Intervista a Luca Barboni, autore del libro “Growth Hacking fai crescere la tua impresa online”

Disciplina importante ma ancora non troppo diffusa in Italia, il Growth Hacking sta prendedo piede lentamente anche tra le nostre imprese. Incontriamo colui che lo trapiantò dagli Usa e tuttora lotta per la sua diffusione, convinto che è il metodo vincente per migliorare il business e far aumentare clienti soddisfatti. Parliamo di Luca Barboni, giovane e simpatico studioso di marketing, che insieme all'amico e collega Federico Simonetti, ha recentemente pubblicato un libro illuminante: "Growth Hacking fai crescere la tua impresa online" (acquista qui).
Nell'intervista rilasciata in esclusiva a StartUp Magazine, ci spiega in parole semplici cosa è davvero il growth hacking, in cosa l'ecosistema Europa sbaglia rispetto alla Silicon Valley e il modo per far crescere e galoppare unicorni…non solo nei nostri sogni.

 

Luca, definiresti in poche righe il growth hacking come se lo spiegassi a mia nonna?

Ciao nonna, piacere! Ti faccio una domanda. Quando cucini il pranzo per tutta la famiglia, e ti vengono fatti dei complimenti, è un bel gesto vero? Bene. Viceversa se un nipote ti dice che manca del sale, o che vorrebbe più condimento, tu cosa fai, li ignori? Non credo! Impari dai loro gusti e nel tempo farai pranzi sempre migliori, rendendo la famiglia sempre più felice. Ecco nonna, sembra assurdo, ma moltissime aziende non ragionano così. O meglio: a parole dicono di farlo. Ma di fatto non hanno pensato ad un sistema che gli permette di migliorare continuamente sia l’aspetto (il marketing) che la sostanza (il prodotto) dei loro piatti, basandosi su dati reali. Il growth hacking serve proprio a risolvere questo problema, e ad aiutarli a rendere felici più clienti possibile nel minor tempo possibile.

Hai scoperto e colto il valore del growth hacking quando questa era una disciplina ancora agli albori in Italia. Quanto siamo indietro rispetto agli Usa?

Un bel po’ purtroppo! Il nostro ecosistema si trova sicuramente in un’altra fase di vita rispetto ai nostri colleghi oltre-oceano. Basti pensare che ho tenuto il mio primo talk sul growth hacking nel 2015. Si intitolava “ WTF is growth hacking? ”. Sono passati 2 anni da allora. In questi due anni ho parlato di Growth Hacking a migliaia di persone, nelle università e in corsi di formazione, il mio amico Raffaele Gaito si è unito al movimento diffondendo questo mindset giornalmente, sono nate delle community online completamente in italiano come quella di Gerardo Forliano . Eppure sentir parlare di Growth Hacking suscita ancora tante domande. E’ anche per questo che io e il mio collega Federico abbiamo accettato di scrivere questo libro. Crediamo fermamente nel metodo di lavoro portato dal growth hacking perchè ne abbiamo visti i risultati sui nostri progetti. Quale miglior modo di contaminare ancora più persone? 🙂

Hai notato un progressivo accelerare dell’Italia in direzione digital e apertura all’innovazione nell’ultimo anno? Ci sono news che fanno ben sperare?

Assolutamente sì. La digitalizzazione non è un gadget. Non è un’opzione. Il digitale si è affermato come un vero “layer” di interpretazione della realtà, e più o meno velocemente, sta prendendo piede anche nelle aziende italiane. Pochi mesi fa ho avuto l’opportunità di conoscere alcune figure del team per la trasformazione digitale del paese a Codemotion Roma. C’è tanto da fare, ma c’è anche tanta voglia di fare e tante competenze.

Lato innovazione, anche l’ecosistema imprenditoriale sta crescendo, ma c’è bisogno di sinergia. Devono crescere gli imprenditori, devono crescere gli acceleratori, gli incubatori, gli investitori, le aziende che fanno open innovation, i fondi e i policy makers. Io non penso che l’Europa debba tentare di assomigliare alla Silicon Valley a tutti i costi. Ma ragionare come un’ecosistema interdipendente? Questo è fondamentale. Finchè non viene capito continueremo a vedere unicorni solo nei nostri sogni.

Quanto avete impiegato a scrivere il vostro libro, raccogliere le informazioni necessarie, impacchettarlo bene per renderlo accessibile ad un pubblico il più vasto possibile? Quale è stata la maggiore difficoltà incontrata nell’editarlo?

Innanzitutto scrivere un libro a quattro mani è diverso dal doverlo scrivere da soli. Diciamo che in totale ci abbiamo messo 2 mesi per la bozza iniziale, la struttura, la raccolta di materiali. Poi 3 mesi di “chiusa” ad unire i puntini e scrivere intensamente. In un certo modo abbiamo applicato il metodo del growth hacking anche al libro stesso, infatti al suo interno ci sono contenuti che sono stati già testati in pubblico, e poi migliorati. La parte più difficile è stata riuscire a semplificare i concetti senza apparire semplicista. Questo è un libro introduttivo al tema, con un obiettivo di divulgazione. Nonostante questo tengo molto al giudizio di tutti quei colleghi ed esperti che considero miei pari (o mentor) nel panorama digital italiano. Per questo, insieme a Federico, ho cercato di accontentare la sete di sapere dell’imprenditore italiano, ma anche facendo attenzione a non decadere nel banale dal punto di vista di un tecnico.

Se dovessi esprimere un desiderio professionale, per quale big companies vorresti lavorare? O la vita del freelance/scrittore è, dopotutto, ricca di soddisfazioni?

Io sono il tipo di persona che a 25 anni rifiuta un contratto a tempo indeterminato e si apre la partita iva. Perciò posso dire di essermi scelto la carriera da imprenditore di me stesso, e di rispecchiarmi nei suoi ritmi. Ciò che apprezzo di più è la libertà di poter investire il mio tempo per imparare cose nuove. Non si tratta solo di crescita di metriche, o crescita professionale, ma anche personale. E per mantenere certi ritmi è fondamentale circondarsi di stimoli e sfide. Altrimenti Netflix sarà sempre più attraente della dashboard di Google Analytics!

Nonostante questo sarei molto curioso di dare una “sbirciatina” dentro aziende con prodotti digitali con forte crescita, come AppSumo. Sia per il loro accento sul digital, sia per la loro cultura aziendale. E’ un aspetto che mi affascina molto, e che viene sottovalutato da tantissimi imprenditori anche se determinante per il successo. 

Di Chiara Scovacricchi

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