Motor Valley, le start up che piacciono agli investitori esteri
Entra nel quarto anno l’Acceleratore gestito da Plug&Play e CRIT e sostenuto da CDP, Unicredit e Fondazione di Modena
Ha portato a casa 12 milioni di investimenti, la metà dei quali arrivano da fondi esteri, con 24 start up accelerate e un centinaio di persone all’attivo. Sono i numeri di Motor Valley Accelerator, uno dei poli di innovazione sostenuti da CDP Venture Capital in tutta Italia, in conclusione del suo piano triennale. «La prospettiva è di proseguire in continuità nel 2024, in vista del futuro del programma e dell’intera rete degli Acceleratori», racconta il coordinatore Enrico Dente.
A queste start up l’Acceleratore ha riconosciuto un investimento iniziale da circa 110mila euro e in alcuni casi ha deciso di espandere la partecipazione nella compagine sociale con un “gettone” fino a 500mila euro sotto forma di Follow on. «Si tratta di una rete preziosa di Open Innovation in un comparto in forte evoluzione come quello della mobilità», spiega Eugenio Razelli, presidente Motor Valley Accelerator.
Tra le start up c’è la NewTwen, che ha sviluppato modelli digitali dei sistemi di powertrain elettrico e ha ricevuto un importante finanziamento da venture capital europei, o la Novac, che produce supercondensatori allo stato solido conformabili, Ohoskin ancora, che produce rivestimenti a partire dagli scarti, e Inventio che invece sviluppa un software intelligente per automatizzare le macchine in officina. Tra loro anche la Recarbon, che lavora con gli scarti di carbonio e li trasforma in un laminato al 90% simile alla fibra vergine, e che si è aggiudicata 250mila dollari dalla Morgan Stanley Foundation. «Si tratta di start up che hanno portato innovazioni hardware e software utili alla sostenibilità», aggiunge Razelli.
L’acceleratore è una iniziativa congiunta del network nazionale di CDP Venture Capital Sgr – Fondo Nazionale Innovazione, UniCredit e Fondazione Modena, gestito da Plug and Play e CRIT, con una serie di sponsor industriali come STMicroelectronics, Ferrari, Dallara. «La sfida per il futuro – spiega Dente – è che sempre più aziende dell’automotive italiano comincino ad attivarsi negli investimenti in start up con un ramo di Corporate Venture Capital, come accade in Germania, Spagna e UK, perché questo genere di investimenti rappresentano un aspetto strategico per le imprese e iniettano capitali che fanno crescere l’ecosistema dell’innovazione nazionale». Su cosa stanno lavorando le start up dell’automotive e quali i driver tecnologici? «Vediamo un buon allineamento tra domanda e offerta in campi come la sostenibilità, mentre esistono dei mismatch tra ciò che offrono le start up e il mercato in settori come l’hardware per l’elettrificazione: ci piacerebbe vedere più progetti innovativi ad esempio nell’elettronica di potenza, semiconduttori, nuovi materiali per migliorare l’efficienza dei motori elettrici, o ancora nuove tecniche per lo scambio di calore nei battery pack». Per stimolare nuovi talenti l’acceleratore organizza un hackaton annuale nel quale le aziende partner assegnano un tema e selezionando le application più interessanti. Quest’anno sarà presso l’Università Bocconi, il 18 aprile. Mentre il 12 aprile ci sarà un evento presso la sede MVA di Modena per riunire tutti i founders ed imprenditori di start up in Italia, del mondo Mobility.
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