{"id":2983,"date":"2024-05-22T10:05:43","date_gmt":"2024-05-22T10:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/?p=2983"},"modified":"2024-05-22T10:10:25","modified_gmt":"2024-05-22T10:10:25","slug":"intelligenza-artificiale-e-copyright-linfinito-braccio-di-ferro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/2024\/05\/22\/intelligenza-artificiale-e-copyright-linfinito-braccio-di-ferro\/","title":{"rendered":"Intelligenza artificiale e copyright: l&#8217;infinito braccio di ferro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto tra titolari dei diritti sui materiali utilizzati per le operazioni di machine-learning e sviluppatori di AI si dimostra sempre pi\u00f9 problematico<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/intelligenza-artificiale\">intelligenza artificiale<\/a>&nbsp;si \u2018nutre\u2019 di informazione<\/strong>&nbsp;tratte da opere e documenti pre-esistenti. L\u2019AI \u00e8 infatti \u2018addestrata\u2019 a riconoscere schemi e relazioni mediante informazioni raccolte con la&nbsp;<strong>tecnica dello&nbsp;<em>scraping<\/em>,<\/strong>&nbsp;che consiste nello \u2018scandagliare\u2019 il contenuto di siti e banche di dati presenti in rete. I dati cos\u00ec selezionati e memorizzati sono poi utilizzati per generare gli output alle queries degli utenti dei servizi di AI.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente il contenuto di questi documenti \u2013 ad esempio testi, immagini grafiche, opere musicali, fotografie creative, opere audiovisive \u2013 \u00e8 nella&nbsp;<strong>maggior parte dei casi protetto, tra l\u2019altro, dal diritto d\u2019autore o dai diritti c.d. connessi<\/strong>&nbsp;al diritto d\u2019autore. I principi generali del diritto d\u2019autore\/<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/copyright\">copyright<\/a>&nbsp;prevedono ovunque che l\u2019autore (o il soggetto che ha acquistato i diritti dall\u2019autore) abbia facolt\u00e0 di autorizzare la copia ed elaborazione dell\u2019opera che comporti la creazione di un\u2019opera \u2018derivata\u2019, e cio\u00e8 basata sull\u2019opera protetta (in quanto ne riprenda gli elementi espressivi caratterizzanti). Allo stesso modo, nella maggior parte degli ordinamenti \u00e8 previsto un divieto di sfruttamento dell\u2019immagine (e voce) della persona (specie se nota) a fini commerciali senza il suo consenso, e l\u2019immagine e gli altri attributi personali (ad esempio la voce) di individui riconoscibili sono spesso presenti nel materiale elaborato dall\u2019IA.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 discusso se e in che termini gli output generati dall\u2019AI possano&nbsp;<strong>considerarsi copie di opere precedenti<\/strong>&nbsp;(in quanto ne riprendono la forma con modifiche irrilevanti) o elaborazioni di lavori preesistenti (in quanto le elaborano conservandone i tratti espressivi essenziali). L\u2019analisi va condotta caso per caso, ma esiste certamente un tema di possibile violazione dei diritti pre-esistenti da parte degli output dell\u2019AI, che si basano sui \u2018meccanismi di apprendimento\u2019 sopra ricordati. Questo \u00e8 stato riconosciuto a livello legislativo europeo dalla Direttiva Copyright che autorizza \u2018le riproduzioni e le estrazioni effettuate da opere o altri materiali cui si abbia legalmente accesso ai fini dell&#8217;estrazione di testo e di dati\u2019 come \u2018eccezione\u2019 legittima al diritto d\u2019autore (art. 4.1).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso testo tuttavia prevede che questa limitazione \u2018si applica a condizione che l&#8217;utilizzo delle opere e di altri materiali \u2026non sia stato espressamente riservato dai titolari dei diritti in modo appropriato \u2026\u2019 (art. 4.2). Dunque, se da un lato la norma europea riconosce che i&nbsp;<strong>processi di machine learning possono implicare attivit\u00e0<\/strong>&nbsp;che dovrebbero essere&nbsp;<strong>autorizzate dal titolare dei diritti<\/strong>, guardandole con favore e legittimandole in termini generali, d\u2019altro canto la stessa norma riconosce che il titolare del diritto ha il diritto di opporsi a tali attivit\u00e0, confermando dunque cos\u00ec anche il suo diritto di bloccarle. D\u2019altro canto, non esiste invece dubbio che l\u2019utilizzo di output che mostrano il ritratto di una persona reale possono essere utilizzati solo con il suo consenso.<br>In questo quadro, \u00e8 evidente che uno dei maggiori problemi posti dall\u2019AI \u00e8 contemperare gli interessi degli sviluppatori e utilizzatori, con quelli dei titolari di diritti pre-esistenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Indici di questa tensione sono tra l\u2019altro le vertenze nel mondo dell\u2019informazione e<br>dell\u2019entertainment. Lo scorso dicembre, il&nbsp;<em>New York Times<\/em>&nbsp;ha iniziato un contenzioso legale<br>presso la Us District Court di Manhattan, lamentando l\u2019utilizzo non autorizzato da parte di<br><strong><a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/openai\">OpenAI<\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/microsoft\">Microsoft<\/a>&nbsp;dei testi delle sue pubblicazioni<\/strong>&nbsp;nell\u2019ambito dei processi di addestramento delle loro AI. Casi analoghi si registrano presso la Us District Court del Delaware, dove Getty Images ha citato in giudizio uno start-up (Stability AI) per l\u2019utilizzo non autorizzato delle immagini contenute nelle sue banche dati, e presso la Us District Court della California, dove un trio di artisti (Sarah Andersen, Kelly McKernan, Karla Ortiz) ha citato in giudizio tra l\u2019altro OpenAI e Microsoft per l\u2019utilizzo non autorizzato delle loro performance. Lo scorso novembre gli attori di Hollywood riuniti in Sag-Afra sono entrati in sciopero per fare pressione sugli Studios, portando a ritardi nella produzione e uscita di popolari programmi televisivi. Uno dei temi pi\u00f9 discussi in quella vertenza era proprio quello dell\u2019utilizzo dell\u2019AI nel mondo del&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/cinema\">cinema<\/a>, e in particolare dei prodotti dell\u2019AI creati sulla base dell\u2019immagine degli attori. Lo stesso tema si \u00e8 posto nell\u2019ambito del rinnovo del<br>contratto collettivo dei doppiatori e degli attori italiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In entrambi i casi sono state&nbsp;<strong>concordate clausole a tutela dei titolari dei diritti pregressi<\/strong>. Contemporaneamente, gli organismi europei di gestione collettiva dei diritti (inclusa&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/siae\">Siae<\/a>&nbsp;per quanto riguarda l\u2019Italia) hanno preso posizione a favore dell\u2019istituzione di un diritto dei titolari di autorizzare dietro remunerazione (anche con forme di gestione collettiva) l\u2019utilizzo delle loro opere a fini di machine learning. Questa situazione in evoluzione impone dunque molta attenzione agli utilizzatori di prodotti di AI. In particolare, si raccomanda di analizzare le condizioni contrattuali con il fornitore dei servizi di AI per comprendere i limiti della sua responsabilit\u00e0. \u00c8 inoltre opportuna l\u2019adozione di linee guida interne sugli input da utilizzare per formulare le queries all\u2019AI e che prevedano l\u2019analisi preventiva degli output generati dall\u2019AI che si intende diffondere\/utilizzare, in modo da evitare rischi di contestazione per contraffazione da parte dei titolari dei diritti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riproduzione da <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/intelligenza-artificiale-copyright-diritti-connessi-openai\/\">https:\/\/www.wired.it\/article\/intelligenza-artificiale-copyright-diritti-connessi-openai\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto tra titolari dei diritti sui materiali utilizzati per le operazioni di machine-learning e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":2984,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[28,3,20],"tags":[],"class_list":["post-2983","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-intelligenza-artificiale","category-startup","category-tecnologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/1462188043.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2983","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2983"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2983\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2989,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2983\/revisions\/2989"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2984"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2983"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2983"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2983"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}