Gen Z iperconnessa ma bloccata nel networking: il 72% non sa trasformare i contatti in opportunità

La generazione che ha imparato a usare uno smartphone dai primi anni di vita si trova oggi in difficoltà proprio a causa delle connessioni digitali che, in teoria, dovrebbero agevolarla nel mondo del lavoro, nella ricerca di collaborazioni e nella crescita professionale.

Secondo una ricerca pubblicata da LinkedIn il 2 settembre 2026, il 72% dei professionisti appartenenti alla Gen Z non riesce a fare networking e si sente distante dalle persone, dalle aziende e dai professionisti che potrebbero aiutarli a fare carriera, facendo fatica a convertire i contatti in opportunità future.

L’indagine, condotta da Censuswide tra luglio e agosto su oltre 18.000 lavoratori in dodici Paesi (compresa l’Italia) e su circa 6.200 marketer B2B, ha evidenziato un profondo gap di fiducia.

Nel modo di avvicinarsi agli altri e di chiedere un confronto lavorativo emerge un blocco critico: la familiarità nativa con le piattaforme digitali non si traduce in un vantaggio nella capacità di trovare nuove collaborazioni online.

Gen Z e networking: cosa dice la ricerca di LinkedIn

Quando si chiede ai giovani professionisti perché non scrivano a un referente del proprio settore o non commentino il post di un manager che stimano, le motivazioni ruotano quasi sempre attorno al timore della reazione altrui:

  • Il 37% teme di disturbare;
  • Il 37% ha paura di essere giudicato;
  • Il 34% teme di sembrare poco autentico.

A queste resistenze psicologiche si aggiunge un ostacolo: ossia il 53% non sa da dove cominciare e il 52% non sa come trasformare un contatto virtuale in una relazione reale.

Il risultato è che molti restano ai margini della propria comunità professionale, perdendo consigli, presentazioni e occasioni di lavoro, nonostante i canali di contatto non siano mai stati così accessibili e le community online dimostrano nei fatti la loro efficacia.

Il 27% della Gen Z dichiara infatti di aver trovato una nuova opportunità lavorativa proprio grazie a una rete professionale sul web. Inoltre, LinkedIn rileva che i candidati che hanno un collegamento all’interno di un’azienda hanno quasi sette volte più probabilità di essere assunti, confermando il valore strategico delle relazioni personali in una fase in cui l’intelligenza artificiale sta ridefinendo i processi di selezione.

Il 64% della Gen Z non ha mai ricevuto indicazioni su come fare networking

Il dato che spiega meglio questo blocco riguarda la formazione: quasi due giovani professionisti su tre (64%) affermano che nessuno ha mai mostrato loro chiaramente come si costruisce una relazione professionale, a chi rivolgersi, in che momento scrivere e come avviare una conversazione senza sembrare invadenti.

Nei percorsi di studio e nei primi anni di carriera, il networking viene spesso dato per scontato, come un’abilità spontanea che si acquisisce da sola frequentando un ufficio o creando un profilo online.

Senza modelli di riferimento o qualcuno che faccia da tramite, la paura di sbagliare prende il sopravvento e il profilo LinkedIn rimane una semplice vetrina inutilizzata.

Dall’altro lato, tra i professionisti con più esperienza si registra un’ampia disponibilità: l’83% di Millennial e Gen X dichiara di essere disposto ad aiutare chi è all’inizio della carriera, anche senza conoscerlo.

La Gen Z tende dunque a sottovalutare l’apertura altrui, alimentando un gap di fiducia nato dalla distanza tra la reale disponibilità della rete e la percezione di chi dovrebbe fare il primo passo.

Non è solo un problema della Gen Z: le difficoltà di Millennial, Gen X e Baby Boomer

I dati italiani della ricerca (raccolti su un campione di 1.050 lavoratori) dimostrano chiaramente che il blocco del networking non riguarda esclusivamente i più giovani: l’82% dei professionisti italiani considera la propria rete necessaria per orientarsi nel mondo del lavoro; il 42% ammette di non sapere come trasformare un contatto in una relazione significativa; infine, il 38% dichiara di non sapere da dove iniziare.

Anche chi possiede già un network fa fatica a coltivarlo: appena il 26% vi dedica tempo in modo regolare.

Inoltre, il 56% degli italiani naviga sulla piattaforma in modalità del tutto passiva, scorrendo i contenuti senza mai interagire, una percentuale che sale al 68% nella Gen Z. La modalità prevalente su LinkedIn è dunque quella dello “spettatore silenzioso“.

Un altro elemento significativo riguarda l’evoluzione dei comportamenti nel tempo: negli ultimi sei anni, la Gen Z ha aumentato del 17% il ritmo con cui crea nuove connessioni, mentre Millennial e Gen X hanno registrato una contrazione rispettivamente del 18% e del 27%.

A rallentare sono proprio i professionisti con più esperienza, che spesso lasciano che la propria rete si mantenga da sola per semplice inerzia.

Anche la percezione del valore del networking varia con l’età: è considerato fondamentale dal 93% della Gen Z, dall’86% dei Millennial, dal 79% della Gen X e dal 68% dei Baby Boomer.

Se i più giovani faticano a fare il primo passo pur avvertendone il bisogno, i professionisti affermati rischiano di lasciar spegnere le proprie relazioni, perdendo occasioni di confronto, partnership e clienti senza nemmeno accorgersene.

La paura di esporsi, il timore di disturbare o di non apparire autentici accomunano quindi trasversalmente tutte le generazioni. Costruire relazioni non è una dote nativa né un automatismo, ma una competenza professionale da coltivare e allenare regolarmente.

Imparare a fare networking e vivere le relazioni dal vivo: l’occasione data dall’evento Inspire Day

Superare queste barriere e restituire centralità al valore umano del networking sono questi due degli aspetti su cui si basa Inspire Day, l’evento italiano dedicato al mondo delle relazioni B2B e del social networking su LinkedIn.

L’evento propone una visione di LinkedIn che supera le semplici metriche e gli algoritmi, mettendolo al centro come strumento per creare connessioni autentiche tra persone, professionisti e aziende.

L’evento giungerà presto alla sua quarta edizione, in programma a Milano il 28 e 29 gennaio 2027.

«I numeri della ricerca LinkedIn fotografano una difficoltà che riscontriamo quotidianamente anche tra professionisti con molti anni di esperienza: la paura di disturbare o di essere giudicati accompagna chiunque debba scrivere per la prima volta a una persona che stima, a venticinque come a cinquant’anni», spiega Alessandro Gini, LinkedIn Certified Marketing Expert, founder di up4business e co-ideatore di Inspire Day insieme a Benedetta Consorti, founder di b.links creativity management.

«Il networking si impara come qualsiasi altra competenza professionale: con metodo, esempi e pratica. Chi ha già costruito una rete ha la responsabilità di renderla accessibile a chi sta muovendo i primi passi. Con Inspire Day vogliamo offrire uno spazio reale in cui le persone che si conoscono attraverso il feed possano finalmente incontrarsi di persona, confrontarsi e trasformare un semplice contatto in una relazione duratura».

Le due giornate offrono un percorso di ispirazione, dati e confronto pensato per chi desidera interpretare le dinamiche della piattaforma in un’ottica strettamente human-to-human, dove la tecnologia rimane un mezzo per unire le persone e non il fine ultimo.

Anziché subire i cambiamenti degli algoritmi, Inspire Day rappresenta l’opportunità ideale per approfondire la conoscenza di LinkedIn, sviluppare competenze di networking efficaci e far crescere la propria rete di relazioni dal vivo.

Inspire Day è il primo evento italiano pensato per chi utilizza LinkedIn® e vuole trovare ispirazione e occasioni di confronto. L’iniziativa offre uno spazio in cui discutere di come la piattaforma si sta trasformando e di quali effetti produce sul lavoro e sulle relazioni professionali. Coinvolge professionisti, aziende, creator ed esperti in un programma che alterna interventi, masterclass e momenti di networking guidato. La quarta edizione è in programma a Milano il 28 e 29 gennaio 2027.

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