{"id":970,"date":"2024-03-13T14:17:12","date_gmt":"2024-03-13T14:17:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/?p=970"},"modified":"2024-04-26T12:37:21","modified_gmt":"2024-04-26T12:37:21","slug":"le-startup-nate-online-hanno-scoperto-un-vecchio-modo-di-fare-affari-aprire-negozi-fisici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/2024\/03\/13\/le-startup-nate-online-hanno-scoperto-un-vecchio-modo-di-fare-affari-aprire-negozi-fisici\/","title":{"rendered":"Le startup nate online hanno scoperto un vecchio modo di fare affari: aprire negozi fisici"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le startup nate come ecommerce stanno scoprendo un nuovo, inatteso metodo per aumentare il proprio giro d\u2019affari. L\u2019apertura di negozi fisici. Complice l\u2019impennata dei prezzi per gli annunci online e una maggiore propensione all\u2019acquisto nei negozi dopo il boom del commercio elettronico durante la pandemia, le aziende nate durante gli anni d\u2019oro della digital economy hanno cominciato a sperimentare modi alternativi di vendere i propri prodotti. Primo tra tutti, il pi\u00f9 antico. Aprire negozi, fissi o \u2018Popup\u2019 temporanei.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Velasca: dall&#8217;ecommerce ai canali fisici, 25 milioni di fatturato&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c\u00c8 una tendenza che si sta rafforzando negli ultimi mesi. Noi avevamo intuito che si sarebbe andati in quella direzione gi\u00e0 nel 2014, quando abbiamo provato a sperimentare le vendite fisiche prendendo in affitto un Ape car\u201d. Enrico Casati \u00e8 cofondatore di Velasca. Classe 1987, laurea in Management all\u2019Universit\u00e0 Bocconi di Milano, Casati ha fondato Velasca nel 2013 a Milano con Jacopo Sebastio. L\u2019idea \u00e8 piuttosto semplice: creare ecommerce di scarpe da uomo artigianali prodotte da piccoli laboratori locali. Marchigiani in particolare. Oggi l\u2019azienda ha 90 dipendenti, 20 punti vendita, negozi monomarca a Parigi, Londra e New York e un fatturato previsto per il 2023 di 25 milioni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1140\" height=\"640\" src=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-985\" srcset=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image-1.jpeg 1140w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image-1-300x168.jpeg 300w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image-1-1024x575.jpeg 1024w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image-1-768x431.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSiamo nati come ecommerce, ma ci siamo accorti un po\u2019 in anticipo sui tempi che le vendite su canali tradizionali come i negozi offrivano un\u2019opportunit\u00e0 che l\u2019online non dava\u201d, aggiunge il manager. La pandemia ha accelerato il trend. \u201cL\u2019ecommerce ha accelerato tanto. Oggi ha frenato. Certo, non si pu\u00f2 dire di essere tornati a livello pre pandemia, un rallentamento c\u2019\u00e8 stato\u201d, ragiona. Puntare sui negozi fisici non \u00e8 solo una questione di opportunit\u00e0. Ma quasi di necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cI costi della pubblicit\u00e0 online sono aumentati almeno del 50%. E oggi se non si migliora la quantit\u00e0 dei contenuti \u00e8 difficile ottenere un buon tasso di conversione\u201d, ovvero il numero di clienti potenziali acquisiti in base al numero di click ottenuti. Il passaggio dall\u2019ecommerce al canale fisico per una startup non \u00e8 scontato. Velasca ad esempio ha ottenuto investimenti dal fondo di venture capital P101, specializzato a finanziare aziende digitali: \u201cAll\u2019inizio non \u00e8 stato facile convincerli. Poi, col tempo, ci hanno dato ragione\u201d, ammette Casati.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una tendenza che riguarda molte startup ecommerce in Italia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa conversione ai canali fisici degli ecommerce \u00e8 un trend che in Italia \u00e8 attivo gi\u00e0 da qualche anno. Apripista \u00e8 considerata la torinese Lanieri, fondata nel 2012 da Simone Maggi e Riccardo Schiavotto, incubata a I3P del Politecnico piemontese e venduta nel 2020 al Gruppo Reda. Lanieri pochi anni dopo la sua fondazione ha subito puntato anche sui canali di vendita fisici. Cos\u00ec come hanno fatto decine di startup italiane negli ultimi anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Miscusi dopo la pandemia ha chiuso il suo canale ecommerce per la vendita di pasta basata su agricoltura rigenerativa. Oggi punta solo sui negozi fisici, ha raccolto 20 milioni di euro di finanziamenti e continua ad aprire punti vendita. Stesso percorso per Endela, brand di mota etica made in Tanzania. Ma su questa traccia non si sono solo aziende di moda. Anche startup biomedicali come la torinese Epicura hanno aperto nell&#8217;ultimo anno spazi fisici.&nbsp;Diversi operatori di settore confermano a Italian Tech che il trend riguarda un po\u2019 tutte le aziende di ecommerce, che in molti casi faticherebbero a trovare commessi e responsabili di negozio soprattutto nel centro e nel nord Italia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;ecommerce regge dopo il boom del Covid. Ma qualcosa \u00e8 cambiato<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa riscoperta dei canali fisici tuttavia non riguarda solo l\u2019Italia. Secondo il Wall Street Journal le startup americane stanno facendo lo stesso. L\u2019apertura di negozi, al netto dell\u2019aumento per le spese di affitto e gestione, aiuta le aziende a trovare una loro stabilit\u00e0 laddove l\u2019online \u00e8 turbato da fluttuazioni di prezzo vertiginose e a tratti imprevedibili. L\u2019et\u00e0 d\u2019oro dell\u2019ecommerce e delle aziende nate esclusivamente per vendere i loro prodotti online \u00e8 cominciata nel 2015 ed \u00e8 durata fino alla fine delle pandemia da Covid-19. Poi qualcosa \u00e8 cambiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aumento dei costi della pubblicit\u00e0 online, spiegano diverse ricerche di mercato, \u00e8 dovuto soprattutto ad un fattore: tutti hanno un ecommerce e tutti vogliono portare traffico al proprio sito per cercare di attrarre nuovi clienti. Certo non si pu\u00f2 dire che il canale fisico ha segnato un nuovo sorpasso sull\u2019ecommerce. Dopo la pandemia, spiega una ricerca Netcomm, il numero di acquirenti online \u00e8 cresciuto fino a raggiungere i 33 milioni. Ma il dato pi\u00f9 rilevante \u00e8 che l\u2019online \u00e8 diventato il miglior alleato delle vendite al dettaglio su canali fisici: il 40% delle persone infatti si informa online, poi compra in negozio. Quello che si cerca \u00e8 dunque una mediazione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;omnicanalit\u00e0 \u00e8 il nuovo mantra delle aziende online<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cUso un brutto termine. Omnichannel. Ecco, oggi il tema dell\u2019omnicanalit\u00e0 delle vendite \u00e8 attualissimo\u201d. Chiara Marconi \u00e8 fondatrice di Chit\u00e8, ecommerce di intimo per donna. Nata nel 2018, Chit\u00e8 l\u2019anno successivo ha aperto il primo canale fisico. Oggi sono tre: Milano, Bologna e Barcellona. Ha 14 dipendenti. \u201cEssere solo online poteva essere interessante fino al tempo del Covid. Poi tutti i marchi nati solo online si sono spostati sul canale fisico\u201d. Questioni di opportunit\u00e0, ma anche di ottimizzare le spese per il marketing. \u201cSe si vuole fare bene digital marketing si devono spendere almeno 50 mila euro al mese. Costa di pi\u00f9 che aprire un negozio e assumere qualcuno per gestirlo. Anche perch\u00e9 se online facciamo 40 mila clienti al mese, con un tasso di conversione (clienti che poi acquistano qualcosa, ndr) del 2% se si \u00e8 bravi, in un negozio in media entrano 400 persone al mese con un tasso del 40-60%\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1140\" height=\"640\" src=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-984\" srcset=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image.jpeg 1140w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image-300x168.jpeg 300w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image-1024x575.jpeg 1024w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/image-768x431.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le nuove norme sulla privacy per le app volute da Apple hanno complicato il quadro per chi fa commercio online: \u201cSe prima potevo dire a Facebook o Google di fare una campagna mirata su un determinato target di persone, che magari avevano messo like a determinate pagine, oggi non posso farlo pi\u00f9\u201d, aggiunge Marconi. \u201cSenza contare che oggi tutti sono online. E tutti vogliono fare traffico sui propri siti\u201d. L\u2019effetto \u00e8 che all\u2019aumentare della domanda, aumentano i costi. \u201cFaccio un esempio: oggi se cerchi su Google una casa funeraria su Milano, le prime pagine suggerite, quelle con investimenti in pubblicit\u00e0, potrebbero pagare fino a 25 euro per click ottenuto. A prescindere dal tasso di conversione\u201d, ragiona l\u2019imprenditrice. Costi spesso difficili da sostenere.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Fonte: La Reppublica, di\u00a0Arcangelo Rociola, 20 MAGGIO 2023<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;aumento dei costi della pubblicit\u00e0 online e le nuove abitudini dei consumatori cambiano le strategie delle aziende nate come ecommerce. Una tendenza che riguarda anche le startup italiane. Le vendite online reggono, ma spesso nei negozi si fanno affari migliori. 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