Equity crowdfunding e mercati secondari: la sfida per dare più valore agli investimenti di vista di Marina Micheli – Head of Crowdfunding Division, ACCELERA HUB
L’equity crowdfunding è ormai un canale sempre più interessante per startup e PMI italiane. Non solo per raccogliere capitali, ma anche per costruire visibilità, reputazione e relazioni solide con il mercato.
C’è però una domanda che imprenditori e investitori si pongono sempre più spesso: “E dopo la campagna, come posso liquidare o valorizzare le mie quote?”
La risposta non è semplice, ma è anche ricca di opportunità da conoscere. In Italia, infatti, si stanno muovendo i primi passi verso la creazione di mercati secondari, strumenti fondamentali per dare maggiore dinamismo agli investimenti in equity crowdfunding.
I primi passi dei mercati secondari in Italia
Fino a pochi anni fa, chi investiva nel crowdfunding doveva mettere in conto un orizzonte lungo, attendendo magari una vendita dell’azienda o un ingresso in Borsa. Ma qualcosa sta cambiando.

Le piattaforme italiane stanno aprendo spazi per permettere agli investitori di cedere le proprie quote:
- Opstart ha creato Crowdarena, una bacheca digitale dove chi ha investito può proporre in vendita le proprie quote. Non è un vero mercato regolamentato, ma rappresenta un passo avanti importante verso una maggiore liquidità.
- Mamacrowd, con la sua Bacheca, offre uno spazio per segnalare la disponibilità a vendere o acquistare quote, con eventuali trattative private tra investitori.
- CrowdFundMe Board propone una sezione dedicata agli annunci, anche se per ora i volumi restano ancora contenuti.

Questi strumenti funzionano come vetrine digitali dove domanda e offerta possono incontrarsi. Non sono ancora mercati ufficiali né garantiscono scambi rapidi, ma rappresentano un segnale positivo verso una maggiore maturità del settore.
Perché la liquidità conta
La possibilità di rivendere le proprie quote non è solo una comodità. È uno degli elementi che può rendere l’investimento in equity crowdfunding più attrattivo, soprattutto per investitori professionali o istituzionali.
Non tutti, infatti, possono o vogliono tenere immobilizzati i propri capitali per cinque, sette o dieci anni in attesa di un evento di exit. Una via d’uscita, anche parziale, rende più serena la scelta di investire.
Gli ostacoli da superare
Naturalmente, non mancano ancora delle sfide da affrontare:
- Determinare il prezzo delle quote non è semplice, perché si tratta di aziende non quotate, spesso giovani e in rapida evoluzione.
- Vincoli societari: molte società prevedono, nei patti sociali, limitazioni al trasferimento delle quote per tutelare la governance e la stabilità del capitale.
- Aspetti burocratici: trasferire quote di una Srl richiede spesso atti notarili e tempi tecnici, anche se sempre più piattaforme stanno studiando modalità per semplificare il processo.
Nonostante queste difficoltà, è significativo che il settore stia lavorando a soluzioni innovative. Secondo l’indagine Opstart 2024, quasi la metà degli investitori considera la possibilità di liquidare le proprie quote uno degli aspetti più importanti per scegliere se investire.
Una soluzione concreta: il Regime Alternativo di Intestazione delle Quote (RAIQ)
Un passo avanti concreto per semplificare il trasferimento delle quote è il Regime Alternativo di Intestazione delle Quote (RAIQ).
Grazie a questo sistema:
- le quote non vengono intestate direttamente all’investitore, ma a un intermediario fiduciario (ad esempio Directa SIM);
- l’investitore resta il beneficiario economico, con pieni diritti patrimoniali;
- il trasferimento delle quote può avvenire con semplice scrittura privata, senza obbligo di atto notarile, riducendo tempi e costi.
Non è ancora una garanzia di liquidità immediata, ma è un grande passo avanti verso una gestione più snella e moderna degli investimenti in equity crowdfunding.
Nuove strade all’orizzonte
Guardando al futuro, il crowdfunding si sta aprendo anche a tecnologie innovative come la blockchain, attraverso strumenti come i Security Token Offerings (STO). L’idea è digitalizzare le quote societarie, facilitandone il trasferimento e potenzialmente abbattendo i costi.
Anche in questo campo, tuttavia, siamo ancora in fase sperimentale. Servono regole chiare, infrastrutture sicure e, soprattutto, la fiducia del mercato.
Cosa fare se stai pensando al crowdfunding
Se sei una startup o una PMI e stai valutando il crowdfunding, il consiglio è semplice: informati bene sulle regole di trasferibilità delle quote. E, se possibile, prevedi già nello statuto soluzioni che rendano più agevole la futura liquidità per i tuoi investitori.
Chi raccoglie capitale non deve spaventarsi per la questione liquidità. Deve solo sapere che:
- il crowdfunding resta un investimento a medio-lungo termine;
- esistono strumenti per favorire lo scambio delle quote, anche se non garantiscono ancora tempi o prezzi certi;
- la trasparenza verso gli investitori su questi aspetti è fondamentale.

Marina Micheli
Head of Crowdfunding Division di Accelera Hub

