Pulire il mondo con il grafene: l’idea della start up italiana Directa Plus

Un materiale del futuro per risolvere problemi del presente. È questa la visione di Giulio Cesareo, fondatore della startup italiana Directa Plus, che da vent’anni lavora per applicare il grafene alla bonifica di acque e terreni contaminati, con un approccio innovativo e sostenibile.

Dopo una carriera nel settore tech e aerospaziale, Cesareo ha scelto di abbandonare il mondo corporate per concentrarsi su una sfida tutta sua: trasformare il grafene naturale in uno strumento efficace per l’ambiente. Nel 2005 ha fondato Directa Plus, oggi con sede a Lomazzo, in provincia di Como, e un’attività consolidata: 30 tonnellate di grafene prodotte all’anno, 107 brevetti approvati, e una tecnologia unica basata solo su processi fisici.

Una tecnologia ispirata ai gechi

Alla base della tecnologia c’è un principio naturale: le forze di Van der Waals, le stesse che permettono ai gechi di arrampicarsi sulle superfici. Directa Plus sfrutta queste forze per far aderire temporaneamente le molecole inquinanti ai fogli di grafene, senza additivi chimici, attraverso un processo di superespansione termica che separa gli strati del materiale.

Il risultato è un materiale in grado di assorbire e poi rilasciare gli inquinanti con estrema precisione. Il tutto senza agenti chimici, ma soltanto grazie alla fisica.

Dai carburanti agli Pfas: i contaminanti trattati

Le sostanze che la tecnologia è già in grado di trattare includono idrocarburi come cherosene, gasolio, benzene, petrolio e gli Ipa, impiegati ad esempio nel fracking. In fase sperimentale ci sono invece Pfas, pesticidi, coloranti e diossine, per i quali Cesareo è alla ricerca di investitori e partnership.

Progetti già attivi si trovano in Romania, dove Directa Plus opera anche tramite la Setcar, azienda specializzata in bonifiche ambientali. Tra gli interventi in corso, il trattamento di grandi volumi di acque contaminate da sostanze oleose di origine sconosciuta.

Soluzioni per emergenze ambientali

La startup sta ampliando il proprio raggio d’azione anche alle emergenze ambientali, come gli sversamenti in mare: sono in fase di test barriere galleggianti e cuscini assorbenti in grado di contenere e catturare il petrolio.

Il focus ora è tutto rivolto a Est, dove l’interesse per tecnologie sostenibili è in crescita. Cesareo punta in particolare al Middle East, dove esiste sia la necessità di soluzioni ambientali sia la disponibilità economica per sostenerle. A breve partiranno anche nuovi progetti negli Stati Uniti.

Tra i progetti più promettenti c’è un impianto pilota per l’abbattimento degli Pfas, già testato con l’obiettivo di eliminare oltre il 90% degli inquinanti. Il sistema potrebbe rappresentare un punto di svolta per l’ingresso in un mercato in forte espansione.

Non solo ambiente: grafene anche per tessuti e batterie

Parallelamente, Directa Plus sperimenta nuove applicazioni del grafene in altri settori: nel tessile, ad esempio, ha sviluppato con un partner italiano dei jeans antimicrobici che si lavano meno, grazie a circuiti termici planari integrati nel tessuto. Oppure nell’elettronica, dove propone materiali plastici antimicrobici per tastiere e dispositivi. E infine nel settore batterie, con lo sviluppo di catodi ad alte prestazioni.

“Oggi guardiamo all’estero, perché in Italia l’attenzione è ancora scarsa”, conclude Cesareo, valigia pronta per il Medio Oriente. “Ma il cambiamento passa anche da qui”.

Pulire il mondo con il grafene: l’idea della start up italiana Directa Plus

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