I sei riders di Foodora perdono il ricorso

Si è finalmente chiuso a Torino il processo di primo grado per il licenziamento dei sei fattorini di Foodora dopo le proteste di settembre 2016 a seguito delle quali vennero licenziati. La multinazionale tedesca delle consegne di cibo a domicilio vince la causa, in un’aula gremita di bikers, dal momento che il tribunale ha ritenuto che i collaboratori in questione non erano legati da un rapporto di lavoro subordinato ma autonomo con l’azienda pertanto il ricorso non sussite.

Ad appoggiare la battaglia legale intentata dai sei fattorini, vi erano molti colleghi Foodora e collaboratori di altre società concorrenti alle prese con i problemi della cosiddetta “gig economy” (l’economia dei lavoretti a chiamata). Problemi sempre riguardanti a controlli continui, movimenti tracciati, cambio improvviso dei turni, pressione psicologica e precariato.
Il legale dei riders ha spiegato come “i fattorini fossero totalmente assoggettati al potere del datore di lavoro, con un controllo totale sugli orari che potevano essere modificati anche senza alcun preavviso”.
Ma nonostante le valide contestazioni dell’accusa, i giudici non hanno evidenziato elementi tali per cui i biker dovrebbero essere inquadrati come lavoratori alle dipendenze di Foodora e non come freelance. E il ricorso è respinto.

“Siamo soddisfatti” dichiara il legale dell’azienda di food delivery Giovanni Realmonte “ora aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice”.
In Italia questo è il primo processo sulle condizioni di lavoro della gig economy.

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