Cosa ha deciso il governo sull’intelligenza artificiale
Nel disegno di legge sull’AI c’è l’impegno a spendere fino a un miliardo per progetti di startup. Poi i reati per deepfake, i piani di formazione e la ricerca sanitaria. Sparisce la fondazione

Da sinistra Alessio Butti, sottosegretario all’Innovazione, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, fautori del disegno di legge sull’intelligenza artificialeGETTY IMAGES – FOTO MODIFICATE CON CANVA
Alla fine il governo ha scritto che vuole spendere un miliardo di euro sull’intelligenza artificiale. Era arrivata da troppo in alto, per bocca della stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la promessa di investire un miliardo di euro sull’AI, per non mettere nero su bianco quelle nove lettere nel disegno di legge dedicato. Che per la precisione è un’autorizzazione a spendere “fino a”. Una formula che salva la faccia del governo. Spetterà a Cdp venture capital, il Fondo nazionale innovazione per finanziare le startup nato sotto l’ombrello di Cassa depositi e prestiti, piazzare le fiches sui progetti giusti.
I nove zeri sono entrati in zona Cesarini, nella versione del disegno di legge sull’intelligenza artificiale che il consiglio dei ministri sigla il 23 aprile e di cui Wired ha visionato il testo integrale. A quasi un mese dalla scadenza di Pasqua entro cui sbandierava di volerlo adottare. Le risorse hanno richiesto un accordo tra dicasteri, in particolare tra Alessio Butti, sottosegretario all’Innovazione tecnologica e fidatissimo della presidente, e il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. Nelle bozze che Wired ha svelato in anteprima il 9 aprile e che sono state alla base della discussione, c’era un impegno a piazzare fondi pubblici per 150 milioni che, per un effetto moltiplicatore sarebbero potuti diventare 800 milioni. Leggi: grazie agli investimenti privati. Una versione che però smentiva la promessa fatta da Meloni a marzo, davanti a una platea di papaveri delle grandi aziende di Stato e del mondo dell’innovazione.
Il miliardo per l’AI
Motivo per cui Palazzo Chigi deve riformulare il testo. Così nel nuovo articolo 21 del disegno di legge, dedicato a “investimenti nei settori di intelligenza artificiale, della cybersicurezza e quantum computing”, si legge che è “autorizzata fino all’ammontare complessivo di un miliardo di euro” l’acquisizione di partecipazioni dirette o indirette, grazie a Cdp Venture Capital, in startup e piccole e medie imprese innovative, con sede in Italia, che operano in settori chiave: AI, cybersecurity, quantum computing, telecomunicazioni e 5G. E ancora: mobile edge computing (ossia il calcolo di grandi quantità di dati da parte di dispositivi e applicazioni distribuiti, vicini a dove i dati sono prodotti, come sensori, per esempio) e web3 (l’architettura di internet che incorpora blockchain e infrastrutture decentralizzate). I settori sono gli stessi già visti in un decreto del 16 febbraio.
I fondi potranno coprire dalla fase di seed a quella di scaleup, così come il supporto a imprese più grandi per creare i cosiddetti “campioni nazionali”. E finanziare “la creazione di poli di trasferimento tecnologico e programmi di accelerazione”. Il miliardo arriverà dal Fondo di sostegno al venture capital del ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit). Ossia il tesoretto di Cdp Venture Capital. E poi dalla “sottoscrizione, direttamente o indirettamente” o dal “coinvestimento” in fondi per il venture capital, sempre realizzati dal braccio di Cdp per l’innovazione. E a cui si chiederà poi conto dei risultati. Il Dipartimento per la trasformazione digitale e Acn potranno avere poltrone nei board di questi enti.
La governance
Il disegno di legge sull’AI è un provvedimento bandiera per il governo e il partito della presidente Giorgia Meloni. Perché cristallizza le volontà dell’esecutivo sullo sviluppo di sistemi di AI, sull’assegnazione di poteri e denari e sulle regole del gioco. E perché dà voce alla visione di Fratelli d’Italia, che così si impone nella maggioranza come il partito che decide sulla tecnologia. “Serve a dotare l’Italia di una politica industriale in materia”, ha detto Butti in conferenza stampa.
I capisaldi del disegno di legge (suddiviso in 5 capitoli e 25 articoli), che dovendo ora passare al vaglio di Camera e Senato, potrà subire modifiche (anche il Partito democratico ha depositato una proposta a riguardo), sono quelli anticipati da Wired: aggravante dei reati per uso di AI, lotta ai deepfake, tutela del diritto d’autore, libero accesso ai dati per scopi di ricerca, anche in ambito in sanitario. E poi l’impianto di gestione: responsabilità divise tra Agenzia per l’Italia digitale (Agid) e Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn).
Agid dovrà sovrintendere lo sviluppo dell’AI, l’applicazione negli enti pubblici e la certificazione e l’accreditamento di chi sviluppa algoritmi. Acn invece avrà compiti ispettivi. E di sanzione, in caso di illeciti. In tandem gestiranno gli spazi di prova di sistemi di AI (le cosiddette sandbox), anche per impieghi in campo militare (per i quali dovranno sentire il ministero della Difesa). A Palazzo Chigi sarà insediato un comitato di coordinamento, composto dai due direttori generali (rispettivamente Mario Nobile per Agid e Bruno Frattasi per Acn) e dal capo del dipartimento per la Trasformazione digitale della presidenza del Consiglio. Sulla scia delle proteste di alcune associazioni per i diritti digitali – Hermes Center, Privacy Network e The good lobby – che avevano suggerito di affidare il compito di supervisionare l’AI al Garante della privacy, una autorità indipendente e pertanto svincolata da logiche di governo, nel disegno di legge è scritto che “restano ferme le competenze, i compiti, i poteri e l’indipendenza dell’Autorità per la protezione dei dati personali”. Che però è un’ovvietà: è chiaro che il Garante mantiene i suoi poteri di azione. Ma non essendo l’ente delegato all’AI, avrà uno spazio di azione più limitato. Da questo punto di vista, il governo vuole dettare la linea sul settore.
Niente fondazione
È sparito invece il riferimento alla Fondazione per l’AI, che si sarebbe dovuta occupare di formazione, studio e politiche ed essere vigilata da Palazzo Chigi e dai ministeri dell’Economia e delle finanze e dell’Università e della ricerca. Resta qui in piedi l’altro progetto, quello della nascente fondazione AI4Industry, annunciata da Urso, in occasione del primo G7 (il vertice intergovernativo di sette delle principali economie mondiali) su industria e tecnologia. AI4Industry sorgerà a Torino, sarà focalizzata su automotive e spazio e riceverà 20 milioni di euro all’anno per operare. L’ente è stato disegnato nel 2021 ma, se tutto va bene, prenderà corpo quest’anno.
A suggerire l’istituzione della fondazione è anche la Strategia nazionale sull’AI, realizzata dalla commissione nominata da Butti e capitanata da Gianluigi Greco, ordinario di Informatica all’università della Calabria. La strategia dovrà essere aggiornata e approvata ogni due anni.
Professioni, lavoro e scuola
Gli articoli dal 10 al 12 fissano gli impatti sul mercato del lavoro. Il principio è che “l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo deve essere sicuro, affidabile, trasparente e non può svolgersi in contrasto con la dignità umana né violare la riservatezza dei dati personali”. Se il datore di lavoro fa ricorso a sistemi di AI, deve informarne i dipendenti e deve assicurarsi che rispetti i diritti del settore e non provochi discriminazioni. Il ministero del Lavoro istituirà un osservatorio sull’adozione dei sistemi di AI nel settore per monitorarne gli impatti e fare formazione. Il dicastero guidato da Maria Elvira Calderone avrà 90 giorni di tempo per stabilire i componenti e il funzionamento del nuovo organo. Ci sono poi previsioni più vaghe. Scritte, ma senza un impegno stringente ad adottarle. Come la “possibilità di un riconoscimento di un equo compenso modulabile sulla base delle responsabilità e dei rischi connessi all’uso dei sistemi di intelligenza artificiale”.
Nel caso delle professioni individuali, l’AI si può usare “esclusivamente per esercitare attività strumentali e di supporto”. I clienti devono sapere se si rivolgono a un professionista che ricorre all’intelligenza artificiale, ma non è chiaro chi si occuperà del monitoraggio.
All’articolo 20 è previsto una normativa per agevolare il rientro dei cervelli dall’estero in Italia per chi lavora co l’AI e sono previsti anche contributi per la formazione dei più giovani. Studiare l’intelligenza artificiale contribuirà a riconoscere crediti formativi nell’ambito del piano didattico personalizzato. Il disegno di legge impegna a rafforzare i percorsi di formazione alle superiori, in università e nelle Its Academy, gli istituti tecnici-superiori, a sostenere attività di ricerca e di trasferimento tecnologico. Nel caso degli under 14, l’accesso a piattaforme di AI deve ottenere il consenso dei genitori. Mentre chi ha più di 14 anni e meno di 18 può “esprimere il proprio consenso per il trattamento dei dati personali”, “purché le informazioni e le comunicazioni di cui al comma 2 siano facilmente accessibili e comprensibili”.
Le novità
Un articolo, il 6, è dedicato alle attività di sicurezza e difesa nazionale, in particolare in ambito di perimetro cibernetico (ossia il sistema di tutela delle infrastrutture chiave da attacchi informatici), per le quali non si applicano le regole di questo disegno di legge. E lo stesso vale per la sicurezza delle forze armate e quelle di polizia. Un’eccezione prevista anche dall’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Un regolamento definirà il raggio di azione dei sistemi di AI in campo di difesa e sicurezza, anche per le “attività svolte da altri soggetti pubblici e da soggetti privati”. All’Acn è affidata la missione di promuovere anche con forme “di partenariato pubblico-privato” “il rafforzamento della cybersicurezza nazionale” e “un uso etico e corretto dei sistemi basati su tale tecnologia”.
Mentre il 19 assegna 300mila euro all’anno per il 2025 e il 2026 per progetti speciali del ministero degli Affari esteri.
La ricerca sanitaria
Una delle norme riguarda l’uso per scopi di ricerca sanitaria. Un tema governato dal Gdpr, il regolamento europeo sui dati personali, e che richiede il consenso per ogni uso. Il disegno di legge stabilisce che i trattamenti di dati per la ricerca medica, che vengono eseguiti da strutture pubbliche o da centri di ricerca non profit, come quelli delle associazioni dei pazienti, devono essere considerati di rilevante interesse pubblico. E per questo motivo non serve chiedere il consenso (lo prevede lo stesso Gdpr). Si autorizza l’uso secondario di dati per nuove ricerche, senza richiedere il consenso, e si impone ai centri studio, attraverso i loro comitati etici, di comunicare al Garante della privacy l’avvio dei loro studi, senza ottenere una autorizzazione preventiva. Sarà poi l’ente, se lo ritiene, a richiedere informazioni sul dossier. Il perimetro della norma si applica a ricerche su medicinali, nuove cure, ma anche sensori, protesi e interfacce uomo-macchina.
Anche in ambito sanitario l’AI non deve discriminare nelle cure e il suo uso e i processi decisionali devono essere resi noti in modo chiaro, “lasciando impregiudicata la decisione, che è sempre rimessa alla professione medica”. Sul fascicolo sanitario il ministero della Salute affida all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), il suo braccio operativo nel digitale, una piattaforma di AI per l’assistenza territoriale. Dovrà affiancare i medici di base per la presa in carica, fornire consigli clinici e consentire ai cittadini di accedere alle Case di comunità (una rete di servizi sanitari locali in via di sviluppo). Agenas, che sarà la responsabile del trattamento dei dati, dovrà usare solo quelli “strettamente necessari”. Il tutto a costo zero per le casse pubbliche.
Giustizia e reati
Nei tribunali l’AI entra solo per organizzare e semplificare il lavoro e per aiutare nella ricerca di interpretazioni e orientamenti della dottrina. Il tutto dopo che il ministero della Giustizia avrà detto la sua. Insomma, nessuna decisione automatica. Si propone di modificare l’articolo 9 del codice di procedura civile, riconoscendo che il tribunale è esclusivamente competente “per le cause che hanno ad oggetto li funzionamento di un sistema di intelligenza artificiale”.
Sono stati suggeriti anche su codice penale da parte del Dipartimento per l’informazione e l’editoria, che ha la sua commissione per l’AI per mano del sottosegretario di Forza Italia, Alberto Barachini (su cui Meloni, indispettita dalla mossa, è voluta intervenire affidandone la regia a padre Paolo Benanti) e vagliati dal Guardasigilli, Carlo Nordio.
È prevista l’aggravante comune per AI, con l’aggiunta all’articolo 61 del codice penale del comma: “L’avere commesso il fatto mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale, quando gli stessi, per la loro natura o per le modalità di utilizzo, abbiano costituito mezzo insidioso, ovvero quando il loro impiego abbia comunque ostacolato la pubblica o la privata difesa, ovvero aggravato le conseguenze del reato”. Nel caso del reato di sostituzione di persona (articolo 494), la pena è la reclusione da uno a tre anni se si usano deepfake. Sono previste aggravanti per AI anche per la manipolazione di mercato, l’aggiotaggio, la ricettazione, la truffa, il riciclaggio.
La diffusione illecita di deepfake, con l’obiettivo di ingannare chi li vede, è punita su querela con la reclusione da sei mesi a tre anni. “Se dal fatto deriva un danno ingiusto, la pena è della reclusione da uno a cinque anni”, si legge. Il disegno di legge prevede l’azione di ufficio se è “commesso nei confronti di persona incapace, per età o per infermità, o di una pubblica autorità a causa delle funzioni esercitate”.
Il governo si riserva, tra le altre cose, di designare in base all’AI Act, un’autorità di vigilanza del mercato e una di notifica. Entro un anno dovrà emettere “uno o più decreti legislativi per definire organicamente la disciplina nei casi di uso di sistemi di intelligenza artificiale per finalità illecite”. Palazzo Chigi e ministero della Giustizia trasmetteranno le bozze alle Camere per un parere, che dovrà arrivare entro 60 giorni, altrimenti l’esecutivo potrà procedere per la sua strada.
Diritto d’autore e bollino sull’AI
L’aggravante per AI riguarda anche la protezione del copyright, uno dei cardini della legge che ha richiesto, secondo Il Sole 24 Ore, un importante lavoro di allineamento. La legge integra le tutele e le violazioni con aggravanti per il ricorso dell’AI. E poi obbliga canali tv, radio e piattaforme di streaming a inserire un bollino che identifichi i contenuti realizzati o modificati dall’intelligenza artificiale, “un elemento o segno identificativo, anche in filigrana o marcatura incorporata purché chiaramente visibile e riconoscibile, con l’acronimo “IA” ovvero, nel caso audio, attraverso annunci audio”. Il bollino dovrà comparire a inizio e fine trasmissione, prima e dopo il contenuto generato con l’AI e alla fine di ogni interruzione pubblicitaria.
Le piattaforme social dovranno fornire sistemi per identificare i contenuti generati dall’AI. La legge sul copyright tutela i prodotti degli algoritmi, “nel caso in cui il contributo umano nell’ideazione e realizzazione dell’opera tramite l’uso dell’algoritmo sia creativo, rilevante e dimostrabile” e punisce gli abusi con una pena aumentata.
La pubblica amministrazione
Sarà Agid a guidare l’ingresso massivo dell’AI negli enti pubblici. In particolare dovrà fornire gli indirizzi a Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazioni, su programmi e aziende. Il governo spinge per un approccio “sovranista”, chiedendo che “vengano privilegiate quelle soluzioni che garantiscono la localizzazione ed elaborazione dei dati critici presso data center posti sul territorio nazionale, nonché modelli fondativi in grado di assicurare elevati standard in termini di trasparenza nelle modalità di addestramento e di sviluppo di applicazioni basate su AI generativa”. La parola passa al Polo strategico nazionale, l’infrastruttura su cui migrare i dati critici e strategici della pubblica amministrazione. L’AI nel pubblico dovrà essere trasparente, “assicurando agli interessati la conoscibilità del suo funzionamento e la tracciabilità del suo utilizzo”, e utilizzata a supporto di decisioni prese dalla persona responsabile.
Riproduzione da https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-disegno-di-legge-testo-definitivo-miliardo-cdp/
