il principale elemento distintivo di OAK GO?
Marcello Campia: Direi tre elementi.
Il primo è la visione a 360 gradi. Prima partiamo sempre dall’impresa, dai suoi processi, da quello che già funziona bene e quello che, invece, è da migliorare, da come lavorano e interagiscono le persone e dagli obiettivi che vuole raggiungere l’impresa. Quindi, poi, creiamo il miglior eco-sistema per quella realtà specifica, scegliendo le soluzioni tecnologiche migliori per quel business e per come funziona, con tutte le sue specificità, criticità da risolvere e leve da sfruttare per accelerarne la crescita.
Il secondo è la combinazione tra prodotto proprietario e consulenza. Non siamo semplicemente un fornitore di tecnologia: possiamo intervenire anche sui processi, sull’infrastruttura, sulla sicurezza e sul marketing.
Il terzo è la capacità di rendere accessibili alle PMI tecnologie che normalmente sono disponibili e/o accessibili solo per aziende di grandi dimensioni.
In sintesi, vogliamo portare alle PMI un livello di innovazione e di integrazione che spesso è difficile ottenere rivolgendosi a tanti fornitori diversi.
Alessandra D’Amato: Parliamo di business model. Come genera ricavi OAK GO?
Marcello Campia: Il nostro modello è diversificato. Abbiamo una componente legata ai progetti e alla consulenza, una componente legata alle soluzioni software e una componente legata ai servizi continuativi.
Questo è importante perché ci permette di non dipendere esclusivamente dalla realizzazione di progetti una tantum.
Quando accompagniamo un cliente nella digitalizzazione, infatti, il rapporto può evolvere nel tempo: dalla progettazione iniziale alla realizzazione, dall’infrastruttura alla sicurezza, dal software alla comunicazione e alla manutenzione e sviluppo delle soluzioni.
Il nostro obiettivo è costruire relazioni di lungo periodo, nelle quali il valore per il cliente aumenti nel tempo.
Alessandra D’Amato: E questo significa anche aumentare il valore medio del cliente?
Marcello Campia: Sì, ed è uno degli aspetti più interessanti del modello.
Un cliente che inizialmente arriva per una specifica esigenza può scoprire progressivamente altri ambiti nei quali possiamo portare valore. Per esempio, un progetto ecommerce può portare alla necessità di integrare CRM, marketing automation, cloud, cybersecurity o strumenti di analisi.
Questo crea un modello nel quale la relazione con il cliente può crescere insieme alla sua trasformazione digitale.
Alessandra D’Amato: Quindi la vera scommessa è trasformare competenze maturate nella consulenza in asset tecnologici scalabili?
Marcello Campia: Esattamente.
È una delle ragioni per cui abbiamo investito nella Suite.
La consulenza è fondamentale perché ci permette di comprendere i problemi reali delle aziende. Ma quando riesci a trasformare quella conoscenza in tecnologia proprietaria, puoi creare un asset che ha caratteristiche completamente diverse.
Il nostro percorso è proprio questo: utilizzare l’esperienza e il rapporto con i clienti per migliorare continuamente il prodotto e, allo stesso tempo, utilizzare il prodotto per rendere più efficiente e scalabile il servizio.
Alessandra D’Amato: Qual è il ruolo della ricerca e sviluppo?
Marcello Campia: È centrale. Continuiamo a investire nello sviluppo della piattaforma e nell’integrazione di tecnologie emergenti.
L’intelligenza artificiale, per esempio, non deve essere vista come una moda da aggiungere a un prodotto per motivi di marketing. Deve diventare uno strumento capace di migliorare concretamente i processi aziendali, l’analisi dei dati, l’automazione e la produttività.
Lo stesso vale per altre tecnologie, come la realtà aumentata e le nuove modalità di interazione digitale.
Il nostro approccio è sempre quello di chiederci: questa tecnologia permette al cliente di risparmiare, vendere di più, lavorare meglio o ridurre un rischio? Se la risposta è sì, allora ha senso integrarla.
Alessandra D’Amato: Hai citato la cybersecurity. Quanto è strategica all’interno della vostra proposta?
Marcello Campia: Questo è un aspetto che ho avuto sempre a cuore, fin da giovanissimo e dalle prime esperienze lavorative. Personalmente credo che il vero valore di un’Azienda risieda nella conoscenza (il Know-How) e nei dati accumulati nel tempo. Quindi è fondamentale preservare questo patrimonio.
Inoltre, ogni Azienda dovrebbe chiedersi: per quanto tempo posso permettermi di rimanere fermo con il Business? Quanto storico posso permettermi di perdere?
Più le risposte si avvicinano allo zero (zero tempo di fermo e zero perdita dei dati), tanto più occorre investire in Sicurezza.
La Sicurezza informatica o Cyber Security, è sempre stata veramente importante. Oggi è diventata assolutamente fondamentale perché le minacce e gli attacchi sono sempre più complessi, sempre più subdoli (leggasi difficili da identificare), colpiscono sempre più canali e si propagano più velocemente, grazie al fatto che anche i malintenzionati usano l’AI.
Più un’impresa digitalizza i propri processi, più aumenta il valore dei dati e dei sistemi che utilizza. Di conseguenza, la sicurezza non può essere considerata un elemento separato dall’innovazione.
Noi lavoriamo mettendo la Sicurezza alla base di ogni scelta e costruiamo percorsi progressivi, perché soprattutto per una PMI non sempre è possibile affrontare tutti gli investimenti contemporaneamente. L’importante è avere una direzione chiara, costruita sartorialmente sulla specifica realtà e poi fare un passetto alla volta, in quella direzione, fino a raggiungere lo Stato dell’Arte per quella specifica realtà.
L’obiettivo è creare un’infrastruttura che sia contemporaneamente innovativa, performante e resiliente.
Alessandra D’Amato: Anche il cloud rientra in questa strategia?
Marcello Campia: Sì. Il cloud è l’infrastruttura che permette di costruire il sistema integrato che genera valore per l’azienda.
Anche qui, non esiste il “cloud giusto” oppure “è meglio il cloud oppure l’on-prem?”. Dipende.
Dipende da molti fattori: da un lato il grado di sicurezza, resilienza, dinamicità che si vogliono raggiungere e dall’altro il budget che si può allocare.
Il Cloud, rispetto all’on-prem, se ben progettato e ben strutturato, permette una maggiore dinamicità, una migliore sicurezza e resilienza, spesso con un budget minore. Il punto centrale è che ci deve essere un progetto chiaro, una soluzione su misura che tenga in considerazione tuti gli aspetti, gli obiettivi da raggiungere e il budget che è possibile allocare, quindi poi si scelgono le soluzioni migliori per quella specifica realtà e si progetta il miglior sistema per quell’Azienda che, per quanto simile, sarà sempre diversa da tutte le altre.
Noi siamo stati i primi in Italia a credere nel Cloud e già nel 2009 eravamo 100% Cloud (con i notevoli limiti tecnologici che vi erano all’epoca, ndr) ma, in diversi ambiti, la soluzione non è o tutto cloud oppure tutto on-prem, diverse volte è il giusto mix fra i 2 mondi. La scelta non va fatta secondo ideologie, bensì in base ad un progetto specifico per la singola Azienda e tipologia di Business.
Sicuramente è molto più difficile progettare soluzioni su misura, piuttosto che semplicemente vendere “pezzi a listino”, richiede un livello di competenza e conoscenza nettamente superiore, ascolto attento del cliente, visione ampia e strategica. Noi riusciamo a farlo grazie all’esperienza maturata sul campo gestendo progetti anche molto complessi, oltre al fatto che nei decenni abbiamo costruito Partnership con Professionisti e Aziende altamente qualificate e specializzate questo ci permette di coniugare da un lato la capacità di avere una visione ampia e meno tecnica e dall’altra una notevole verticalizzazione sulle tematiche specifiche.
È un altro esempio della nostra filosofia: la tecnologia deve essere uno strumento al servizio del business.
Alessandra D’Amato: Quanto conta il team nel vostro modello?
Marcello Campia: Tutto. La tecnologia è semplicemente un insieme di tools. Il vero valore per il cliente lo generi quando c’è un Team affiatato e che è orientato a fare il meglio possibile per generare valore al cliente.
La tecnologia può amplificare e accelerare ma di per sé è sterile e non produce quasi nulla da sola. Sono le Persone (il Team) che aiutano altre Persone (chi dal lato del cliente, ci deve lavorare ogni giorno) a fare la differenza e a determinare se il progetto implementato è stato un successo oppure un fallimento.
OAK GO è nata dall’incontro tra competenze tecnologiche, consulenziali, creative e imprenditoriali. Io ricopro il ruolo di Founder e CEO, mentre Ariel è Co-Founder e Art Director.
A queste figure si aggiunge una rete di professionisti e partner specializzati. È una scelta precisa: non vogliamo necessariamente internalizzare ogni singola competenza, bensì costruire un ecosistema nel quale ogni specialista possa concentrarsi su ciò che sa fare meglio e, insieme, fare la differenza.
Questo ci consente di mantenere una struttura agile e, contemporaneamente, di poter affrontare progetti complessi e mantenere un elevatissimo standard qualitativo.
Alessandra D’Amato: Quindi le partnership sono parte integrante del vostro modello e non semplicemente una collaborazione commerciale?
Marcello Campia: Esatto.
Noi crediamo che, se fai tutto da solo fai un po’ di tutto ma male; se, invece, crei Partnership di Valore, allora puoi fornire un set completo di servizi mantenendo uno standard di elevatissima qualità.
Abbiamo costruito negli anni partnership con professionisti e aziende specializzate in ambiti complementari ai nostri. Il nostro principio è semplice: se un partner possiede una competenza verticale nella quale può creare più valore di noi, è meglio integrarlo nel progetto piuttosto che cercare di fare tutto internamente e/o fargli concorrenza. Insieme siamo entrambi più forti.
In questo modo possiamo presentarci al cliente come un unico interlocutore, mantenendo però un elevato livello di specializzazione.
Alessandra D’Amato: Dal punto di vista di un investitore, qual è secondo te l’asset più interessante di OAK GO?
Marcello Campia: Sicuramente la combinazione tra know-how, tecnologia proprietaria e relazioni con i clienti.
Il software è importante, ma da solo non basta. Abbiamo una conoscenza maturata attraverso anni di progetti reali e una base di competenze che ci permette di capire quali problemi vale davvero la pena risolvere.
Il secondo elemento è la possibilità di aumentare progressivamente la componente software e ricorrente del business.
Il terzo è il mercato: la trasformazione digitale delle PMI non è un fenomeno temporaneo. È un processo che continuerà nei prossimi anni e che sarà ulteriormente accelerato dall’intelligenza artificiale, dalla cybersecurity e dall’automazione.
Alessandra D’Amato: Quali sono invece le principali sfide che vedete davanti a voi?
Marcello Campia: La prima è riuscire a scalare mantenendo la qualità.
Quando si lavora in maniera molto personalizzata, il rischio è che la crescita richieda proporzionalmente più persone e più tempo. Per questo stiamo lavorando sempre di più sulla standardizzazione di ciò che può essere standardizzato, lasciando alla consulenza e alla personalizzazione ciò che realmente crea valore.
La seconda sfida è continuare a investire in ricerca e sviluppo.
La terza è costruire un’organizzazione sempre più strutturata, senza perdere quella capacità di essere agili che ci ha permesso di crescere.
Alessandra D’Amato: E come immagini OAK GO tra cinque anni?
Marcello Campia: la immagino capace di generare valore a moltissime più aziende. La immagino con un team ancora più ampio; la immagino “più sistema”, ovvero l’essere stati capaci di creare un sistema che continua a fornire progetti su misura, mantenendo uno standard qualitativo elevatissimo ma in modo più scalabile, che permetta una crescita più ampia e soprattutto che possa funzionare e continuare a crescere anche senza noi founder. Difficilmente smetterò di lavorare fra 5 anni, perché mi appassiona davvero tanto quello che faccio ma il fatto che io continui a lavorare, non deve diventare un limite alla crescita dell’Azienda. L’Azienda deve diventare un sistema che possa funzionare anche senza di me e il mio apporto sarà per generare ulteriore valore.
Alessandra D’Amato: C’è un ultimo tema: Perché investire oggi nella digitalizzazione delle PMI?
Marcello Campia: Perché la digitalizzazione non è più una scelta.
Per molte aziende è diventata una condizione necessaria per rimanere competitive. Il tema non è più chiedersi se digitalizzare, ma come farlo bene, con quali priorità e con quale ritorno sull’investimento.
Le PMI hanno bisogno di soluzioni tecnologiche che siano concrete, sostenibili economicamente e soprattutto capaci di produrre risultati.
Noi vogliamo essere parte di questa trasformazione.
E credo che il nostro elemento distintivo sia proprio questo: non partiamo dalla tecnologia per cercare un problema da risolvere. Partiamo dal problema dell’impresa e utilizziamo la tecnologia per costruire una soluzione.
Alessandra D’Amato: In una frase, perché OAK GO dovrebbe interessare oggi un imprenditore o un investitore?
Marcello Campia: Per un imprenditore: possiamo essere il giusto partner tecnologico che lo accompagna in un processo evolutivo che gli permette di migliorare efficienza, marginalità e diventare dinamico sia per affrontare sfide impreviste e sia per essere pronti a cogliere nuove opportunità.
Per un investitore: il timing è perfetto. Si è creata la “congiunzione astrale” perfetta che ci sta permettendo di fare un vero e proprio salto Quantico. L’obiettivo di crescita che abbiamo da qui al 2030, ogni giorno, viene confermato che è concretizzabile.


