Intervista a Lapo Cecconi e Marco Scarselli, fondatori di Kimap


Kimap, di cui abbiamo già parlato negli articoli del 21 e 13 marzo (di seguito i due link: https://www.startupmagazine.it/kimap-lapp-che-migliora-la-mobilita-dei-disabili/  e https://www.startupmagazine.it/kimap-un-ecosistema-digitale-al-supporto-della-mobilita-dei-disabili/ ), è un'app creata a Firenze da Lapo Cecconi e Marco Scarselli.
Il loro obiettivo è quello di abbattere le barriere architettoniche per le persone disabili sfruttando le tecnologie più all'avanguardia, tra cui quelle Internet of things e Big Data.

Con questa app infatti gli utenti dispongono di un vero e proprio navigatore, che li informa, in base alla qualità e difficoltà del percorso richiesto, dei tratti di strada o sentieri da percorrere per raggiungere i punti di interesse.
Sfruttando il sistema di geolocalizzazione, che utilizza la costellazione di satelliti,  può anche calcolare in tempo reale la propria posizione.
Kimap ha anche un sistema di community in cui chiunque usi l'app può commentare, condividere o votare i percorsi migliori o peggiori, in modo tale da poter aiutare gli altri o essere aiutato.
Oggi l'app è già attiva ed è utilizzata perlopiù a Firenze, ma questo e molto altro ce lo spiegano Lapo Cecconi e Marco Scarselli, che StartUp Magazine ha avuto il piacere di intervistare.

 

Sicuramente il vostro rappresenta un vero e proprio punto di incontro tra tecnologia e aiuto alle persone con handicap. Secondo te il progresso in Italia ha portato molti benefici ai disabili, oppure si potrebbe fare molto di meglio, magari prendendo esempio da paesi all'avanguardia nel settore?

Il progresso tecnologico è un grande alleato dei disabili, in Italia come in ogni altro paese: l’applicazione dell’innovazione tecnologica agli ausili per la deambulazione ha permesso la realizzazione di prodotti che hanno aumentato in maniera prima impensabile la mobilità e l’autonomia dei soggetti con limiti alla deambulazione. E nella produzione di queste innovazioni la tecnologia dell’industria italiana spesso è in prima linea. 

E’ invece la presenza di ostacoli a livello culturale/politico/amministrativo a limitare in Italia i benefici potenzialmente conseguibili con l’innovazione. Prendiamo ad esempio il tema delle barriere architettoniche: nelle città italiane, dove per ragioni soprattutto culturali sono purtroppo molto presenti, la loro esistenza è tale da limitare i vantaggi connessi alla diffusione dei nuovi ausili. La loro rimozione, ora più che prima, quindi è in grado di migliorare sensibilmente la situazione dei disabili.


Kimap ha un sistema di community social già attivo tra l'altro. Quanto e perché è importante creare oggi una community del genere per progetti come il vostro?

La community è l’elemento portante dell’ecosistema in quanto senza i kimappers (i nostri utenti)  non vi può essere una mappatura dell’accessibilità. Stiamo mettendo a disposizione gratuitamente l’utilizzo della nostra tecnologia proprio per permettere a tutti di poter dare il proprio contributo e poter beneficiare di maggiori informazioni sulle strade delle nostre città. Nello stesso tempo siamo aperti nei confronti di associazioni ed enti pubblici a organizzare in partnership delle iniziative di mappatura collettiva e partecipata di parti di città, zone extraurbane, punti di interesse turistico-culturale.


Secondo te Kimap risponde alle esigenze di autonomia da parte dei disabili? In che modo?

La risposta al quesito non può che essere positiva. Kimap è un vero e proprio ecosistema digitale – composto da una App, un dispositivo IoT e una community –  per la mappatura e la navigazione che offre all’utente le informazioni, che per il modo in cui sono raccolte sono affidabili e costantemente aggiornate, necessarie a spostarsi autonomamente sul territorio (urbano ed extraurbano, per svago e per lavoro, da solo o accompagnato), consentendogli di sfruttare in pieno le potenzialità degli ausili che utilizza.


Oggi la vostra app dispone di un sistema di mappatura di Firenze. Avete progetti a breve e lungo termine per esportare Kimap fuori dal Giglio e magari anche fuori dall'Italia?

Siamo partiti da Firenze perchè qua abbiamo la sede, abbiamo iniziato a collaborare con il laboratorio di SoBigData con sede al Cnr di Pisa e stiamo ricevendo molti feedback positivi da associazioni ed enti locali di tutto il territorio nazionale. Il progetto è pensato su larga scala e stiamo cercando di aprirci ad ulteriori collaborazioni per poterlo sviluppare anche fuori dall’Italia.


Come è nata l'idea di Kimap? Deriva da un episodio particolare?

Kimap è frutto di molta sperimentazione, un bel po’ di sbagli e qualche interessante intuizione. Da ormai molti anni entrambi lavoriamo su progetti di ricerca sui big data e open data, lo scorso anno abbiamo deciso di creare la start up per poter sviluppare e produrre strumenti/metodi nuovi di analisi, utilizzando anche la tecnologia dell’IoT. Dopo la costituzione della società, avvenuta a Marzo 2016, abbiamo iniziato a sviluppare un prototipo per la mappatura e la rilevazione di parametri biometrci in tempo reale finalizzato a progetti di ricerca in campo socio sanitario.  Un nostro socio con problemi di disabilità motoria ha visto nel primo dispositivo un potenziale strumento per la mappatura delle barriere architettoniche in tempo reale e per indicare la strade maggiormente accessibili da percorrere con le carrozzine. Era Giugno 2016, abbiamo interamente sposato l’obiettivo e da quale momento capo chino a lavorare su Kimap.

 

 

Di Andrea Candelaresi

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