Intervista a Paolo Anselmo, presidente dell’Italian Business Angels Network Association. Uno sguardo prezioso sulle startup italiane

Iban, l’Italian Business Angels Network Association è un network di investitori composto da ex titolari di impresa, manager in attività o in pensione, che dispongono di mezzi finanziari e di una buona rete di conoscenze ma soprattutto di un buon bagaglio di esperienze attiva sul panorama italiano da 19 anni (è stata creata il 15 Marzo 1999). Questo bagaglio per esperienze accumulate di cui si fa portatrice fa sì che goda di un punto di vista “storico” prezioso di cui non si può non tenere conto. Rivolgiamo volentieri alcune domande al suo presidente Paolo Anselmo:

 

 

Presidente, a chi vi rivolgete oggi, chi sono i vostri interlocutori tipici, potete farci un ritratto ideale?

Il profilo e le caratteristiche del business angel tipico non sono cambiate nel tempo: tra i 30 e i 50 anni, uomo, vive nel Nord Italia ed è affiliato ad IBAN, ad uno dei suoi BAN territoriali, oppure a un Investor Club. La novità molto positiva degli ultimi due anni risiede proprio nel fatto che è emerso che nel 2017 un’operazione su cinque (anche nel 2016) è stata realizzata da un business angel donna.

Generalmente ha un passato come manager, è laureato, e circa il 64% attualmente si identifica come dirigente o imprenditore. Ha un patrimonio mobiliare inferiore ai 2.000.000 di euro e investe meno del 20% del proprio patrimonio in operazioni di angel investment. Mediamente il patrimonio afferente alle startup è composto in partenza da massimo 2 aziende investite.

 

Cosa chiedete e cosa offrite alle startup? Perché una pmi o startup dovrebbe rivolgersi a Voi?

 

Come associazione IBAN diamo la possibilità a chi ha un progetto di poterlo presentare ai nostri associati tramite la compilazione del form online presente sul nostro sito nella sezione dedicata “proponi il tuo progetto” (http://www.iban.it/it/proponi-progetto). La scheda progetto viene caricata nell’area riservata ai soci i quali, tramite delle credenziali d’accesso personali, potranno visionare e valutare in autonomia i progetti presentati. In generale un business angel da una startup pretende serietà, competenza, un team affiatato, ma anche una piccola dose di incoscienza dettata dalla visione innovativa del progetto. Sicuramente il supporto di un business angel per una startup è fondamentale nelle sue primissime fasi non solo da un punto di vista economico, ma sopratutto per il tipo di supporto manageriale e di competenze che un ex imprenditore o manager ha acquisito nel tempo.

 

 

Quanto e in cosa è cambiato in quasi 20 anni il panorama, l’ecosistema delle pmi innovative?

L’ultimo rapporto trimestrale realizzato da Ministero dello Sviluppo Economico e InfoCamere, in collaborazione con Unioncamere, fotografava 8.897 imprese iscritte nello speciale Registro, in aumento del 6% rispetto a fine 2017. Il capitale sociale sottoscritto risulta notevolmente cresciuto negli ultimi tre mesi, dai 423 milioni di euro nel dicembre 2017, agli attuali 499 milioni (+18%), per una media di 56.097 euro a impresa (+11,3%) e 11.381 dipendenti (con un aumento del 4,9% rispetto a settembre 2017). Vent’anni fa tutto questo non esisteva. Anzi, fino al 2012. E grazie alle “definizione” giuridica di startup oggi ci sono tutta una serie di incentivi che permettono di agevolare gli investimenti in innovazione e in R&S. Ora tocca anche ai privati dare una spinta concreta alla crescita.

 

 

Cosa dovrebbe o potrebbe fare il legislatore (italiano e /o europeo) per favorire la crescita qualitativa e quantitativa delle startup in Italia?

 

Credo sarebbe il caso di pensare a una task force trasversale, sul modello dell’intergruppo innovazione, che riunisca quei dirigenti apicali che nei vari Ministeri quotidianamente si occupano di innovazione. Non pesare solo a incentivare le startup ma vederle già calate nel tessuto imprenditoriale ed economico così che passano realmente dare un contributo alla crescita. Perché l’innovazione non riguarda solamente la materia dello sviluppo economico, ma coinvolge, anzi dovrebbe coinvolgere, anche tutti quei settori, dall’istruzione alla sanità, dall’agricoltura e il turismo dove l’Italia eccelle, in cui anche solo uno scambio di informazioni e best practice potrebbe avere un impatto notevole per la crescita del Paese.

 

Un’ultima domanda, che futuro intravedete per l’environment delle startup tra pochi anni? E perché dovremmo essere ottimisti?

 

Oggi il 14% delle imprese finanziate è localizzato all’estero: dobbiamo ragionare sempre più con una prospettiva europea di investimenti crossborder che facciano circolare gli investimenti italiani ma anche e soprattuto che attirino quelli esteri da Paesi più evoluti da un punto di vista di culturea del rischio. Per questo siamo convinti che sia fondamentale un’iniziativa di sistema come ESIL (Early Stage Investing Launchpad), che mira a favorire e incrementare il mercato degli investimenti angel, stimolando le opportunità di investimento transfrontaliere, trovando nuovi accordi, collegando i network più rilevanti per creare un programma di formazione su misura per gli ecosistemi locali.

 

 

Grazie

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