MARTINA DOMENICALI: LA FIGLIA DELL’AD DI DUCATI È TRA I FONDATORI DI UNA SOCIETÀ DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE

«Vedo nella storia e nella carriera di Pecco Bagnaia tanta ispirazione: la Moto Gp è uno sport che insegna a essere resilienti, determinati, che trasmette il valore della costanza per raggiungere un obiettivo». I titoli mondiali della Ducati e del suo pilota «sono un orgoglio di famiglia e per il territorio», ma per Martina Domenicali, imprenditrice — figlia di Claudio, ad delle Rosse di Borgo Panigale — è anche uno sprone a non arrendersi e a reagire alle cadute. Tutti questi valori li ha fatti propri nella vita lavorativa: nel periodo trascorso a Londra per la sua doppia laurea in giurisprudenza ha fondato una startup dedicata alla mobilità studentesca e nel 2023 ne ha co-fondata una seconda, Lexroom.ai, pensata insieme ad Andrea Lonza e Paolo Fois per agevolare il lavoro dei giuristi tramite l’intelligenza artificiale. Della sua esperienza e dei suoi valori Domenicali ha parlato anche nel corso di Hi!Network, l’appuntamento che grazie a Hi!Founders e al patrocinio della Regione e di Art-Er ha riunito a Bologna oltre 250 startupper.

Martina Domenicali, quest’anno ha fondato la sua seconda startup, Lexroom.ai. Di cosa si tratta?

«Abbiamo voluto implementare le potenzialità dell’intelligenza artificiale a supporto degli avvocati. L’Ai credo possa portare non solo digitalizzazione, ma anche efficientamento nella professione, poiché è un modo per innovare il modo di fare ricerca di fonti giuridiche. Inserendo per esempio un quesito giuridico in linguaggio naturale è possibile ottenere le fonti giuridiche rilevanti e una prima bozza di parere, da integrare ed elaborare».

Perché appuntamenti come Hi!Network sono importanti?

«Non esiste una vera e propria scuola per fare startup, per questo sono convinta dell’importanza di simili momenti di incontro e confronto. Creare connessioni vuol dire entrare in contatto con chi ha già quel po’ di esperienza in più, ma anche con chi è dall’altra parte, come gli investitori. È bello che momenti come questi siano anche a Bologna».

Bologna, che oltre a essere la sua città natale, è stata la spinta verso l’imprenditoria.

«Bologna è stata la culla per iniziare a fare startup e la città dei miei mentori, perché la prima è nata in modo spontaneo mentre ero all’estero, ma è stato un imprenditore bolognese a darmi le basi, il coraggio e lo slancio per iniziare e formalizzare quella prima esperienza. Non è andata a buon fine in realtà, ma il problema del fallimento credo sia uno dei miti da sfatare, come la difficoltà di fare impresa per le donne».

La mortalità delle startup è piuttosto elevata però.

«In Italia il fallimento è circondato da un’aura negativa che all’estero non c’è. Io lo considero un po’ come l’esame di maturità di chi vuole fare impresa che, specie nel caso delle startup, vuol dire confrontarsi con realtà ad alto rischio, oltre che ad alto potenziale ed elevata crescita».

E la questione femminile: in Emilia-Romagna, su 948 startup innovative solo 121 sono a carattere femminile.

«In base alla mia esperienza però devo dire di non sentire differenze, perché la mano tesa di altri imprenditori e delle istituzioni tramite bandi c’è. Credo ci siano le possibilità per superare quel sostrato culturale che ancora frena le donne in questo percorso».

Riproduzione Corriere della Sera

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