Previsioni economiche a fine 2026 del settore Agritech, a cura di Alessandro Losito, Co-investment manager di ACCELERAHUB / IGI GROUP
Il 2026 può essere l’anno in cui l’Agritech italiano passa da comparto promettente a leva strutturale di competitività per la filiera agricola. La base è già significativa: nel 2025 il mercato nazionale dell’Agricoltura 4.0 è risalito a 2,5 miliardi di euro, con una crescita del 9%; soprattutto, la dinamica più forte arriva dai segmenti a più alto contenuto digitale, con FMIS a +17% e DSS a +26%. Non è un dettaglio tecnico: significa che il valore si sta spostando verso le tecnologie che governano decisioni, efficienza operativa e uso degli input.
La previsione più credibile per fine 2026 è quindi una crescita ancora positiva, ma più selettiva e più “industriale”. Non cresceranno tutti i segmenti allo stesso modo. I mercati destinati a rafforzarsi di più sono tre: software gestionali e sistemi di supporto alle decisioni, irrigazione di precisione e automazione specialistica dei mezzi agricoli. Sono le aree in cui il ritorno sull’investimento è più immediato, perché incidono direttamente su produttività, costo del lavoro, stabilità delle rese e consumo di acqua.
Il primo motore resterà il software agricolo. FMIS e DSS stanno diventando la vera infrastruttura decisionale dell’azienda agricola moderna: non più semplici strumenti di monitoraggio, ma piattaforme capaci di integrare dati climatici, fabbisogni colturali, telemetria e pianificazione operativa. In un Paese che nel 2024 ha raggiunto il primo posto nella UE per valore aggiunto agricolo, con 42,4 miliardi di euro, la crescita dell’Agritech passerà sempre meno dall’acquisto isolato di tecnologia e sempre più dalla capacità di coordinare dati e processi lungo la filiera.
Subito dopo viene l’irrigazione intelligente, che nel 2026 sarà probabilmente il segmento a più alta rilevanza economica. In Italia l’acqua sta diventando insieme un fattore di costo, rischio e competitività; per questo le soluzioni basate su sensori, automazione, remote sensing e DSS irrigui sono destinate a crescere sopra la media del mercato. Anche l’indirizzo pubblico va in questa direzione: il MASAF ha rafforzato nel 2025 gli interventi per la resilienza dell’agrosistema irriguo, segnalando che l’efficienza idrica è ormai una priorità strategica per il settore.
La terza direttrice è quella dei mezzi autonomi e semi-autonomi. Qui il 2026 non sarà ancora un anno di diffusione di massa, ma può diventare il momento in cui la robotica agricola entra davvero nel perimetro degli investimenti credibili. Il segnale più concreto arriva da New Holland, che ha presentato nel 2025 la nuova serie autonoma R4 per vigneti, frutteti e colture specialistiche. Il punto è rilevante perché questa tecnologia risponde a esigenze molto italiane: scarsità di manodopera, necessità di continuità operativa e maggiore precisione nelle colture ad alto valore aggiunto.
La vera svolta, però, non sarà il successo di una singola tecnologia, ma la loro integrazione. Nel 2026 il valore si concentrerà sempre di più dove software, sensoristica, irrigazione e automazione dei mezzi riusciranno a dialogare in un unico flusso operativo. È qui che l’Agritech smette di essere innovazione dimostrativa e diventa infrastruttura economica della filiera.
La mia previsione finale è che a fine 2026 l’Agritech italiano sarà più forte, più tecnico e più concentrato su tecnologie ad alto ROI. I segmenti con maggiore crescita attesa saranno i DSS e i software gestionali, l’irrigazione di precisione e l’automazione specialistica. Non sarà ancora una trasformazione uniforme di tutta l’agricoltura italiana, ma una fase cruciale in cui diventerà chiaro che la competitività futura del settore dipenderà sempre meno dall’estensione produttiva e sempre più dalla qualità tecnologica con cui quella produzione verrà gestita.


Alessandro Losito, Co-Investment Manager
