Dalla Maker Faire arriva Sanbot, il robot che aiuta in casa, nelle cliniche e tra i banchi di scuola

Tra stampanti 3D, droni e i molti altri progetti ad alto tasso di innovazione presentati all’edizione 2017 del Maker Faire, ospitato alla Fiera di Roma tra l’1 e il 3 dicembre, le nuove soluzioni legate al mondo della robotica sono tra quelle che sembrano aver colpito maggiormente il pubblico. Tra le tante idee, poi, è spiccato Sanbot, il piccolo robot che ha affascinato i passanti grazie al suo design, a quegli occhi “in stile manga” e, soprattutto, grazie alla sua capacità di relazionarsi con adulti e bambini.

Il robot intelligente (progettato e prodotto da Qihan Technology Co. Ltd.) è distribuito in Italia da Omitech, Managed Services Provider che da vent’anni lavora nel settore IT per produrre e gestire soluzioni mirate che aiutino i propri clienti ad affrontare in modo efficace il mondo dell’innovazione tecnologica. L’azienda ha deciso, da un paio di anni, di avvicinarsi anche al settore della robotica al fine di mettere nelle mani di privati o aziende un nuovo strumento innovativo destinato a facilitare la vita degli utenti finali. Per questo motivo ha scelto di puntare su Sanbot, i cui campi di applicazione sono molteplici, così come ampio è il suo mercato di riferimento.

Utilizzato nei punti vendita, ad esempio, può fornire informazioni aggiuntive sulla merce esposta, mettere i clienti in contatto il personale o aiutarli a trovare un determinato prodotto, intrattenerli con la musica o facilitare il compito di sorveglianza nei negozi.

Può potenzialmente raccogliere le ordinazioni in un ristorante e intrattenere chi è in attesa, gestendo le file più lunghe, ma può anche dare informazioni alla doganagrazie ad un database multilingue o identificare possibili “sospetti”, inserire ordini on line ed aiutare in casa per quanto riguarda la cucina (basti pensare alle ricette che potrebbe essere in grado di fornire) o la gestione di bambini e anziani.

Gli ambiti in cui risulta facile immaginare Sanbot in azione sono quelli della sanità e dell’istruzione. Non a caso, i primi soggetti con cui la società distributrice in Italia ha stretto accordi sono stati “le università, per fare sperimentazioni e per dare possibilità a docenti e studenti di realizzare possibili sviluppi, gli istituti scolastici e le cliniche interessate a testare forme di sperimentazione con i malati”, come ha spiegato Alessandro Guida, di Omitech.

 

Sanbot può ricordare ai pazienti di assumere un farmaco, fornire assistenza nella compilazione di moduli, monitorare la frequenza cardiaca o altri parametri vitali, aiutare nella diagnosi o, in generale, assistere medici e infermieri. Il robot, non solo nelle cliniche ma anche nelle case private, può anche far scattare un allarme sanitario, una volta memorizzati determinati parametri clinici, e può essere fornito di un sistema di rilevazione che può far azionare un segnale di pericolo in caso di incendio. Per quanto riguarda gli istituti scolastici, il robot intelligente potrebbe migliorare la partecipazione e la motivazione dei bambini, incrementando il loro desiderio di imparare  attraverso giochi e supporti audio, permettendo loro anche di accedere a contenuti on line. Un valido alleato per l’insegnamento, insomma.

 

“La nostra mission – ha spiegato Guida –  è portare nuovi strumenti informatici come servizio per gli utenti finali, che potranno accedere ad un portale, scegliere un robot, montarci una componente applicativa e pagare un canone. Dunque trasformare Sanbot in uno strumento come tanti altri, un po’ com’è stato per il passaggio dalla scopa tradizionale a quella elettrica, per intenderci. Lo sviluppo è fatto tramite Android ed è aperto a un bacino di sviluppatori più ampio. È il programmatore che insegna al robot cosa può fare, a seconda delle esigenze”.

 

I casi di Sanbot e di altre innovazioni legate alla robotica esposte alla Maker Faire 2017, insomma, sembrano confermare la tendenza, da parte di chi opera in questo settore in Italia e non solo, a voler lavorare per avvicinare sempre di più i robot alla popolazione, rendendoli un prodotto più alla portata di tutti, quasi a voler replicare il cammino percorso in passato dai computer, inizialmente usati esclusivamente da specialisti ed entrati poi a far parte della quotidianità delle famiglie di tutto il mondo.

 

 

di Beatrice Moraldi

 

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