Intervista all’ideatore di Heroes, il primo Euro-Mediterranean Coinnovation Festival che coinvolge i più ispirati eroi

Una location bellissima e fuori dal comune, una zona "neutra" dove la natura la fa da padrone e i cellulari hanno poco segnale. Un evento unico nel suo genere che è giunto, non senza coraggio e difficoltà tecniche, alla seconda edizione. E infine un giovane visionario e determinato, il suo ideatore e organizzatore, che ha voluto spostare l'asse dell'innovazione e condurla al Sud. 
Parliamo di Heroes Meet in Maratea e di Michele Franzese, co-founder e portavoce di questa tre giorni densa di appuntamenti, competition, momenti di formazione, svago e buon cibo e ovviamente mare!
Nell'intervista che segue, i dietro le quinte di un evento imperdibile per startupper e non solo.

 

Parlare di innovazione in una location diversa dal solito, tentare un evento internazionale fuori dai soliti hub milanesi e romani, lanciare l’ennesima iniziativa con competition in favore delle neo imprese e della corsa verso il digitale. Una scommessa audace. Che però siete riusciti a vincere con questa seconda, frizzante edizione. Quanti sforzi e difficoltà? Quali traguardi e soddisfazioni?

Personalmente sono convinto che, nel tentativo di fare qualcosa di diverso, bisogna essere animati da motivazioni serie e non solo dal desiderio di compiere un esercizio di stile.
Per Heroes, meet in Maratea è stata fortemente voluta una location differente non perché volevamo a tutti i costi farlo strano o perché non avremmo potuto organizzare l’evento a Milano o Roma. La scelta di sfruttare una location atipica nasce da due considerazioni: la prima è legata al fatto che ci piaceva l’idea di spostare un po’ l’asse dell’innovazione e capire se nei luoghi meno blasonati fosse comunque possibile creare un evento d’impatto, in cui potessero confluire ecosistemi italiani ed internazionali che, proprio in quello spazio, trovassero il giusto luogo e tempo per creare relazioni fertili.

Inoltre, la scelta di Maratea come location risponde alla necessità di trovare un territorio in un certo senso neutrale. Difficilmente, infatti, gli ecosistemi locali si trovano a Milano o a Roma. A livello locale ci sono delle community che hanno forza e capacità di coinvolgimento, ma che non sempre riescono a lavorare insieme. Far collaborare Foggia con Bari, con Lecce o con Napoli, oppure Pescara con Roma, non è sempre facile. Ecco perché la scelta di un luogo neutro, in cui è la natura a farla da padrone.
Inoltre, questo è il primo evento sui temi dell’innovazione davvero internazionale in Italia, in cui sia gli speaker che i partecipanti raggiungono Maratea anche dall’estero. E in questo senso, la nuova edizione sarà ancora più cosmopolita rispetto all’anno scorso.

In merito agli sforzi e alle difficoltà posso dire che – per il futuro – mi aspetto un aiuto sempre maggiore da parte del territorio. A volte è più complesso raccontare le cose che fai al territorio che ti ospita, piuttosto che all’esterno. Per questo spero possa sempre più sostenerci, anche con una partecipazione attiva all’evento.
Un’altra criticità, questa volta per i partecipanti, è insita nella location stessa. Raggiungere Maratea non è semplicissimo e partecipare a un evento di tre giorni è impegnativo. Il contesto naturalistico non si concilia con una perfetta copertura telefonica, ma questo facilita un coinvolgimento immersivo da parte degli ospiti.

Per quanto riguarda le soddisfazioni, invece, la più grande è notare che la community creata a Heroes supera i confini spazio-temporali dell’evento. Ancora oggi, partecipanti e speaker dell’anno scorso trovano tempo di raccontare e ricordare l’esperienza. Per me, già questo è un successo straordinario.


Raccontaci i principali 3 aspetti che differenziano il format di Heroes dagli altri eventi collaterali dedicati alle startup.

Heores si differenzia in primis per il tempo e lo spazio dedicato al networking: i partecipanti hanno sempre modo di confrontarsi con gli speaker, sono tre giorni in cui non esistono gerarchie e ciò permette di sviluppare tantissimo le potenzialità delle persone.

Un secondo aspetto riguarda l’unione di momenti di formazione molto verticale con momenti ispirazionali. Il tentativo è combinare il format ispirazionale di TED a una forma più concreta, come quella del Web Marketing Festival.

Infine, a Heroes vige la regola di contaminazione con il territorio. Il momento clou di questo tentativo è il pranzo delle startup, realizzato in collaborazione con Gnammo, principale piattaforma di social eating in Italia. In quell’occasione, coinvolgeremo le cinque startup finaliste in un pranzo con altrettante famiglie, con l’obiettivo di ricambiare l’ospitalità del territorio offrendo a nostra volta valore.

 

Perché hai sentito l'impulso di ideare e orchestrare questo festival?

Organizzare eventi è sempre stata una mia passione. Ho sempre cercato di realizzare format nuovi che, da un lato, riuscissero nell’intento di coinvolgere le persone su temi di attualità e, dall’altro, fossero come una prova di forza a dimostrazione del fatto che si possono fare cose belle anche nei territori di periferia. L’importante è crederci e metterci l’anima.
 

La Heroes Prize Competition (appuntamento che interessa maggiormente i nostri lettori), i Coinnovation Lab, il progetto Young Heroes: i giovani e giovanissimi sembrano essere i protagonisti di Heroes. Ma chi li giudicherà e guiderà nei loro percorsi di crescita? Quali i nomi di spicco per questa edizione?

I giovani e i giovanissimi sono e saranno senz’altro i protagonisti di questa edizione, sia quelli che hanno già avviato la propria impresa sia quelli che hanno l’intenzione di farlo.

I ragazzi hanno bisogno di tanti contenuti, di formazione imprenditoriale: come si fa un business plan, come si trova un investitore. Molti di loro escono dall’università e hanno bisogno di esempi che gli facciano venire la voglia di fare, di tentare delle sfide. La sensazione di non potercela fare è tipicamente italiana, ed è ciò che ci ha portato alla frustrazione di sentirci sempre secondi e ci ha relegato alla periferia dell’innovazione.

Con Heroes puntiamo a stravolgere questo paradigma. Per farlo, saranno tantissimi i mentor che si occupano di startup e che accompagneranno i ragazzi in questo percorso che inizia oggi con la call di partecipazione alla competizione, aperta fino al 30 giugno.

E poi, i tanti ospiti da cui trarre ispirazione. Per citarne solo alcuni, avremo il piacere di accogliere il fotografo Oliviero Toscani, un giovanissimo Damian Moran, CEO di Save, e Polina Raygorodskaya, fondatrice di Wanderu.

 

“Fare innovazione al Sud è una mission impossible” questo il parere di molti startupper delusi. Come rispondi loro?

Io non sono affatto d’accordo. Non so perché questi startupper siano delusi, ma so per certo che se è vero che possono esserci mille motivi per esserlo, è ancor più vero che ce ne sono mille e uno per provarci.
La delusione può essere frutto di un incontro sbagliato, può essere dovuta al fatto di non aver trovato il team giusto, di non essere in un contesto che collabora (non avere la banda larga non aiuta di certo), oppure non avere un rapporto virtuoso con la pubblica amministrazione o, magari, non aver ancora avuto l’idea giusta.
Quale che sia il motivo, però, io penso che non si debbano mai cercare scuse all’esterno, bensì sempre motivazioni nuove per ritentare la sfida. Fare innovazione al Sud è possibile se si ha la voglia, l’energia e lo spirito di sacrificio giusti.

 

Di Chiara Scovacricchi

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