Sorpresa. L’AI ha già mezzo secolo (e pochi lo sanno). Tutto su ChatGPT, i rivali e i suoi antenati

Oggi pare che l’umanità abbia scoperto dal nulla quell’intelligenza artificiale con cui colloquiare e alla quale chiedere consigli. Ma non è proprio così. Federico Morgantini, imprenditore e giornalista, analizza il percorso storico nel suo libro “ChatGPT, l’inizio di una nuova era”, Kennes edizioni

Come noto, ChatGPT è il prodotto di punta di una azienda di nome OpenAI, alla ribalta delle cronache da mesi. Per anni si è parlato delle big tech o tech giants riferendosi a Alphabet (Google, ecc.), Amazon, Apple, Meta (Facebook, ecc.) e Microsoft, aziende i cui prodotti e servizi plasmano da decenni la vita di gran parte dell’umanità. Bene, da un anno a questa parte a questo elenco è stata aggiunta OpenAI, azienda praticamente sconosciuta fino a fine 2022 e nata soltanto sette anni prima.
OpenAI ha una storia molto particolare e merita conoscerla anche per comprenderne meglio il fenomeno ChatGPT. È nata il 10 dicembre 2015 nel cuore della Silicon Valley, dove le idee innovative si trasformano spesso in realtà rivoluzionarie e dove le cose accadano, per un motivo o per l’altro, prima che in tutto il resto del monto.

L’obiettivo principale che questa organizzazione ha dichiarato sin dalla sua fondazione è stato quello di garantire che l’intelligenza artificiale generale sia di beneficio per tutta l’umanità. Non a caso, all’inizio, OpenAI è stata fondata come centro di ricerca non a scopo di lucro e non come società.

I fondatori erano investitori, imprenditori e ricercatori già di grande spicco all’epoca e hanno donato nel complesso un miliardo di dollari all’iniziativa per permetterne lo sviluppo e l’indipendenza; tra questi c’erano Sam Altman, presidente dell’acceleratore di startup Y Combinator, Elon Musk, fondatore di Tesla e SpaceX, Greg Brockman, ex CTO di Stripe.

Altri fondatori della prima ora non hanno investito economicamente, ma hanno messo a disposizione la loro competenza, le loro relazioni o i servizi delle loro aziende, tra questi Ilya Sutskever, John Schulman e Wojciech Zaremba. La visione di OpenAI era chiara: sviluppare un’IAG sicura e di benefico per tutta l’umanità, comunicando in trasparenza l’avanzamento delle proprie ricerche.

Questo approccio aperto era in netto contrasto con la tendenza prevalente di molte altre aziende nel campo dell’AI, che cercavano di mantenere segreti i loro progressi. OpenAI, al contrario di tutti, ha creduto fermamente che fosse necessario un impegno collaborativo e trasparente per affrontare le sfide globali poste dall’AI. Così, la filosofia di OpenAI è sempre stata quella di enfatizzare la cooperazione piuttosto che la competizione, tanto che l’organizzazione ha cercato di collaborare con altre istituzioni di ricerca e di creare un ecosistema globale dove le idee e le scoperte potessero essere condivise liberamente.

Fonte: startupitalia.eu di Federico Morgantini

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