{"id":7291,"date":"2026-01-29T14:39:06","date_gmt":"2026-01-29T12:39:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/?p=7291"},"modified":"2026-01-29T14:39:07","modified_gmt":"2026-01-29T12:39:07","slug":"da-una-sfida-personale-a-un-progetto-collettivo-nasce-thehandycapped","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/2026\/01\/29\/da-una-sfida-personale-a-un-progetto-collettivo-nasce-thehandycapped\/","title":{"rendered":"Da una sfida personale a un progetto collettivo: nasce ThehandYcapped"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La disabilit\u00e0 non \u00e8 il problema. Il problema \u00e8 non vederla, non rappresentarla, non raccontarla. Da questa consapevolezza nasce ThehandYcapped, il progetto di Silvio Binca che unisce inclusione, creativit\u00e0 e innovazione per cambiare le regole del gioco \u2014 davvero.<br>Un\u2019associazione no-profit. Un videogioco inclusivo. Una visione che parla ai bambini, alle famiglie e alle aziende.<br>Sostenere questo progetto significa diventare parte di un cambiamento concreto, etico e duraturo. Perch\u00e9 l\u2019inclusione non \u00e8 beneficenza: \u00e8 visione!<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"824\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Silvio-2-824x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7292\" srcset=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Silvio-2-824x1024.jpg 824w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Silvio-2-242x300.jpg 242w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Silvio-2-768x954.jpg 768w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Silvio-2-1024x1272.jpg 1024w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Silvio-2.jpg 1231w\" sizes=\"auto, (max-width: 824px) 100vw, 824px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Silvio, hai solo 26 anni ma hai gi\u00e0 fondato un\u2019associazione cos\u00ec strutturata. Da dove nasce ThehandYcapped, prima ancora che come progetto, come bisogno personale?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> ThehandYcapped nasce prima di tutto da una necessit\u00e0. Non tanto per la mia condizione fisica, ma per il modo in cui la disabilit\u00e0 viene raccontata: o invisibile, o pietosa, o eroica in modo forzato. Io non mi sono mai riconosciuto in nessuna di queste narrazioni. Sentivo il bisogno di vedere rappresentata una disabilit\u00e0 pi\u00f9 reale, quotidiana, normale. Da l\u00ec \u00e8 nato il desiderio di creare qualcosa che parlasse anche a chi la disabilit\u00e0 non la vive, usando linguaggi che non respingono ma includono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Convivere con una malattia genetica rara come la desminopatia comporta sfide enormi. C\u2019\u00e8 stato un momento preciso in cui hai capito che volevi trasformare questa condizione in qualcosa di utile anche per gli altri?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Non c\u2019\u00e8 stato un singolo momento \u201cepico\u201d. \u00c8 stato pi\u00f9 un accumulo. Vedi che cresci, che perdi autonomie, che il mondo intorno a te va avanti come se nulla fosse, e capisci che puoi scegliere: chiuderti o trasformare quella fatica in qualcosa che abbia senso anche per altri. A un certo punto ho capito che, se io dovevo convivere con questa malattia, allora almeno poteva servire a cambiare qualcosa, anche in piccolo. Non per essere un esempio, ma per essere utile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> ThehandYcapped usa un linguaggio molto diverso dal solito: ironico, creativo, mai pietistico. Perch\u00e9 era cos\u00ec importante per te cambiare completamente il modo di comunicare l\u2019inclusione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Perch\u00e9 il pietismo allontana. Fa sentire a disagio chi ascolta e sminuisce chi viene raccontato. L\u2019ironia, invece, \u00e8 un linguaggio potentissimo: abbassa le difese, crea empatia, rende le cose digeribili senza banalizzarle. Io vivo la disabilit\u00e0 tutti i giorni, non ho bisogno che qualcuno mi compatisca. Ho bisogno che mi capisca. E per capirci serve un linguaggio nuovo, pi\u00f9 onesto e anche pi\u00f9 intelligente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Avete gi\u00e0 realizzato libri da colorare inclusivi, eventi, workshop e costruito una community. Che tipo di reazione avete visto nei bambini, nelle famiglie e nelle scuole?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> La cosa pi\u00f9 bella \u00e8 la naturalezza dei bambini. Non fanno domande imbarazzate, non hanno filtri. Vedono un personaggio in sedia a rotelle e lo accettano subito come parte del gioco. Sono spesso gli adulti ad avere pi\u00f9 difficolt\u00e0. Le famiglie e le scuole ci dicono che finalmente trovano materiali che permettono di parlare di disabilit\u00e0 senza renderla \u201cpesante\u201d. Questo, per me, \u00e8 gi\u00e0 un enorme successo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Uno dei progetti pi\u00f9 ambiziosi \u00e8 ThehandYcapped Game. Un videogioco arcade con personaggi in sedia a rotelle: come nasce questa idea cos\u00ec potente e innovativa?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Nasce da una domanda molto semplice: perch\u00e9 nei videogiochi non esistono personaggi come me? Il gaming \u00e8 uno dei linguaggi pi\u00f9 potenti al mondo, soprattutto per le nuove generazioni. Se normalizzi qualcosa nel gioco, la normalizzi anche nella testa delle persone. L\u2019idea \u00e8 stata: prendiamo un formato familiare, divertente e accessibile, l\u2019arcade, e inseriamoci una rappresentazione nuova, senza fare prediche. In sintesi, mi \u00e8 sembrato lo strumento migliore per arrivare alle persone e per dare spazio a un tema cos\u00ec importante, ma comunque con leggerezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Il gioco non vuole \u201cinsegnare\u201d, ma far vivere un\u2019esperienza. Perch\u00e9, secondo te, il gioco pu\u00f2 essere uno strumento di sensibilizzazione pi\u00f9 efficace di mille discorsi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Perch\u00e9 il gioco non ti dice cosa pensare, ti fa vivere qualcosa. Quando giochi, provi frustrazione, soddisfazione, limiti, strategie. Se vivi un ostacolo in prima persona, anche virtualmente, lo capisci molto pi\u00f9 a fondo di qualsiasi spiegazione teorica. Il gioco crea empatia senza forzarla e, soprattutto, ti dimentichi della difficolt\u00e0: non ci sono vantaggi o svantaggi che fanno la differenza tra chi ha disabilit\u00e0 e chi no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Nel gioco si parler\u00e0 anche di barriere architettoniche. Quanto \u00e8 importante far comprendere questi ostacoli attraverso l\u2019esperienza diretta, anche virtuale?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> \u00c8 fondamentale. Le barriere architettoniche spesso non vengono nemmeno viste da chi non le vive. Nel gioco diventano parte del gameplay: scale, dislivelli, percorsi alternativi. Non come \u201cproblema sociale\u201d, ma come elemento concreto. Solo cos\u00ec ci si rende conto che non \u00e8 la disabilit\u00e0 il limite, ma l\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> L\u2019obiettivo \u00e8 far uscire un primo prototipo in concomitanza con le Paralimpiadi. Che valore simbolico ha per te questo traguardo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Ha un valore enorme. Le Paralimpiadi sono uno dei pochi momenti in cui la disabilit\u00e0 entra davvero nell\u2019immaginario collettivo. Uscire con un prototipo in quel periodo significa dire: l\u2019inclusione non \u00e8 solo sport, \u00e8 cultura, tecnologia, quotidianit\u00e0. \u00c8 un modo per agganciarsi a un momento simbolico e trasformarlo in qualcosa di duraturo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Oltre all\u2019impatto sociale, il progetto punta anche a sostenere la ricerca medica sulle malattie genetiche rare. Perch\u00e9 questo aspetto \u00e8 cos\u00ec centrale per te?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Perch\u00e9, avendo la desminopatia, una malattia genetica rara, vivo sulla mia pelle cosa significa avere poche cure, pochi fondi, poca attenzione. La ricerca \u00e8 l\u2019unica vera speranza sul lungo periodo. Se un progetto culturale e creativo pu\u00f2 anche aiutare la ricerca, allora diventa doppiamente potente. Non voglio solo sensibilizzare, voglio contribuire a migliorare concretamente la vita delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Oggi siete un ETS regolarmente registrato e le donazioni sono fiscalmente detraibili. Quanto \u00e8 importante per voi coinvolgere aziende e imprenditori sensibili?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> \u00c8 fondamentale. Non solo per una questione economica, ma di visione del futuro. Le aziende oggi hanno un ruolo culturale enorme. Sostenere nel tempo, in modo continuativo, un\u2019associazione come ThehandYcapped e i suoi progetti significa prendere posizione, dire: crediamo in un futuro migliore, pi\u00f9 inclusivo, non per moda o per visibilit\u00e0, ma per scelta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Se un imprenditore decidesse di sostenervi, che tipo di valore umano, etico e culturale entrerebbe a far parte della sua azienda?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Entrerebbe una narrazione diversa: pi\u00f9 autentica, pi\u00f9 responsabile. Non parliamo di beneficenza, ma di investimento e interesse culturale. Un\u2019azienda che sostiene ThehandYcapped comunica apertura, intelligenza sociale, capacit\u00e0 di guardare oltre il profitto immediato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> In questo momento storico, di cosa avete pi\u00f9 bisogno per fare davvero il salto di qualit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Di visibilit\u00e0, alleanze, fondi e fiducia. Le idee ci sono, l\u2019energia anche. Quello che serve \u00e8 una rete di persone e realt\u00e0 che credano nel progetto e ci aiutino a strutturarlo meglio, per fargli avere la luce che merita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Quando parli di \u201calleati\u201d, non intendi solo donatori. Chi sono, per te, gli alleati ideali di ThehandYcapped?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Sono persone curiose, aperte, che non hanno paura di mettersi in discussione. Imprenditori, creativi, educatori, sviluppatori, comunicatori, media. Chiunque voglia contribuire non solo con soldi, ma con competenze, idee e connessioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Se chi ci sta ascoltando potesse fare anche solo un piccolo gesto oggi \u2014 una donazione, una condivisione, un contatto \u2014 quanto potrebbe fare la differenza?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Enormemente. I progetti come il nostro crescono per accumulo di piccoli gesti. Una condivisione pu\u00f2 portare la persona giusta, una donazione pu\u00f2 sbloccare una fase di sviluppo. Nessun gesto \u00e8 davvero piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> Guardando al futuro, come sogni ThehandYcapped tra cinque anni?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Lo sogno come un punto di riferimento. Un ecosistema inclusivo e autofinanziante, capace di sostenersi nel tempo senza dipendere solo da donazioni occasionali.<br>Un ecosistema che permetta di portare avanti progetti nelle scuole e online \u2014 come libri, videogiochi, contenuti educativi e strumenti digitali \u2014 e, allo stesso tempo, generare risorse reali da reinvestire nella ricerca medica, nella sensibilizzazione e nello sviluppo di nuovi progetti.<br>L\u2019obiettivo \u00e8 fare in modo che ThehandYcapped non sia solo un\u2019idea bella, ma un sistema concreto che faccia davvero la differenza, in modo continuativo e misurabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alessandra D&#8217;Amato:<\/strong> E infine, Silvio, se dovessi lasciare un messaggio diretto a chi ci ascolta \u2014 come persona prima ancora che come presidente dell\u2019associazione \u2014 quale sarebbe?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silvio Binca:<\/strong> Che l\u2019inclusione non \u00e8 un favore che si fa a qualcuno, ma un modo migliore di stare al mondo. E che ognuno, davvero, pu\u00f2 fare la sua parte. Anche partendo da una storia imperfetta come la mia.<br>In pi\u00f9, ci tengo ad aggiungere che bisogna muovere il culo e darsi da fare, indipendentemente dalla situazione: \u00e8 quello che sto facendo io e penso che chiunque potrebbe stare meglio se davvero facesse del suo meglio.<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-post-featured-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1131\" height=\"1600\" src=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Locandina.jpeg\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" alt=\"\" style=\"object-fit:cover;\" srcset=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Locandina.jpeg 1131w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Locandina-212x300.jpeg 212w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Locandina-724x1024.jpeg 724w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Locandina-768x1086.jpeg 768w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Locandina-1086x1536.jpeg 1086w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Locandina-1024x1449.jpeg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1131px) 100vw, 1131px\" \/><\/figure>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La disabilit\u00e0 non \u00e8 il problema. 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