Lo Sleep Concert arriva in Italia: dormire a teatro è ora di moda

Mascherine per la luce, guanciali, sacchi a pelo e calzini. Niente scarpe nè poltrone. Il teatro e i suoi spettatori si trasformano per accogliere il primo Sleep Concert ospitato in Europa da un Teatro Lirico. Siamo a Bergamo e la situazione è alquanto bizzarra.
Sul palco 8 artisti, provenienti da Russia e Stati Uniti, che con la loro musica lirica o elettronica hanno guidato i 200 partecipanti in un magico stato di dormiveglia. Questo infatti lo scopo degli Sleep Concert: accompagnare il sonno dei partecipanti.
La più audace? Una signora di quasi 80 anni che non si perde mai uno spettacolo in abbonamento…anche se questo era tutto particolare…

Alla chitarrista Alessandra Novaga, artista che ha performato alle 3 di notte, viene chiesto di commentare la sua prima esperienza di Sleep Concert e di spiegare cosa si prova nel far addormentare il pubblico (evenienza che ogni musicista sfugge): “Si vede che le persone stanno vivendo a pieno quest’esperienza e si stanno abbandonando alla musica, anche con posizioni che di solito si assume solo quando si dorme da soli“.

 

 

Le poltrone sono accatastate fuori, le porte chiuse fino a mezzanotte. Nel Donizetti, teatro nel centro di Bergamo, si corre: le visite guidate in programma si sono appena concluse e i ragazzi di Invisible ShowCTRL Magazine si affrettano a stendere materassi bianchi nella platea ormai deserta, mentre all’ingresso le shopper vengono riempite con cuscini e calzini: in teatro le scarpe sono vietate.

Sono gli ultimi preparativi per lo Sleep Concert, il primo in Europa ad essere ospitato da un teatro lirico, destinato a un pubblico dormiente. O quasi: l’idea alla base del concerto è infatti “accompagnare il sonno dei partecipanti che rimangono comunque in uno stato di dormiveglia“. Lo spiega Fiorenzo Terenghi, direttore artistico dell’evento dedicato a Gaetano Donizetti nel giorno in cui la città natale del musicista lo celebra. Non a caso il concerto si intitola “La notte del campanello”, rifacendosi ad una delle farse meno note del compositore bergamasco, il cui protagonista, per evitare che la propria amata consumi il proprio matrimonio la prima notte di nozze, suona ogni ora, di notte, il campanello della farmacia del marito, obbligato a fornire medicinali.

Fiorenzo ha per questo selezionato gli 8 artisti, italiani e stranieri, dagli Stati Uniti fino alla Russia, che per un’ora ciascuno, da mezzanotte alle 8, hanno cullato, con musica lirica o elettronica, i sogni dei 200 partecipanti alla nottata. L’età media è di 32 anni: si va dai 17 anni di una piccola comitiva di amici e si arriva ai 78 di Mariella, fedele abbonata alla stagione lirica.

Gli uomini sono pochi e perlopiù dormono abbracciati alle fidanzate. Qualcuno russa, ma la maggior parte sonnecchia, aprendo gli occhi quando un artista termina la propria performance. La sala è buia, le uniche luci accese sono quelle che illuminano le postazioni dei musicisti, in piedi di fronte a un microfono, seduti alla tastiera o semi sdraiati su lettoni quadrati presi a mixare tracce da un pc collegato alla consolle.

Alle 3, quando l’assopimento generale diventa palpabile, è il turno di Alessandra Novaga, chitarrista. Anche per lei è il primo Sleep Concert: cosa pensa all’idea di far addormentare il pubblico, prospettiva che normalmente terrorizzerebbe ogni artista? “Si vede che le persone stanno vivendo a pieno quest’esperienza e si stanno abbandonando alla musica, anche con posizioni che di solito si assume solo quando si dorme da soli“.

Lo conferma Ivan, 53 anni, sdraiato su uno dei materassi più vicini all’ingresso: non ha dormito molto, perché “quando ascolto musica di solito non riesco a fare nient’altro“.

Il riaccendersi delle luci in sala, così come il loro affievolirsi, è stato accompagnato da una performance di musica elettronica.

Qualcuno si stiracchia, chi non si è portato una mascherina si tira il lenzuolo sugli occhi. Fuori il sole è ormai alto: in sala nessuno ha un’opinione chiara su quanto sta per concludersi. “Non so se mi è piaciuto. Però lo rifarei“.

Fonte: Wired.it

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