Postorino, Cantiere Rossini: Educare i clienti per refit più rapidi ed efficienti
PressMare ha incontrato Alfonso Postorino, direttore tecnico del cantiere Rossini di Pesaro, durante l’ultima edizione del Blue Design Summit per avere aggiornamenti sullo stato di salute della più importante realtà dell’Adriatico in ambito refit.
PressMare – La stagione del refit va quasi verso la chiusura, possiamo fare già un primo bilancio per Cantiere Rossini? Come è andata? Su quanti progetti avete lavorato? siete soddisfatti?
Alfonso Postorino – Va quasi verso la chiusura perché in realtà non vediamo ancora la fine del tunnel, che è un bene. Abbiamo avuto barche che sono arrivate soltanto pochi mesi fa dopo aver fatto la stagione ai Caraibi, abbiamo barche che continuano ad arrivare tuttora per fare semplice alaggio o per il rinnovo di antivegetativa e questo vuol dire che tuttora il cantiere è pieno sia a terra che per quante guarda gli ormeggi in acqua. E’ andata bene dal punto di vista dei numeri, quello che dovremmo migliorare in futuro è la ricerca di clienti con una lista di lavori sempre più significativa. La domanda di cantieri refit è sotto stress, l’offerta è sotto stress, la domanda è sempre crescente e purtroppo molti armatori sono abituati a considerare i cantieri di refit un po’ come un parcheggio per le loro imbarcazioni per tutto il periodo invernale. Questo non è più accettabile.
PM – Bisogna quindi cambiare un po’ la mentalità, la cultura del cliente?
AP – Le barche devono stare in cantiere il tempo strettamente necessario per fare i lavori e poi lasciare lo spazio libero ad altre imbarcazioni. C’è l’intenzione di educare il cliente, ridurre il tempo di permanenza delle barche e concentrare la stessa entità di lavori in un tempo più ridotto. Non possiamo più permetterci di avere in cantiere barche che stanno ferme.
M – Quanta è la permanenza media nel cantiere Rossini e su quante barche avete lavorato in quest’inverno?
AP – Abbiamo lavorato su oltre 30 barche, la permanenza è molto varia, da un mese a sei mesi, quindi è difficile fare una media. Non è tanto una questione di quanto tempo stanno, ma a quanti lavori si sottopongono e di che entità. L’altra cosa su cui dobbiamo concentrare la nostra attenzione per il futuro è cercare di ridurre l’impatto della forte stagionalità del refit. Non so come, ma bisogna forzare gli armatori a stare poco tempo, bisogna invitare e invogliare gli armatori a portare le barche in cantiere, magari a ridosso della stagione. Sono pochi gli armatori che usano la barca per tre o quattro mesi, in realtà molti la usano solo ad agosto. Allora potrebbero venire in cantiere anche a giugno o luglio e potrebbero arrivare a settembre, non c’è bisogno di aspettare novembre o dicembre.
PM – Avete notato delle modifiche nella vostra clientela, per esempio sulla tipologia di barche (motore o vela) o nelle dimensioni delle imbarcazioni? Come sta cambiando?
AP – Il nostro è un cantiere particolare per ubicazione, barche a vela ne vediamo veramente poche quindi non fanno testo, lavoriamo quasi esclusivamente su imbarcazioni a motore. La clientela è più giovane e più distaccata, nel senso che raramente vediamo un armatore in cantiere.
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