Al #WMF18 anche Open Fiber. Intervista esclusiva sul 5G in Italia

La società di Enel e Cdp che lavora alacremente per realizzare una rete moderna in fibra ottica che permetta ai cittadini l’accesso alla connettività a banda ultralarga si chiama Open Fiber ed ha già avviato oltre 150 cantieri in tutta Italia. Presente con il suo stand al Web Marketing Festival 2018 di Rimini (conclusosi lo scorso 23 giugno), Open Fiber presenta i suoi progetti per la densificazione delle coperture mobili in tutta la penisola.
Abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Stefano Paggi, direttore Network & Operations Cluster C e D che ha spiegato meglio ai lettori di StartUp Magazine la portata rivoluzionaria del 5G e le sperimentazioni in cui OF si sta adoperando in partnership con Wind Tre.

Il 5G è alle porte in tutto il mondo. Come si inserirà e che ruolo avrà OF in questa che sarà la più potente rivoluzione tecnologica dell’ultimo decennio?

Riteniamo che il 5G sia per Open Fiber una grande opportunità perché potrà giocare un ruolo chiave nella densificazione delle coperture mobili attraverso le dotazioni di fibra ottica. Sotto ognuna delle nuove antenne che dovranno essere installate dagli operatori mobili dovrà esserci la fibra, non il rame. Tutto ciò comporta che le città dovranno essere cablate nel più breve tempo possibile.

Quale sarà, secondo lei, il più grande impatto del 5G sull’industria (quali settori agevolerà maggiormente) e sulla società?

La portata rivoluzionaria del 5G risiede nel fatto che per la prima volta non si pensa a un semplice upgrade della tecnologia precedente, ma c’è un radicale cambio di paradigma attraverso tre ambiti fondamentali: l’Internet of Things (in particolare sensoristica e telecontrollo), la banda ultra larga e le cosiddette applicazioni mission critical, basate su bassa latenza e alta affidabilità (necessarie per abilitare, ad esempio, la guida autonoma). Fino ad oggi il mondo del mobile è stato pensato per la comunicazione e lo scambio di dati tra persone. Il 5G è pensato invece anche per le cose e i dispositivi: dall’interazione uomo – uomo si passa a quella uomo – dispositivo, dispositivo– uomo, dispositivo – dispositivo. Da questo tipo di comunicazione e di infrastruttura potranno trarre beneficio tutti i settori industriali, dai servizi al turismo, dall’industria manifatturiera alla smart grid.

L’assegnazione delle frequenze già sembra più controversa in Italia rispetto agli altri Paesi. Come vede la situazione? Quale semplice soluzione proporrebbe?

La situazione in Italia per l’assegnazione delle frequenze è particolarmente complessa per l’attuale occupazione (a vario titolo) di frequenze utili per il 5G e per il numero di operatori coinvolti. Open Fiber non parteciperà all’asta sulle frequenze delle bande 700 Mhz e 3.600-3.800, tipiche della telefonia mobile. Valuteremo se partecipare a quelle per le bande 26-28 Ghz, perché è quella su cui viaggiano le nostre soluzioni di fixed wireless access (l’ultimo miglio via radio) per le case isolate in campagna. Ma abbiamo già delle frequenze in quella banda.

Intravede dei rischi legati alla salute o alla cyber security?

Per quanto riguarda la salute, l’Italia ha già in materia norme molto più stringenti di quelle richieste dall’Unione Europea. Il tema della cyber security è molto rilevante in un mondo che prevede miliardi di sensori connessi alla rete, ma con l’evoluzione della tecnologia ci si sta preparando indipendentemente dall’avvento del 5G.

 Cosa fa OF per la sperimentazione in materia (campus, sedi di ricerca, partnership…)?

Open Fiber si è aggiudicata in collaborazione con Wind Tre il bando del Ministero dello Sviluppo Economico per avviare una sperimentazione sulla tecnologia 5G nelle città di Prato e L’Aquila. Il progetto, che durerà fino al 2021, consentirà di porre le basi per la costruzione di una “Città 5G” in cui famiglie e imprese possano beneficiare di servizi innovativi che interessano ambiti come la salute, la mobilità, la sicurezza, la prevenzione e la gestione delle emergenze. Pur essendo indirizzata a due ambiti territoriali ben definiti come le città di Prato e dell’Aquila, la sperimentazione – che coinvolge università, centri di ricerca e aziende –  presenta caratteristiche replicabili a livello nazionale ed europeo.

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *