{"id":579,"date":"2024-02-06T09:59:01","date_gmt":"2024-02-06T09:59:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/?p=579"},"modified":"2024-02-06T09:59:14","modified_gmt":"2024-02-06T09:59:14","slug":"corsa-allidrogeno-bianco-le-start-up-ci-scommettono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/2024\/02\/06\/corsa-allidrogeno-bianco-le-start-up-ci-scommettono\/","title":{"rendered":"CORSA ALL\u2019IDROGENO BIANCO, LE START UP CI SCOMMETTONO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Li chiamavano wildcatters, i primi trivellatori americani nella corsa all\u2019oro nero, e li consideravano poco pi\u00f9 che dei matti visionari. Dopo la prima estrazione del 1859, quando Edwin Drake riusc\u00ec a spillare petrolio dal mitico pozzo di Titusville, in Pennsylvania, arrivarono a sciami nella zona e si spostarono poi verso il Texas, la California e il Wyoming man mano che nuove scoperte venivano annunciate. \u201cWild cats\u201d erano i pozzi scavati in aree ancora vergini, ma con caratteristiche geologiche considerate favorevoli, quando ancora l\u2019esplorazione del sottosuolo era un\u2019attivit\u00e0 artigianale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A quel tempo ci si basava soprattutto sui segnali superficiali, come le macchie d\u2019olio nei torrenti o le pozzanghere che prendevano fuoco. Oggi ci troviamo nella stessa fase per l\u2019estrazione dell\u2019idrogeno, un vettore energetico considerato essenziale per completare la transizione ecologica verso fonti rinnovabili. L\u2019unica differenza \u00e8 che i \u201cwildcatters\u201d del ventunesimo secolo non sono a caccia di un liquido oleoso, ma di un gas molto infiammabile, di cui fino a pochi anni fa si era convinti che non ci fosse traccia in natura allo stato libero, pur essendo l\u2019elemento pi\u00f9 abbondante del pianeta, grazie anche alla sua presenza nell\u2019acqua, dov\u2019\u00e8 legato con l\u2019ossigeno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quando, nel 2011, \u00e8 stato casualmente scoperto in Mali un ampio giacimento di idrogeno geologico, questa convinzione \u00e8 stata sfatata e la possibilit\u00e0 di estrarlo allo stato libero come il metano riscuote un interesse crescente. L\u2019idrogeno, infatti, \u00e8 costoso da produrre in maniera sostenibile, tramite l\u2019elettrolisi dell\u2019acqua: la via pi\u00f9 economica \u00e8 produrlo dal metano, il che porta all\u2019emissione di elevate quantit\u00e0 di CO2. Estrarlo da riserve naturali sarebbe una terza via, molto pi\u00f9 sostenibile e pi\u00f9 competitiva, in base ai calcoli correnti. Il prezzo dell\u2019idrogeno geologico, detto anche idrogeno bianco, potrebbe infatti aggirarsi attorno a un euro al chilo, equivalente a quello dell\u2019idrogeno grigio da metano, mentre l\u2019idrogeno verde (da elettrolisi) raggiunge attualmente i sei euro, secondo un documento pubblicato su richiesta della Commissione europea da Earth2, organismo francese che riunisce industria e ricerca. Da qui la corsa ai giacimenti, che ha portato a scoprire riserve di idrogeno un po\u2019 in tutto il mondo, dall\u2019Africa al Nord America e all\u2019Europa, ma soprattutto in Australia, tanto da indurre Viacheslav Zgonnik, autore dello studio di riferimento sulla sua diffusione in natura, a sostenere che l\u2019idrogeno \u00abha il potenziale di sostituire tutti i combustibili fossili\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sull\u2019origine dell\u2019idrogeno bianco si sa poco. La teoria pi\u00f9 accreditata la fa risalire alla cosiddetta diagenesi, ovvero all\u2019effetto di alcuni minerali ricchi di ferro (per esempio l\u2019olivina), che in particolari condizioni comportano la scissione della molecola dell\u2019acqua in idrogeno e ossigeno, con quest\u2019ultimo che si lega al minerale. Un\u2019altra teoria, non necessariamente alternativa, si basa sulla radiolisi, ovvero sulla scissione dell\u2019acqua in idrogeno e ossigeno causata dalla radioattivit\u00e0 naturale. In entrambi i casi, l\u2019idrogeno rilasciato sale verso la superficie, dove si disperde in atmosfera o viene intrappolato da strati di roccia poco permeabili. La differenza, rispetto agli idrocarburi, \u00e8 la velocit\u00e0 di formazione. Gli idrocarburi sono considerati fossili in quanto la loro formazione richiede milioni di anni, tempi non paragonabili a quelli relativi al loro sfruttamento. Al contrario, la formazione di idrogeno geologico si ipotizza sia estremamente rapida, con tempi di permanenza del gas nel sottosuolo che vanno dai 10 ai 100 anni. L\u2019idrogeno bianco, dunque, \u00e8 considerato alla stregua di una fonte pienamente rinnovabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Capire le origini dell\u2019idrogeno geologico \u00e8 fondamentale per riuscire a trovarlo. La caccia al tesoro, infatti, sta gi\u00e0 attirando centinaia di milioni di dollari di investimenti, stima S&amp;P Global. In testa ci sono gli esploratori australiani, come HyTerra e Gold Hydrogen, che hanno gi\u00e0 raccolto milioni con la quotazione in Borsa. Altri sono finanziati silenziosamente dai giganti petroliferi e minerari. Michael Howard, il \u201cbarone verde\u201d britannico, ci sta provando con la sua start up Earth Source Hydrogen. E poi c\u2019\u00e8 Hydroma, la societ\u00e0 con sede a Montreal dell\u2019imprenditore africano Aliou Diallo, che sta sfruttando il giacimento di idrogeno scoperto anni fa nel Mali e ne ha gi\u00e0 trovati altri due.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Dipartimento americano dell\u2019Energia, da parte sua, si sta muovendo rapidamente per identificare le aree pi\u00f9 promettenti su cui investire, grazie agli stanziamenti dell\u2019Inflation Reduction Act del 2022. Geoff Ellis, geochimico specializzato in prodotti petroliferi della United States Geological Survey, pubblicher\u00e0 presto una mappa del tesoro. Ma Ellis non \u00e8 l\u2019unico a muoversi in questo senso. Koloma, una start up molto riservata con sede a Denver, ha recentemente ricevuto 91 milioni di dollari da Breakthrough Energy, il braccio climatico di Bill Gates. Tom Darrah, responsabile tecnologico dell\u2019azienda, e un team di ricercatori della Ohio State University stanno lavorando febbrilmente alla loro mappa del tesoro, che in base alle sue prime osservazioni ha \u201cpochissime sovrapposizioni\u201d con le riserve di idrocarburi. Le sue ricerche si ispirano ai modelli del sottosuolo utilizzati dall\u2019industria petrolifera, arricchiti dall\u2019intelligenza artificiale, per trovare la migliore roccia madre che potrebbe contenere idrogeno e identificare i possibili strati impermeabili che intrappolano il gas sottoterra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mappa dell\u2019Usgs \u00e8 attesa con ansia da tutti i \u201cwildcatters\u201d dell\u2019idrogeno, che si concentreranno sui territori pi\u00f9 ricchi, ma Darrah \u00e8 convinto di avere una marcia in pi\u00f9 rispetto all\u2019agenzia governativa. Scopriremo presto se Gates aveva ragione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Riproduzione Il Sole 24 Ore Tecnologia<\/em><\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-post-featured-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1920\" height=\"1080\" src=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/idrogeno-fukushima.jpg\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" alt=\"\" style=\"object-fit:cover;\" srcset=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/idrogeno-fukushima.jpg 1920w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/idrogeno-fukushima-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/idrogeno-fukushima-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/idrogeno-fukushima-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/idrogeno-fukushima-1536x864.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/figure>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Li chiamavano wildcatters, i primi trivellatori americani nella corsa all\u2019oro nero, e li consideravano poco&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":583,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-579","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-startup"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/idrogeno-fukushima.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/579","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=579"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/579\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":584,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/579\/revisions\/584"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/583"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=579"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=579"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=579"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}