Mary Franzese e Neuron Guard: “La nostra difesa contro gli ictus. Per tutti”

Diceva Indro Montanelli che “non c’è politica, non c’è economia, non c’è scienza, non c’è religione come non c’è nulla di nulla senza passione”.

La passione come animus dunque, scintilla e motore del sano progresso umano. Incontrando Mary Franzese si rimane tutti colpiti proprio dalla sua passione lucida; lucida ma non priva di quella follia che si chiama amore concreto verso il prossimo.

E’ il maggio 2013 quando Enrico Giuliani (founder e CTO)  e Mary Franzese fondano Neuron Guard, la startup che sviluppa un innovativo sistema integrato di protezione cerebrale in caso di arresto cardiaco, trauma cranico grave e ictus, patologie che provocano danni irreversibili già dopo otto minuti di anossia, compromettendo significativamente una o più aree del cervello, quali quelle deputate alla comunicazione, alla cognizione e al movimento, fino a poter impedire al paziente di respirare autonomamente.

Incontriamo Mary Franzese, co-founder e CMO di questa assai promettente realtà, per conoscerla meglio da dentro e scoprire che “il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni” …

 

   I media parlano sempre più di Voi e di Neuron Guard, puoi spiegarci quale è la grande innovazione del sistema integrato di protezione cerebrale che portate avanti? E come è nata?

Neuron Guard è una startup innovativa che sta sviluppando un dispositivo medico salva-vita da utilizzare in situazioni di emergenza, quali ad esempio il post-arresto cardiaco e trauma cranico, in sala operatoria o ancora in terapia intensiva, per regolare attivamente la temperatura corporea e cerebrale del paziente.

E’ nata da un’idea del mio socio, Enrico Giuliani, medico anestesista con un dottorato di ricerca in Medicina Clinica Sperimentale, un’esperienza al Mount Sinai di New York, e per anni volontario della Croce Rossa Italiana. E’ l’anima tecnico-scientifica della nostra azienda, ed ideatore del sistema integrato di protezione cerebrale. Partiamo da alcuni numeri. Ogni 7 secondi nel mondo una persona viene colpita da un danno cerebrale acuto come conseguenza di ictus, arresto cardiaco e trauma cranico. L’OMS include le prime due patologie tra le prime cause di morte, con 15 milioni di decessi nel 2015, e 23.6 milioni attesi nel 2030. Sempre nel 2015, e solo in EU e in USA, 6.5 milioni di persone sono state colpite da un trauma cranico grave, prima causa di disabilità permanente per i pazienti oltre i 50 anni. La spesa globale stimata dall’OMS nel 2016 è di oltre 330 miliardi di dollari.

Occorre intervenire precocemente. In Medicina d’Emergenza esiste la regola dell’”ora d’oro” secondo la quale tutto quello che viene fatto nei primi 60 minuti dall’evento avverso porta beneficio al paziente. Inoltre, secondo le recenti pubblicazioni scientifiche – NEJM solo per citarne una – in questi casi diventa molto importante mantenere la temperatura del paziente stabile e ad un livello ottimale.

Il dispositivo medico salva-vita che stiamo sviluppando parte proprio da questi presupposti. E’ un sistema di gestione della temperatura composto da un collare terapeutico, principale interfaccia termica con il paziente che funziona scambiando calore con il collo, e da un’unità di controllo, che alimenta, controlla e raccoglie i dati durante il funzionamento del collare. La mission è rivoluzionare il processo di cura dei danni cerebrali a partire dal luogo dell’evento fino all’ospedale, e accompagnare il paziente, il personale medico e quello laico in tutto il percorso terapeutico. La nostra vision è posizionare un kit Neuron Guard in tutti i luoghi pubblici, così come il DAE – Defibrillatore Automatico Esterno – per consentire anche ai passanti un domani di agire tempestivamente.

 

   Un noto aforisma recita che “Il genio è per l’1% ispirazione e per il 99% … traspirazione”: puoi dirci come avete vissuto e state vivendo voi due questa sfida e avventura? E cosa implica?

Secondo il World Economic Forum, il costo delle malattie non trasmissibili, tra cui le malattie cardio e cerebro-vascolari, gioca un ruolo importante nella nostra società e aumenterà a livelli senza precedenti, con i sistemi sanitari messi sotto stress. Il dato più allarmante è infatti quello relativo ai 4 trilioni di dollari nel 2025 derivanti da morti premature, disabilità e costi sanitari associati, solo nei Paesi con reddito pro capite medio-basso – LMIC, World Bank.

Una situazione che ci spinge ad individuare soluzioni per ridurre questi costi. Una ricerca canadese valuta l’impatto della disabilità sui costi sanitari in pazienti che hanno subito lesioni cerebrali dopo un ictus: un paziente con una condizione invalidante costa il 50% in più di un paziente senza condizione invalidante. La prevalenza dei tratti disabilitanti è il 48% dei tratti totali.

Viviamo quindi la nostra avventura giorno dopo giorno tenendo in considerazione questi numeri, con la chiara missione di rivoluzionare la medicina d’emergenza, salvare vite e ridurre l’incidenza di queste patologie in termini di disabilità permanente. Dietro ci sono ore ed ore di studi, approfondimenti e confronti continui con il mondo medico-scientifico, che attende un dispositivo come il nostro per intervenire “prontamente” in situazioni in cui il fattore tempo è cruciale. Questo tipo di lavoro implica anche notti insonni e tanti momenti in cui devi pensare alle migliori soluzioni. Richiede anche la resilienza, il sapere reagire di fronte ai commenti negativi o ai rifiuti.

Ora la nostra più grande sfida è chiudere un nuovo round di investimento di 2.5 milioni di euro necessari per avviare l’industrializzazione, lo studio clinico, la certificazione e l’ingresso sul mercato nei 18/24 mesi successivi alla chiusura. Abbiamo infatti stimato di raggiungere circa 6 mila pazienti in EU con il nostro dispositivo, con un fatturato di 2.3 milioni e una market share dello 0.2%.

 

 

   In particolare, puoi dirci quali sono le tue origini familiari e il tuo cursus di studio e lavoro? E cosa hai preso da entrambi?

Anno 1986, origini campane. Trascorrevo molto tempo in azienda da mio padre, fino a quando lui, convinto che quello non fosse il mio futuro, mi ha spronata ad inseguire i mie sogni lontano da cosa. Così, a 18 anni lascio casa, la mia famiglia, i miei affetti a Ottaviano (NA) per trasferirmi a Castellanza (VA).

Laurea in Economia Aziendale all’Università Carlo Cattaneo LIUC, Winter School in Argentina, Summer School in Cina, Erasmus in Finlandia. Sono rientrata due anni a Napoli per gestire una cooperativa erogante servizi a supporto ai centri riabilitativi, ma quel lavoro non era adatto a me che non mi ponevo limiti, soprattutto territoriali.

Sono una persona molto fortunata, ho la famiglia che tutti dovrebbero avere e nella quale ho trovato i miei modelli. Mio nonno faceva il venditore ambulante con il suo asinello in Sicilia e rientrava in Campania solo quando il suo carico di biancheria era terminato. Mio padre a 14 anni si è trasferito in Toscana, ospitato da una famiglia che gli ha insegnato l’arte del rimboccarsi le maniche e del darsi da fare mediante la vendita ambulante. Mia nonna invece è la mia role-model per eccellenza: è stata lei a trasmettermi valori preziosi quali l’umiltà, la pazienza, il rispetto e la positività. Nei momenti di sconforto mi ricordo sempre la sua frase “Mary, sorridi a nonna, perché quando sorridi sei più bella”.

Quando mi chiedono poi cosa mi ha trasformata da ragazza timida, riservata, a donna caparbia, ambiziosa, che sa il fatto suo e si fa valere, rispondo sempre Sheryl Sandberg, COO di Facebook, che con il suo libro “Lean In – Facciamoci Avanti” mi ha completamente folgorata e stravolto la vita. E’ stata una vera spinta per me che ai tempi in cui ho letto il libro frequentavo il Master a Milano, convincendomi poi a mettere da parte tutte le paure, gettare il cuore oltre l’ostacolo e lanciarmi in una nuova avventura (Neuron Guard per l’appunto).

 

    E come sei arrivata al “progetto NEURON GUARD”: ovvero cosa Ti ha spinto dentro te stessa a crederci così tanto?

Breve excursus: io ed Enrico ci siamo conosciuti a Milano nel 2013 in un acceleratore per startup. Lui era lì per presentare la sua idea, io invece ero stata scelta per affiancare lui per tre mesi come “Startup MBA Partner”. Ai tempi stavo facendo un Master alla SDA Bocconi in “Imprenditorialità e Strategia Aziendale” ma non mi accontentavo delle sole ore di studio in aula. La voglia di cambiare, migliorarmi, mettermi alla prova come professionista e come donna, di lavorare per un grande sogno che una volta realizzato riuscirà a migliorare la vita di milioni di persone, mi hanno spinta a crederci tenacemente e in modo appassionato.

Seppur con tanta fatica, sono solita circondarmi di persone di talento e ambiziose, dalle quali apprendere continuamente. Credo che in ogni azienda le persone facciano la vera differenza e che insieme si possano affrontare periodi difficili.

Il momento in cui ho deciso di investire in Neuron Guard è arrivato nel 2014. Non avevamo la cassa necessaria per la ricerca in laboratorio. Avevo già investito i miei risparmi nei viaggi Castellanza-Modena – il primo anno l’ho vissuto da pendolare – e nella gestione ordinaria. Non mi restava altro che provare con la mia famiglia. Un giorno, sono rientrata a Napoli, e ho parlato di quello che già mi balenava da tempo nella mia testa con i miei genitori. “Papà, ho deciso di sposarmi. Non con una persona ma con la mia azienda. La cifra che sei disposto a darmi in dote ho bisogno di investirla”. Stupore e pazzia a parte, i miei sono stati contagiati dalla mia follia, ci hanno creduto e mi hanno danno la possibilità di investire in Neuron Guard e diventare socia-cofondatrice.

 

   Oggi avete e hai ottenuto molti premi e riconoscimenti e soprattutto il traguardo di una innovazione così impattante e medicalmente rivoluzionaria: quali capacità ti riconosci per essere arrivata a questo?

I riconoscimenti ci hanno permesso di avere tanta visibilità, di farci conoscere e apprezzare in Italia e nel Regno Unito. Siamo infatti entrati in contatto con Cambridge dopo avere vinto la “Intel Global Challenge” in Silicon Valley nel 2014. Da quel momento, siamo riusciti a raccogliere le risorse finanziarie necessarie per sviluppare i primi dispositivi funzionanti in collaborazione con aziende italiane (Tecno Elettra Impianti, EGICON) e inglesi (TWI, GSPK), e che stiamo testando internamente, brevettati in Italia, USA e Cina – siamo in attesa in altri 11 Paesi nel mondo. Il dispositivo, così come progettato e realizzato, ha dimostrato funzionalità e prestazioni che sono in linea con le aspettative. Il design modulare del collare e dell’unità di controllo ne fa una piattaforma tecnologica per poter soddisfare le richieste di mercati specifici, come ad esempio la terapia intensiva e la cardiochirurgia – solo per citarne alcuni.

Non abbiamo mai mollato e abbiamo trovato la forza di andare avanti in qualunque momento, provando a scalare con la nostra tecnologia anche in altri settori, lontani dal medicale, che però ci consentirebbero di anticipare il nostro ingresso sul mercato. A tal proposito, sono felice di menzionare l’interesse di alcune player internazionali nel ramo assicurativo. Il loro contributo, sotto forma di percorsi di accelerazione e mentoring, ci consentirà di potenziare la nostra strategia di approccio con le strutture sanitarie e di ingresso sul mercato.

 

 

 

    Che consigli daresti ad un giovane – magari una ragazza – di 16 – 18 anni di oggi per realizzarsi e magari lasciare qualcosa di importante al prossimo?

Dalla mia storia ho tratto tanti insegnamenti.

Consiglio di rendere la propria vita un capolavoro. Avere come unico segno visibile sul suo viso al mattino un grande sorriso ed essere una persona con dei sani valori da tramandare alle generazioni future.

Essere sempre sé stesse, non provare mai a costruirsi un personaggio perché tanto i falsi prima o poi vengono fuori. Nutrire coraggio, passione e ambizione, non mollare il colpo al primo “questo non è possibile” ma provare piuttosto ad analizzare i motivi di tale commento – senza però starci troppo perché spesso non ne vale la pena – e a capire dove poter colmare eventuali lacune. Occorre sfruttare i propri punti di forza per lavorare sui punti di debolezza.

Consiglio anche una forte dose di umiltà e umanità: siamo essere umani, non “wonder woman” con i super poteri. Bisogna imparare sempre dai propri errori, non temere di fallire. Meglio dire “questo l’ho fatto, ci ho provato ma non ce l’ho fatta” piuttosto che vivere di rimpianti. Parola d’ordine: resilienza!

L’invito è sempre quello di essere migliori scrittrici della nostra vita, non dimenticando mai di sognare in grande e con i piedi sempre per terra.

Nel mio piccolo, infatti, io continuerò a dedicare la mia vita alla nostra azienda per realizzare il sogno di vedere un kit Neuron Guard in tutti i luoghi pubblici accanto al defibrillatore (DAE), e di trovare il modo per insegnare ai bambini le manovre di BLSD – primo soccorso, anche sotto forma di gioco. Sogno infatti di comprare una masseria in Puglia o un rudere in Toscana, ristrutturarlo e creare una fondazione per avvicinare i bambini alla Medicina d’Emergenza e alla Prevenzione, e ai mestieri artigiani che oggi stanno scomparendo, per insegnare loro a prendersi cura di sé stessi e del nostro patrimonio vitale.

 

 

di Daniele Giacobbe

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