L’industria aeronautica civile si prepara all’estate
Industria italiana dell’aviazione: un tesoro da 16 miliardi che deve uscire dalla tempesta Covid
di Laura Magna ♦︎ Nel nostro Paese il comparto è quarto in Europa e settimo al mondo. Leonardo, Avio, Tecnam, Magnaghi group, Logic, Sime, Tekné, Oma tra le principali aziende: una catena del valore che copre l’intera filiera. Airbus ha ridotto di 11mila persone la sua forza lavoro, Boeing di 26mila e 42 compagnie aeree sono fallite. La ripresa nel 2025. Ne parliamo con AlixPartner
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L’industria italiana dell’aviazione deve prepararsi a un nuovo decollo. Il traffico aereo non tornerà a regime prima del 2025, e nel frattempo saranno prevalenti i voli a corto raggio (e con essi la domanda di velivoli narrow body, che supereranno i wide body). Si stanno preparando a questo cambiamento i principali costruttori mondiali (Boeing e Airbus) che dai lockdown hanno subito danni enormi. E oggi si trovano a tagliare produzione, personale e forniture.
Una mannaia che si è abbattuta anche sui fornitori italiani, i Tier 1 come Leonardo (leader italiana e tra i dieci primi player mondiali nelle aerostrutture) e Avio Aero, il centro d’eccellenza torinese del gruppo General Electric, con focus sulle trasmissioni meccaniche e le turbine di bassa pressione. E anche e soprattutto sulla miriade di subfornitori (sono 4mila quelli di Leonardo e oltre mille quelli di Avio) che animano interi territori produttivi nel Paese. L’intera industria vale 16 miliardi, occupa 180mila persone ed è quarta in Europa e settima al mondo.
