Alibaba e il Single Day da record: shopping on line da 25 miliardi di dollari

Alibaba ha colpito ancora in occasione del “Single Day”. Un giorno speciale dedicato a chi ancora non ha trovato la sua “anima gemella”, una festività che ricorre ogni 11 novembre, inventata per gioco negli anni ’90 da alcuni studenti universitari, ma diventata ben presto popolare a livello internazionale e trasformata in un’ottima opportunità di business, così come accaduto con il ben più noto San Valentino. Il colosso cinese dell’e-commerce ha pensato bene di cavalcare quest’onda e di lanciare negli ultimi anni, in occasione della festa dei single, offerte speciali per l’acquisto di molti dei prodotti disponibili sulla sua piattaforma.

Mai idea fu più fortunata e, dopo essere arrivato nel 2016 a totalizzare 17,8 miliardi di dollari di vendite in un solo giorno, nel 2017 Alibaba ha registrato in 24 ore un volume d’affari superiore a 25,4 miliardi di dollari. Solo nei primi due minuti dall’avvio della giornata, il volume commerciale lordo ammontava a un miliardo di dollari ed è salito rapidamente a circa 12 miliardi nelle successive due ore. Ben 256.000 gli acquisti effettuati in un secondo nel momento di massimo traffico, con il 90% delle transazioni avvenute attraverso smartphone, come ha affermato il cfo di Alibaba all’agenzia Bloomberg.

Queste cifre hanno riportato in auge il tema delle potenzialità dell’e-commerce e, soprattutto, delle opportunità offerte da Alibaba ai brand internazionali e italiani. Apple, Estée Lauder, Gap, L’Oreal, Nike, Samsung, Uniqlo e Zara risultano tra i marchi che hanno spopolato nella giornata di shopping più importante dell’anno, che ha lasciato indietro anche possibili “concorrenti” come il  Black Friday e il Cyber Monday di Amazon, altri importanti giornate di saldi online che hanno registrato rispettivamente 3.3 e 3.5 miliardi di dollari.

Nasce spontaneamente la domanda: l’Italia ha intenzione di impegnarsi davvero per non perdere posizioni in quella che sembra sempre di più una corsa all’oro?

Riecheggiano le parole pronunciate tempo fa da Jack Ma, fondatore di Alibaba, che non ha mai fatto troppo segreto della sua apertura verso il nostro Paese: “Mia moglie ci viene almeno una volta l’anno a fare shopping, ma presto ci saranno 500 milioni di borghesi desiderosi di comprare online prodotti italiani. La prima volta Marco Polo impiegò 8 anni per andare e tornare, oggi con internet bastano 8 secondi. Internet può trasformare l’economia, ma bisogna volerlo”.

In Italia c’è questa volontà?

Al momento, tra i segnali incoraggianti, ricordiamo le scelte di Centrale del Latte d’Italia e Bialetti.

Recente, infatti, l’accordo tra il terzo player italiano del mercato del latte fresco e a lunga durata e il Gruppo Alibaba circa la vendita del latte intero a lunga conservazione con marchio Mukki. “Le importazioni di latte Uht in Cina negli ultimi 4 anni sono aumentate di quasi 6 volte”, ha ricordato lo scorso ottobre il presidente del Gruppo Centrale del Latte d’Italia, Luigi Luzzati, mentre il manager di di Alibaba, Rodrigo Cipriani Foresio, ha aggiunto che “il latte Mukki, legato al territorio toscano, potrà essere venduto alle centinaia di milioni di consumatori cinesi desiderosi di avere in tavola il meglio del Made in Italy”.

Anche Bialetti, uno dei brand che contribuisce maggiormente alla diffusione del Made in Italy nel mondo, non ha voluto perdere altro tempo e ha da poco perfezionato l’accordo con il gigante asiatico dell’e-commerce per la commercializzazione online della propria gamma di caffettiere e houseware su Tmall Global, il canale che raggiunge oggi 488 milioni di utenti attivi su Alibaba.

Si attendono quindi le prossime mosse di altri grandi marchi nostrani, che salendo sul carro di Alibaba potrebbero trarre profitto dalla “fame” di lusso made in Italy mostrata dal mercato cinese, come ha ricordato recentemente Mattia Mor, manager a capo di Mei.com, il più importante luxury store online cinese fondato nel 2009 e rilevato da Alibaba nel 2015. “Per il made in Italy c’è una prateria enorme – ha dichiarato, come riportato da Business Insider* – anche perché il consumatore cinese si sta evolvendo. Gli acquisti sono più consapevoli e meno di pancia. C’è più attenzione alla qualità e per lo stile e meno per il marchio”.

 

* https://it.businessinsider.com/alibaba-lancia-mei-com-360-milioni-di-cinesi-sognano-il-lusso-made-in-italy/

 

 

di Beatrice Moraldi

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