{"id":1217,"date":"2024-03-13T13:28:11","date_gmt":"2024-03-13T13:28:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/?p=1217"},"modified":"2024-03-13T13:28:34","modified_gmt":"2024-03-13T13:28:34","slug":"come-ha-fatto-una-startup-editoriale-italiana-ad-ottenere-10-milioni-di-dollari-di-investimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.startupmagazine.it\/index.php\/2024\/03\/13\/come-ha-fatto-una-startup-editoriale-italiana-ad-ottenere-10-milioni-di-dollari-di-investimenti\/","title":{"rendered":"COME HA FATTO UNA STARTUP EDITORIALE ITALIANA AD OTTENERE 10 MILIONI DI DOLLARI DI INVESTIMENTI"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Freeda \u00e8 un&#8217;eccezione al quadrato. Anzi, al cubo. Perch\u00e9 \u00e8 una societ\u00e0 editoriale che cresce mentre molte muoiono; perch\u00e9 \u00e8 donna. E perch\u00e9 \u00e8 una startup italiana capace di ottenere un round di investimento da 10 milioni di dollari. Cio\u00e8 di una taglia che spesso manca nel nostro ecosistema. Il principale investitore \u00e8 Alven Capital. Ma hanno partecipato anche U-Start e alcuni business angel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, la domanda \u00e8: come ha fatto una startup editoriale italiana a conquistare la fiducia e i dollari degli investitori? Freeda \u00e8 nata nel settembre 2016. Con un target molto preciso: le donne millennial, tra i 18 e i 34 anni. Cio\u00e8 quella fascia che spesso sfugge ai media tradizionali. La societ\u00e0 \u00e8 invece riuscita ad acchiapparla, anche senza una homepage. Freeda infatti vive sulle piattaforme social: Facebook, innanzitutto. Dove ha oltre 1,3 milioni di fan. Ma anche Instagram (arrivato pi\u00f9 tardi), dove i follower sono quasi 600 mila.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un breve dizionario per capire:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Branded content: \u00e8 una pratica di marketing di creazione di contenuti che sono finanziati o prodotti direttamente da un inserzionista che investe in contenuti persuasivi, allo scopo di informare o intrattenere, per creare un\u2019esperienza immersiva per il consumatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Native advertising: \u00e8 una forma di pubblicit\u00e0 sul web che, per generare interesse negli utenti, assume l&#8217;aspetto dei contenuti del sito sul quale \u00e8 ospitata. L&#8217;obiettivo \u00e8 riprodurre l&#8217;esperienza-utente del contesto in cui \u00e8 posizionata sia nell&#8217;aspetto che nel contenuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I contenuti vivono direttamente in bacheca o tramite gli instant articles (il formato \u201cagile\u201d di Facebook, pensato soprattutto per il mobile, che permette di visualizzare gli articoli pi\u00f9 in fretta). Freeda, ribalta le gerarchie: non si appoggia sui social ma \u00e8 social. Con brevi interviste, grafica accattivante e riconoscibile, molti video. Risultato: ogni mese i post della testata vengono visti da 24 milioni di utenti. Senza avere un sito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dipendenza dalle piattaforme di Mark Zuckerberg \u00e8 un rischio? Potrebbe. Anche se l&#8217;impatto di Facebook sul traffico dei giornali \u00e8 un tema con cui tutti devono fare i conti, soprattutto adesso che il social ha modificato il proprio algoritmo per favorire i profili privati e penalizzare le pagine. Freeda, come tutti, ha bisogno di utenti per vivere. Ma la smania di traffico potrebbe essere relativa, perch\u00e9 la testata non vive di spazi pubblicitari, tanto pi\u00f9 cari quanto pi\u00f9 visti. Il modello di Freeda si basa su branded content e native advertising. Cio\u00e8 articoli e video informativi sponsorizzati dalle aziende. Che trovano appetibile il formato proposto perch\u00e9 si rivolge a una platea molto precisa e piuttosto omogenea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il digitale che reclama parit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fatto che Freeda non abbia un sito, per\u00f2, non inganni. La societ\u00e0 \u00e8 nuova ma non leggera. Nonostante sia nata da soli 20 mesi, ha un team composto da una quarantina di persone. Con professionalit\u00e0 che incrociano competenze tecniche ed editoriali: autori, videomaker, ma anche sviluppatori e data scientist.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il personale (altra anomalia in Italia) \u00e8 per la maggiore parte femminile. A partire dalla direttrice, Daria Bernardoni. Insomma: per chi non l&#8217;avesse ancora capito, essere un editore social (o, in generale, digitale) non \u00e8 dilettantismo e leggerezza. \u00c8 fare le cose con un approccio diverso. Che dietro formati e modelli nuovi non ci sia nulla di naif lo confermano anche i nomi di chi ha creato Freeda e di chi ci ha investito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I fondatori sono due uomini cresciuti vicini alla famiglia Berlusconi. Andrea Scotti Calderini \u00e8 stato direttore della divisione crossmedia e branded entertainment di Publitalia. Gianluigi Casole arriva dalla Holding Italiana Quattordicesima (oggi H14), la societ\u00e0 di partecipazioni controllata da Luigi, Barbara ed Eleonora Berlusconi (i figli dell&#8217;ex Cavaliere e Veronica Lario). E in Freeda hanno investito anche i produttori cinematografici Ginevra Elkann (sorella di John e Lapo) e Lorenzo Mieli (figlio di Paolo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le sfide dei prossimi mesi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I milioni incassati dovrebbero consentire a Freeda di crescere anche oltre l&#8217;Italia. Il taglio dei contenuti (molte interviste sono gi\u00e0 in inglese, sottotitolate) e le fonti d&#8217;ispirazione hanno sapore internazionale. Ma la sfida resta: riuscire a replicare all&#8217;estero un modello che in Italia sembra funzionare. Senza per\u00f2 farsi prendere la mano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 vero che il branded content permette di non annaspare alla ricerca di un pubblico vasto (meglio averne un po&#8217; pi\u00f9 ristretto, ma pi\u00f9 coinvolto). Ma \u00e8 anche vero che serve il giusto equilibrio: niente sovraccarichi pubblicitari, anche perch\u00e9 nei contenuti sponsorizzati credibilit\u00e0 e reputazione dell&#8217;editore non sono importanti: sono tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Riproduzione Agi<\/em><\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-post-featured-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1345\" height=\"605\" src=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/freeda-media.jpg\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" alt=\"\" style=\"object-fit:cover;\" srcset=\"https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/freeda-media.jpg 1345w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/freeda-media-300x135.jpg 300w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/freeda-media-1024x461.jpg 1024w, https:\/\/www.startupmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/freeda-media-768x345.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1345px) 100vw, 1345px\" \/><\/figure>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Freeda \u00e8 un&#8217;eccezione al quadrato. 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