Merck for Health: il Corporate Venturing di Merck alla ricerca di Healthcare startup

Si è svolto lo scorso mese la seconda edizione di Merck for Health, l’hackathon di 24 ore dedicato totalmente all’healthcare e all’innovazione tecnologica.

L’evento, organizzato in collaborazione con HealthwareLabs e Digital Magics HealthTech, si è tenuto a Roma il 4 e il 5 novembre: due giorni di lavoro, confronto e formazione rivolti a giovani talenti, start up ed esperti di settore.

In palio un grant di 5.000 euro, la partecipazione a eventi formativi internazionali e a programmi di incubazione.

I progetti vincitori per questa edizione del 2017 sono KronosDNA, Pedius e Next Capodarco, tutte idee made in Italy.

La grande attenzione che l’azienda con sede centrale a Darmstadt, Germania, leader in ambito scientifico e tecnologico, ha per le nuove frontiere della salute si dimostra in iniziative locali come questo contest, che è giunto alla sua seconda edizione, con l’obiettivo di stimolare l’applicazione delle nuove tecnologie al mondo della sanità e della salute.

Merck for Health ha vinto tra l’altro il Pharma Digital Awards 2017, aggiudicandosi il premio nella categoria “Progetti di digitalizzazione delle industrie Life Science – Engagement del team aziendale” come migliore iniziativa di open innovation.

Giorgio Pinci, Commercial Operations Director Biopharma di Merc

Il sostegno e il contributo alle startup di aziende come Merck è importante e necessario per far nascere nuove idee, nuovi modi di pensare il futuro del settore medicale. Ma quali sono gli obiettivi a lungo termine di un contest come Merck for Health? Lo chiediamo a Giorgio Pinci, Commercial Operations Director Biopharma di Merck.

«Il settore Farmaceutico è in continuo sviluppo, e Merck è sempre stata leader nel cavalcare il cambiamento proponendo soluzioni innovative per rispondere ai bisogni dei pazienti. Per raggiungere questo scopo è fondamentale non essere soli: diversificare e innovare il proprio business richiede nuove idee fuori dalle logiche tradizionali ed il coinvolgimento di talenti che possano portare un nuovo punto di vista. Nel lungo termine ci auspichiamo che questi team possano diventare dei partner sempre più importanti per Merck, e che le loro idee si trasformino in soluzioni concrete in grado di rispondere alle esigenze ancora insoddisfatte dei pazienti e delle persone che se ne prendono cura.»

Quest’anno sono stati premiati i progetti di KronosDNA, Pedius e Next Capodarco: qual è il futuro dell’healthcare per Merck e cosa cercate nelle startup? Qual è il minimo comun denominatore dei vincitori?

«Il futuro dell’healthcare – afferma Pinci – è sempre più digitale. Siamo stati tra i primi a investire nella digitalizzazione e questo ci permette di creare soluzioni sempre più avanzate ed efficienti. La digitalizzazione richiede anche di avere delle figure professionali specifiche, e una maggiore interconnessione e crossfertilizzazione tra diversi dipartimenti. I team selezionati si inseriscono perfettamente in questa visione: sono tutti composti da professionisti di alto livello che possono creare valore attraverso la collaborazione con l’azienda. Inoltre, nel pensare all’Hackathon, avevamo posto grande enfasi nel cercare progetti con una base molto concreta, e questi team si sposano perfettamente con questa visione: hanno tutti delle idee ben sviluppate che hanno poi declinato con successo nelle aree di intervento identificate nelle sfide lanciate da Merck.

Edward Kliphuis, Investiment Director di Merck Ventures New Businesses fund

Merck for Health, contest tutto italiano, è solo una delle molte iniziative che una multinazionale come Merck sostiene per favorire l’innovazione. Abbiamo chiesto a Edward Kliphuis, Investiment Director di Merck Ventures New Businesses fund, quali sono le altre iniziative a sostegno dell’innovazione promosse da Merck Ventures e che cosa hanno portato a Merck? Quali benefici ne ha avuto?

«Merck Ventures offre supporto alle aziende fin dai primi passi fornendo capitali e competenze per aiutarle a sviluppare la loro strategia e a darle forma. Assumendo un ruolo attivo nell’ecosistema delle startup, diamo loro la possibilità di accedere a idee e esperienze di livello aziendale, fornendo al contempo a Merck una panoramica più ampia sulle nuove tecnologie, al fine di supportare Merck nel suo progetto a lungo termine verso l’innovazione. Questo potrebbe portare il gruppo verso le nuove cosiddette disruptive technologies. La comprovata esperienza di Merck Ventures di fare dell’innovazione una realtà ottenendo al contempo ottimi risultati finanziari ci ha fatto ottenere un voto di fiducia da parte del gruppo Merck, permettendoci di stabilire tre nuovi fondi nel 2016.»

Sappiamo che il Corporate Venture Capital è la chiave di volta per costruire il futuro nell’era digitale, perché mette insieme le strutture di grandi aziende con le nuove idee di giovani imprenditori: quanto investe Merck nel Corporate Venturing e che peso ha nei piani aziendali di un’azienda così importante nel settore medicale?

«Attualmente, Merck Ventures gestisce quattro fondi: un fondo maturo Healthcare (EUR 150 milioni – permanente), un fondo Life Sciences di nuova creazione (EUR 50 milioni – permanente), il fondo Merck Performance Materials (EUR 50 milioni – permanente) e il fondo Merck Ventures New Businesses (50 milioni di euro). Riteniamo che la convergenza in corso tra assistenza sanitaria, scienze della vita e scienze dei materiali consentirà un’ampia gamma di nuovi approcci per diagnosticare, trattare, monitorare e/o assistere i pazienti. Inoltre, assistiamo a significativi progressi nella salute digitale, nella medicina digitale e in generale nelle tecnologie digitali. Questo è il motivo per cui abbiamo consentito al fondo New Businesses di realizzare, tra le altre cose, investimenti nel settore digitale, come dimostrano i nostri investimenti in Akili Interactive Labs e Medisafe Project Ltd. Tuttavia, con il New Businesses Fund intendiamo esplorare anche aree più ampie come il settore dell’agricoltura e dell’allevamento.»

A causa delle poche informazioni che gli investitori più tradizionali (ad es. le banche) riescono a raccogliere sull’impresa, spesso l’unica opzione percorribile per gli imprenditori rimane quella di rivolgersi al mercato del Venture Capital. Ma come e dove trovate NTBF interessanti? Ci può fare qualche esempio di NTBF su cui Merck Ventures ha investito?

«Merck Ventures ha investito su Akili Interactive Labs nel 2016. Akili è una società che si occupa di terapie digitali e che sviluppa quello che potrebbe essere considerato come il primo videogame approvato dalla FDA per il trattamento dei disturbi cognitivi. La società unisce all’approccio medico una tecnologia software pensata per il grande pubblico per creare un dispositivo medico che si presenti come un videogioco d’azione. L’obiettivo dell’azienda è quello di produrre un nuovo tipo di prodotto medico in grado di offrire un trattamento su larga scala sicuro ed efficace e un miglior monitoraggio di pazienti su un ampio raggio di condizioni mentali e neurologiche. Immaginate un trattamento che sia divertente ed efficace! Nei primi mesi del 2017 abbiamo investito in Medisafe Project Ltd. Medisafe è una società con sede tra Israele e Boston. La sua mission è risolvere il problema della mancata aderenza alla terapia. I fondatori, Omri e Rotem Shor, hanno rischiato di perdere loro padre nel 2012 a causa di una errata somministrazione di insulina: così i fratelli hanno deciso di fondare Medisafe per proporre una soluzione a questo problema sanitario ricorrente. Questi sono due esempi di investimenti effettuati dal fondo Merck Ventures New Businesses in ambito digitale. Cerchiamo di sostenere imprenditori di talento che lavorano su idee entusiasmanti e rivoluzionarie, e collaboriamo con le nostre partecipate con l’obiettivo di migliorare i risultati delle cure al paziente.»

Vediamo ora invece quali sono i progetti vincitori. Si tratta, come dicevamo, di idee made in Italy, idee che mettono insieme il think digital all’innovazione in campo medicale.

 

KRONOS DNA

 Raccontateci la vostra idea, come è nata e a che punto del percorso siete?

KronosDNA srl è una giovane azienda biomedicale, startup innovativa e spin-off dell’Università di Napoli Federico II, ospitata in un hub di innovazione, il CEINGE-biotecnologie avanzate.

KronosDNA srl è specializzata nella genetica della riproduzione.

È stata fondata da tre ricercatrici con comprovate competenze tecnico-scientifiche ed impegnate da anni nella ricerca scientifica e traslazionale e nella diagnostica molecolare.

Dal know-how di KronosDNA, un balance tra competenze scientifiche e innovazione tecnologica, nasce e si sviluppa il progetto One4Two®.

One4Two® è un kit di laboratorio pensato per ottimizzare il percorso diagnostico delle coppie infertili: coniuga le potenzialità dei progressi biotecnologici con l’innovazione tecnologica per ottimizzare e migliorare il percorso diagnostico delle coppie che stanno pianificando una gravidanza.

“Occuparsi di maternità è un modo qualificante di pensare un modello di crescita e sviluppo” è questo il leitmotiv di KronosDNA srl.

One4Two si pone un duplice obiettivo:

– diagnosticare la causa genetica dell’infertilità

– prevenire la trasmissione di patologie genetiche ai figli

One4Two conciliare la necessità di percorrere strade innovative in ambiti tecnico-scientifici che sappiano ottimizzare la spesa sanitaria: si colloca nel settore assistenza socio-sanitaria e soddisfa i criteri di utilità sociale in quanto ottimizza il flusso di lavoro in laboratorio, riduce i costi di spesa, i tempi della diagnosi e l’ottenimento della gravidanza.

Chi siete, come si compone il vostro team?

Il team è compost da:

Rossella Tomaiuolo, 44 anni, Professore Associato in Scienze e Tecniche di Laboratorio presso l’Università Federico II di Napoli, e Principal Investigator del Single Cell Lab del CEINGE Biotecnologie Avanzate.

Valeria D’Argenio, 37 anni, una Ricercatrice in Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso l’Università Federico II di Napoli, e Principal Investigator del Next Generation Sequencing Lab del CEINGE Biotecnologie Avanzate.

Federica Cariati, 31 anni, una Ricercatrice esperta di infertilità di coppia e riproduzione umana.

Rossella e Valeria sono medici con la passione per la ricerca. Dopo la laurea hanno conseguito la specializzazione in Biochimica clinica e poi un Dottorato di Ricerca per approdare alla carriera universitaria.

Federica è biotecnologa, ha un master in Medicina della Riproduzione ed è dottore di Ricerca. Ha lavorato un anno alla Oxford University, nel laborotorio pioniere nel campo delle genetica della riproduzione, ed è tornata nella sua città per trasferire le conoscenze acquisite all’estero.Il team ha ideato e intende continuare a sviluppare test genetici che si differenziano in termini di efficienza per le tecnologie innovative che vengono utilizzate e soprattutto per l’elevato valore in campo diagnostico: la sfida è quella di migliorare velocità, precisione e affidabilità dei test genetici attraverso l’applicazione di tecnologie ICT specificamente concepite a supporto della diagnostica per risolvere le attuali criticità di gestione dei dati e soddisfare le esigenze di medici, pazienti e laboratoristi.

Quali sono le difficoltà che avete incontrato? E come, invece, un contest come Merck for Health è utile per voi?

Inizialmente ci siamo focalizzate esclusimante sul prodotto per trasformare l’idea in prototipo, grazie a Bioupper (un percorso di accelerazione a cui abbiamo partecipato nel 2016) la nostra attenzione si è spostata sull’ottimizzazione del business plan.

Durante l’hackaton di Merck abbiamo invece avuto l’opportunità di mettere in luce l’impatto positivo che One4Two può avere sui pazienti.

Si tratta infatti di coppie fortemente medicalizzate, sottoposte ad un iter diagnostico-terapeutico impegnativo che può essere causa di ulteriore stress: il 50% delle coppie infatti abbandona il percorso diagnostico-terapeutico rinunciando a realizzare il proprio sogno di diventare genitori.

Quindi la possibilità di ridurre costi, tempi e di ottenere un percorso terapeutico personalizzato rende la loro esperienza più sostenibile da un punto di vista psicologico ed emozionale.

Quali sono i prossimi passi?

Il prossimo passo è quello di iniziare l’attiva di service per i pazienti: quindi è necessario ottimizzare la strategia di go-to-market e di comunicazione del prodotto.

 

PEDIUS

Lorenzo Ciacci, fondatore Pedius

Raccontateci la vostra idea, come è nata e a che punto del percorso siete?

Pedius è un applicazione che consente alle persone sorde di telefonare: grazie alla tecnologia aggiungiamo in tempo reale i sottotitoli. La lampadina si è accesa dopo aver visto in televisione l’intervista di Gabriele Serpi, un ragazzo sordo che è stato coinvolto in un incidente e non ha avuto la possibilità di chiamare né un ambulanza né un carro attrezzi. Pensare che con tutta la tecnologia di cui disponiamo oggi una persona sorda non possa telefonare era davvero assurda.

Così ci siamo messi a lavoro realizzando un prototipo ed entrando subito in contatto con i nostri utenti. L’app è stata realizzata con la collaborazione attiva dei primi 100 utenti. Oggi Pedius consente di telefonare ad oltre 17.000 persone in 10 paesi nel mondo. L’idea di abbattere le barriere digitali usando la tecnologia ha convinto diversi investitori istituzionali grazie ai quali abbiamo raccolto quasi 2 milioni di euro con l’obiettivo di continuare la nostra crescita internazionale.

Chi siete, come si compone il vostro team?

Siamo partiti in 3, tutti con background tecnico. Oggi siamo in 12, parliamo 6 lingue e veniamo da 3 continenti: metà si occupa della tecnologia e l’altra metà gestisce il marketing e la community.

Quali sono le difficoltà che avete incontrato? E come, invece, un contest come Merck for Health è utile per voi?

Posso sintetizzare le difficoltà nelle domande a cui abbiamo dovuto dare risposta.

All’inizio quando dicevamo “vogliamo far telefonare le persone sorde” la risata era quasi immediata, dovevamo provare la fattibilità di un progetto e in questi casi nulla vale come un prototipo. Le difficoltà nel realizzare un prototipo sono per lo più di natura tecnica, ma occorre pianificare bene le parti da realizzare in dettaglio e quelle da lasciare fuori.

Successivamente la difficoltà è stata proporre il nostro servizio alle aziende: avere a che fare con le grandi imprese è molto impegnativo per una startup. Oggi molte aziende cercano l’innovazione attraverso hackathon o chiamate pubbliche, in genere se non si hanno referenze questa è la porta di ingresso per iniziare un dialogo, così è stato per noi. Dopo il programma di accelerazione ovviamente le difficoltà non sono diminuite, ma l’esperienza aiuta ad affrontarle meglio. Oggi la nostra è convincere le imprese ad investire sull’accessibilità e non vederla solamente come un costo.

I contest come quello organizzato da Merk sono una porta di ingresso nelle grandi aziende che altrimenti sarebbero difficili da raggiungere. All’evento erano presenti i diversi responsabili di prodotto ai quali abbiamo potuto rivolgere le nostre domande ed interagire per 24h risparmiando sicuramente qualche mese rispetto alle tempistiche tradizionali.

Quali sono i prossimi passi?

Il prossimo obiettivo sarà l’espansione nei mercati emergenti in particolare in Brasile dove la penetrazione degli smartphone è molto alta come la diffusione della rete mobile, ma i servizi di assistenza per le persone sorde sono insufficienti. Un po’ più a lungo termine c’è la Cina dove risiede la più grande popolazione sorda del mondo.

 

NEXT CAPODARCO

Raccontateci la vostra idea, come è nata e a che punto del percorso state?

L’idea di GGG, The Growing Gaming Gang, è quella di costruire una piattaforma digitale rivolta a famiglie e pazienti affetti da deficit dell’ormone della crescita. Nello specifico si è pensato alla piattaforma come un ambiente dove favorire la condivisione di esperienze e il dialogo tra i diversi stakeholder che compongono l’ecosistema (pazienti, famiglie e personale sanitario). Al tempo stesso la piattaforma funge da vero e proprio gate per l’ingresso in un ambiente di gaming stile Minecraft, dove legare l’assunzione del farmaco ad un’esperienza ludica (quando parliamo di pazienti intendiamo bambini tra i 5 e i 6 anni che devono sottoporsi alla terapia per un arco di tempo tra i 6 e i 9 anni!). L’idea nasce durante l’hackathon ma è il frutto – l’outcome potremmo dire – di un percorso che ha coinvolto 3 membri del team all’interno della cooperativa Capodarco, la più grande cooperativa integrata d’Italia (2000 dipendenti di cui 600 disabili): un percorso di riposizionamento strategico che la cooperativa sociale ha deciso con forza di intraprendere puntando sul binomio innovazione e digitale.

Chi siete, come si compone il vostro team?

Il team di Next Capodarco è composto da Gianmarco Nebbiai e Francesco Acquaviva, dipendenti della cooperativa Capodarco, Giorgio Baracco, CEO della cooperativa Proteina, Ilaria Fava, avvocato esperto in startup, e Francesca Tracló, docente universitaria.

Quali sono le difficoltà che avete incontrato? E come, invece, un contest come Merck for Health è utile per voi?

Diciamo che le difficoltà vere iniziano ora nel momento in cui bisogna costruire le relazioni con gli stakeholder, modulare l’idea progettuale alla luce di un piano di dettaglio, costruire una sostenibilità reale. Merck for Health è stato un’occasione per metterci alla prova e per ingaggiare interessanti relazioni. Un’occasione decisamente fortunata.

Quali sono i prossimi passi?

Alla luce dell’esperienza a Frontiers Health di Berlino stiamo approfondendo il rapporto con Merck per capire come dare seguito al percorso di accelerazione previsto. Allo stesso tempo è in corso un’interlocuzione con il management della cooperativa Capodarco per capire come il progetto GGG possa sposarsi con il core business aziendale.

 

Serena Magi

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