AgriFoodTech: l’Italia resta indietro negli investimenti, ma l’innovazione è la chiave per il futuro dell’agroalimentare

Per non perdere competitività, l’agroalimentare italiano ha un bisogno urgente di innovazione e, soprattutto, di maggiori investimenti nelle startup del settore AgriFoodTech. Nel 2024, gli investimenti in startup italiane attive in questo ambito si sono fermati poco sopra i 100 milioni di euro, con un calo del 28% rispetto al 2023 e del 36% rispetto al 2022. Un dato che preoccupa, soprattutto se confrontato con quello dei principali Paesi europei come Regno Unito, Germania, Francia e Spagna, che investono nel settore fino a cinque volte di più.

Un rallentamento fisiologico, ma un ritardo strutturale

Secondo Michele Costabile, professore ordinario alla Luiss e direttore del Centro di Ricerca Luiss X.ITE, il calo degli investimenti può essere in parte considerato fisiologico, in quanto legato al picco registrato nel 2022, favorito anche dalle iniziative nate in risposta alla crisi pandemica. Tuttavia, aggiunge Costabile, “non è affatto fisiologico il ritardo strutturale dell’Italia negli investimenti in venture capital, soprattutto in un settore così cruciale per il nostro Paese come quello agroalimentare”.

La fotografia dello stato dell’AgriFoodTech in Italia emerge dal primo “Rapporto sulla Trasformazione Tecnologica della Filiera Agroalimentare – Il contributo della Startup Economy”, presentato oggi al Senato. Il progetto è stato promosso da Federalimentare, sostenuto da Confagricoltura e realizzato dal Centro di Ricerca Luiss X.ITE.

Un potenziale ancora largamente inespresso

Nonostante la filiera agroalimentare rappresenti circa il 30% del PIL italiano, il potenziale innovativo del comparto è ancora in gran parte inespresso. Il rapporto ha censito 550 startup AgriFoodTech attive sul territorio nazionale: di queste, solo 280 hanno avuto accesso almeno a un round di finanziamento. Un segnale chiaro che evidenzia la necessità di fare di più.

“Il futuro della competitività italiana si costruisce oggi,” sottolinea Costabile. “E questo futuro passa da due leve fondamentali: l’innovazione e un ecosistema startup in grado di generarla. Il ritardo negli investimenti non è un destino inevitabile: è un problema che possiamo e dobbiamo correggere, per non compromettere nel medio-lungo termine un settore strategico per la nostra economia”.

Le istituzioni confermano l’impegno sull’innovazione

Alla presentazione del rapporto hanno partecipato figure di primo piano del settore, tra cui Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare, Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, e Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. Presente anche il sottosegretario al Masaf, Luigi D’Eramo, che ha ribadito l’importanza di puntare su ricerca e innovazione.

“Abbiamo investito 225 milioni di euro per sostenere l’innovazione tecnologica nel settore primario,” ha dichiarato D’Eramo. “L’obiettivo è rafforzare la ricerca, anche per sviluppare colture più resistenti agli effetti negativi dei cambiamenti climatici e alle minacce fitosanitarie. Questa è la strada giusta, e oggi è stato un momento importante di confronto con attori strategici del comparto agroalimentare”.

Il settore AgriFoodTech italiano ha un potenziale enorme, ma servono visione, risorse e un ecosistema solido per trasformare le buone idee in realtà imprenditoriali. In un mercato globale sempre più competitivo, l’innovazione non è un’opzione: è una necessità.

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