Kibou, l’eco brand di t-shirt made in Italy, raccontato dal suo fondatore

La vita da startupper, si sa, è dura. Specialmente nelle sue fasi iniziali. Ma quando un progetto concretizza una passione per l’ecosostenibilità e concorre al riciclo di materiali trasformabili, forse vale proprio la pena di lottare. Kibou, il marchio di t-shirt realizzate esclusivamente rispettando l’ambiente, è la startup made in Italy fondata da Marco Belluzzo, giovanissimo studente dell’Istituto tecnico dichimica, materiali, biotecnologie e ambiente “Grazia Deledda” di Trieste con tenacia e determinazione da vendere.
Qui racconta a StartUp Magazine la genesi della sua impresa, le maggiori difficoltà, i prossimi passi e -soprattutto- l’importanza di un supporto morale ed economico da parte della famiglia che spesso decreta il successo o l’insuccesso di un’iniziativa.

Quando, dove e come nasce la prima bozza di idea che ha portato alla creazione di Kibou? E’ stata opera solo tua o di un gruppo di amici?

Il mio progetto è maturato dallo studio di alcune materie che ho affrontato all’Istituto tecnico dichimica, materiali, biotecnologie e ambiente “Grazia Deledda” di Trieste.
A poco, a poco è cresciuta in me la voglia di mettermi in gioco per fondare una mia impresa sfruttando un’idea innovativa. La mia idea è iniziata facendo delle ricerche sul recupero dei materiali e osservando alcune aziende che riciclano alimenti (soprattutto agrumi) per fabbricare tessuti, inoltre, c’è un nuovo ri-utilizzo della canapa, già usata nel passato, del bambù, dell’eucalipto, quindi ho iniziato a interessarmi al mondo dell’abbigliamento ecologico.

Dall’età di 17 anni, e quindi dalla classe quarta, le ricerche mi hanno portato a quella che è stata la mia tesina per l’esame di maturità. Anche l’esperienza dell’Alternanza Scuola-Lavoro, mi ha permesso di capire come si fonda un’azienda, come si costruisce un sito e sviluppare quella che è diventata di fatto la mia Startup. Ho impiegato due anni per queste ricerche è stato un lavoro ben ponderato, ho chiarito le mie idee e per incominciare ho deciso di utilizzare il cotone biologico trattato senza pesticidi, i colori all’acqua e trovare i fornitori giusti per la mia idea. La mia azienda rispetta tutta la filiera, imballaggi, marketing. Mi sono diplomato nell’ estate 2017 e ho fondato l’azienda nel gennaio del 2018 attualmente iscritta nel Registro delle Imprese della mia città e il marchio è registrato all’EUIPO.

Il nome ci incuriosisce…perché il richiamo al Giappone? E come mai quell’aquila nel logo?

“Kibou”, tradotto dal giapponese, significa “speranza”, in tutta la molteplicità di significati che questo termine può comprendere: esso infatti delinea la speranza come un’ideale di libertà, lungimiranza, dignità e audacia descritto dall’aquila. La scelta del nome è stata molto difficile perché la mia intenzione era di trovare un nome significativo, dove qualunque persona interessata, potesse vedere anche il messaggio aziendale. Perché l’aquila, come tanti altri animali sul pianeta, è in via d’estinzione in quanto il suo habitat è inquinato.

Quale mix cliente avete per adesso? In quali percentuali ordinano donne/uomini e italiani/stranieri?

Il mio target di clienti varia tra i 18 e i 34 anni, ho puntato su questa fascia di età perché è il target corretto per il mio brand aziendale. In questo momento abbiamo 54% di clienti uomini e 46% di clienti donne. Ho anche clienti un po’ più adulti interessati all’acquisto di capi biologici, perché il tessuto è migliore, anallergico e traspirante. Attualmente ho soltanto clienti italiani ma il mio marchio è registrato a livello europeo e ho la possibilità di estendere e spedire i miei prodotti in tutti gli stati dell’Unione Europea.

Notiamo estrema semplicità nell’architettura del sito e nella proposta dei prodotti? Come mai la scelta di questa ridotta profondità di prezzo? Prevedi di ingrandire il catalogo? 

Il sito è stato progettato con estrema attenzione: dalla scelta dei colori a specifici font, dalla struttura della proposta dei prodotti alla loro realizzazione.È stato curato principalmente l’aspetto della semplicità per non rendere complicato l’acquisto, perché è stato programmato interamente da me per contenere i costi iniziali. I prezzi dei prodotti si situano in una fascia medio/alta di budget, il costo che per alcuni può sembrare apparentemente elevato è dovuto alla qualità dei prodotti. Bisogna ricordare infatti che tutto l’abbigliamento ecologico si situa in una fascia di spesa medio/alta, una maglietta realizzata con un cotone biologico o con il lino può infatti variare facilmente tra i 30 e gli 80 euro. Prevedo inoltre di ampliare il mio catalogo introducendo nuovi prodotti quali polo, camicie, vestiti estivi e t-shirt. Verrà aggiunta un’altra collezione che comprenderà dei prodotti unisex.

Quali obiettivi ti poni a breve termine (conquista di nuovi mercati, partnership, ricerca nei materiali …)?

I miei prossimi obbiettivi a breve termine sono: aumentare il magazzino per dare più credibilità al sito e al progetto; creare un’atmosfera convincente a livello di immagine aziendale collaborando con le persone più adatte per questa start up, organizzare una strategia a lungo termine sui social network e organizzare delle campagne pubblicitarie mirate al  mio target di clienti.

Per ultimo, come definisci la tua esperienza da startupper? C’è stato un momento in cui ti sei scoraggiato volendo lasciar perdere tutto o è stato semplice realizzare la tua idea d’impresa? A chi devi gli aiuti più importanti?

La vita da startupper è molto dura soprattutto agli inizi, infatti non è un impegno che  può prendere chiunque, proprio per il fatto che devi essere motivato e determinato a realizzare questi progetti; bisogna partire dal presupposto che chi intraprende questa “avventura” non lo deve fare pensando esclusivamente a quanto l’investimento potrà essere una fonte di guadagno immediata. Chi sceglie di gettarsi in questo mondo lo deve fare per inseguire un sogno, un progetto e un messaggio ponderato. Quindi,Nonostante i migliaia di problemi che ti affliggono ogni giorno, i soldi che non bastano mai e le tasse che devi pagare, bisogna rimanere sempre consapevoli dei sacrifici e del sudore che questo tipo di lavoro ti impone. Ci sono stati molti momenti in cui mi sono scoraggiato e ho pensato di lasciar perdere il progetto, ma la perseveranza e la mia voglia di realizzare qualcosa di grande mi ha fatto continuare. Per ogni piccola vittoria, come ad esempio passare dai 300 ai 400 follower su Instagram, vendere una maglietta in più ogni mese o passare dalle 250 alle 350 visualizzazioni mensili sul sito, mi fa rimanere sul pezzo e mi trasmette la giusta soddisfazione che mi spinge a non mollare mai. Gli aiuti più importanti li ho ricevuti da mia madre che mi ha sempre supportato moralmente ed economicamente; e da mio nonno, che ha fatto più di quello che poteva per farmi crescere. Avere delle persone come loro al mio fianco è fonte di coraggio ed energia, perché so che comunque andranno le cose, faranno sempre il tifo per me.

 

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