Spagna e Nord Europa tra gli obiettivi di Cloov, la start-up che ‘salva’ l’invenduto.
Sovrapproduzione e gestione dei rifiuti tessili sono alcune delle sfide più critiche che l’industria della moda si sta trovando ad affrontare nel pieno della transizione green. Di conseguenza, si stanno sviluppando attori che lavorano ai margini della filiera per prolungare il ciclo di vita dei capi e ridurne l’accumulo.
Tra questi, l’italiana Cloov, start-up nata nel 2022 da Olimpia Santella e Chiara Airoldi con l’obiettivo di affiancare i brand e multibrand di moda creando piattaforme in white label per il noleggio, la vendita di abiti second-hand e per permettere ai propri clienti di richiedere servizi di riparazione in modo digitalizzato. La società si definisce un “circular enabler” e si fonda sulle tre R dell’economia circolare – rental, resale e repair
Cloov lavora dietro le quinte grazie a un software proprietario. Appoggiandosi a Cloov, infatti, i brand – tra i quali al momento figurano Rinascimento (del gruppo Teddy) e (Oniverse) possono lanciare rapidamente un sito di re-commerce che permette ai clienti di noleggiare, acquistare capi come second-hand o richiedere la riparazione dei propri prodotti, contribuendo così a prolungare il ciclo di vita degli abiti e a ridurre gli sprechi associati alla sovrapproduzione.
Quello che Cloov offre è una gestione operativa completa dell’invenduto, un pacchetto ‘chiavi in mano’ che comprende anche la gestione della logistica inversa attraverso un network di partner specializzati, ma anche i pagamenti e il customer service.
La start-up prevede un servizio di noleggio one-off, che consente di affittare un capo per un periodo di tempo definito, o il noleggio in abbonamento o ancora la vendita second-life di capi ricondizionati.
Al momento ammonta a mezzo milione di euro la quantità di invenduto ‘salvata’ da Cloov, e sono soprattutto i più giovani a farsi carico di abitudini di consumo più consapevoli: il 55% dei consumatori che fruiscono dei servizi implementati dal player per i brand appartengono alla Generazione Z o alla coorte dei Millennials.
“Oggi il cliente – hanno raccontato le founder Santella e Airoldi – è in cerca dell’occasione, dell’affare e in generale del risparmio sul prezzo, come testimonia il successo di piattaforme come Vinted e Vestiaire Collective, perché al centro delle sue priorità oggi ci sono le esperienze”. Proseguendo: “A differenza di queste ultime, nel nostro caso sono i brand stessi a occuparsi dell’immagine e della promozione e dunque a offrire una garanzia, che noi stessi forniamo anche nel caso delle riparazioni, affidandoci ad artigiani fidati”.
Secondo la Commissione europea, in Europa vengono generati ogni anno 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti di abbigliamento e calzature, circa 12 kg pro capite, di cui l’88% non viene raccolto separatamente e riciclato. L’industria della moda, inoltre, è responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di carbonio, motivo per cui il fashion è nel mirino per cercare ridurre queste emissioni.
Lo scorso febbraio Cloov ha chiuso un aumento di capitale da 400mila euro, finalizzato all’incremento di nuove funzionalità al software proprietario, al consolidamento sul mercato italiano e all’estensione del proprio servizio in Europa, puntando in particolare a Germania, Spagna e Nord Europa. Tra i sostenitori figurano Giuseppe Stigliano, CEO di Spring Studios, e realtà industriali come Axxelera, veicolo di investimento del gruppo Innovando, società di investimenti italiana diversificata nel settore dell’economia circolare, del recupero dei materiali e dei carburanti alternativi.
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