Italbugs e Future Food Institute inaugurano la prima “Silk Urban Farm”

Da tradizione del passato a protagonista della “food innovation” del futuro: è il baco da seta, al centro della prima “Silk Urban Farm” italiana, il primo laboratorio italiano dedicato all’economia circolare da baco da seta, presentato oggi a Bologna da Italbugs – start up del Parco Tecnologico di Lodi – e Future Food Institute, Istituto Italiano che si occupa di ricerca e innovazione in campo alimentare.

La “Silk Urban Farm”, che si occuperà di allevamento di bachi e di studio di applicazioni innovative e produzione di prodotti della bachicoltura – da quelli alimentari a biomedicale e cosmesi -, ha sede presso Scuderia-Future Food Institute Coolab (Piazza Verdi, Bologna) ed è stata inaugurata in occasione della presentazione del saggio “Né ossa, né lische – Guida alle nuove proteine che fanno discutere l’Europa” (goWare, 2018) di Marco Ceriani, esperto in nutrizione e fondatore di Italbugs. A mangiare gli insetti, infatti, furono gli antichi Egizi e i guerrieri dell’Impero Romano; parlano di insetti la Bibbia e il ricettario di Leonardo da Vinci.

Il cibo del futuro arriva quindi dal passato, così come l’allevamento di bachi da seta: una grande tradizione italiana che risale al X secolo, quando nel nostro Paese nacque l’industria serica grazie alla diffusione della coltivazione del gelso e all’allevamento del baco da seta nelle campagne del Mezzogiorno, dove già alla fine del ‘400 si produceva quasi tutta la seta greggia nazionale. Nel ‘500 l’Italia possedeva oltre il 50% dei telai attivi in Europa per la produzione di filati serici. Dopo il declino del ‘600, dovuto alla concorrenza francese, nel ‘700 l’Italia ritornò al suo ruolo di guida europea grazie alle produzioni di seta di alcune città: Genova per i velluti, Bologna per i veli neri di grande leggerezza e qualità, Milano per le calze, Torino per il pregio di damaschi e broccati.

Il baco da seta oggi: la “Silk Urban Farm”

Il progetto “Silk Urban Farm” vuole recuperare l’antica tradizione della bachicoltura, riportandola nel centro cittadino di Bologna, dove una volta era fiorente. Con il laboratorio, che si inserisce nel progetto “Silk Urban Valley” lanciato da Italbugs, si vuole recuperare la bachicoltura, innovandola secondo il modello di produzione e sviluppo dell’economia circolare. Negli spazi bolognesi verranno allevati i bachi e si studieranno applicazioni innovative della bachicoltura, da quelli alimentari alla cura della persona. Dal punto di vista alimentare, il baco da seta può vantare un contenuto proteico di rilievo (superiore al 50%) con un rilevante apporto di amminoacidi essenziali.
La crisalide, da elemento di scarto, che in passato veniva usata come fertilizzante natural, può quindi diventare una fonte alimentare di farine proteiche. Italbugs ha già realizzato PanSeta, il primo panettone al mondo con farina di baco da seta, in occasione di Expo 2015.

L’applicazione del modello di economia circolare alla produzione del baco da seta ne estendono le possibilità di utilizzo ad applicazioni più complesse nei settori della nutraceutica e del biomedicale, grazie ad alcuni componenti derivati dal baco da seta (fibroina, sericina e coloranti naturali come antociani, caroteni e flavoni). Nel settore della nutraceutica, la crisalide è utilizzata da secoli in Cina e Corea per il trattamento del diabete e il controllo dei livelli di glucosio nel sangue. I possibili impieghi in campo biomedicale sono concentrati sullo sviluppo di materiali chirurgico impiantabili come protesi vascolari, by-pass, rigenerazione tessutale, tessuti non tessuti per la cura di piaghe e ustioni, applicazioni dentali e oculistiche.
Esiste infine un utilizzo nel settore cosmetico, con prodotti derivati dal baco da seta come la sericina (molecola con elevate proprietà idratanti e dermoprotettive) e l’olio di crisalide ad azione cortisonesimile, utilizzato come lenitivo per lesioni alla cute (ferite, psoriasi e ustioni).

Il museo

La “Silk Urban Farm” comprende anche il museo del baco da seta, che racconta la storia italiana della bachicoltura con preziosi oggetti d’epoca raccolti da Marco Ceriani in tutta Italia: un’ “incubatrice” di fine ‘800, proveniente da Pesaro, riscaldata da lampada a petrolio, con sette ripiani che potevano contenere 3 milioni di uova; una spelaiatrice del 1930 proveniente da Brà (Cuneo) che era utilizzata per la pulitura dei bozzoli dalla “spelaia”, prima fibra prodotta dal baco per ancorare il bozzolo, prima di produrre la seta; il tagliafoglie del 1940 per tagliare le foglie di gelso in striscioline adatte per i piccoli bachi; l’aspo, attrezzo di legno girevole sul quale si svolgeva il filo di seta dipanato dai bozzoli; il paiolo per la pulitura dei bachi in acqua calda.

Il kit didattico

Tra i primi progetti in cantiere, “il kit didattico” per scuole e bambini, con tutto l’occorrente per allevare e conoscere da vicino l’affascinante mondo dei bachi da seta, una “macchina perfetta” con un rapido ciclo di crescita, che in un mese porta le uova a diventare bachi e poi farfalle. In circa due settimane viene completato bozzolo di seta che è costituito da un unico filo della lunghezza di ben 1200-1500 metri.

 

 

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