AI: cosa sono e dove ci porteranno

Ormai si sente sempre più spesso parlare di intelligenza artificiale. Immediatamente ci vengono in mente robot estremamente avanzati, in tutto e per tutto simili a noi, e questo è dovuto al forte impatto mediatico di storie come quelle di Blade Runner, Io, Robot e volendo tornare indietro di oltre un secolo Frankenstein. Ma l’intelligenza artificiale non è solo questo, è qualunque sistema tecnologico in grado di svolgere funzioni che originariamente erano destinate solo alla mente umana.

 

Google traduttore è un’intelligenza artificiale così come Siri o Cortana. Questi operatori tuttavia sono lontani dall’avvicinarsi all’intelligenza umana: l’AI di Google, recentemente sviluppata, è la più avanzata e registra un QI di poco inferiore rispetto a quello di un bambino di prima elementare, la metà rispetto al QI medio di un adulto.

 

Per quanto possano esserci d’aiuto questi operatori in grado di compiere ricerche e pianificare eventi al nostro posto, il campo che le intelligenze artificiali possono davvero rivoluzionare è quello medico. Grazie alla tecnologia delle reti neurali, si lavora al fine di creare dispositivi in grado di immagazzinare “esperienza” pari a quella del miglior medico del settore e di utilizzarla per la diagnosi. Un’intelligenza artificiale potrebbe essere in grado di vedere ciò che all’uomo potrebbe sfuggire e una rapida diagnosi molto spesso può essere di vitale importanza.

I più recenti sistemi sviluppati in campo medico permettono addirittura di fare una previsione del risultato di un’operazione consigliando i passaggi migliori per risolvere il problema nel modo meno invasivo possibile. Una volta perfezionate queste AI non solo si velocizzeranno i processi ma non esisteranno più mancate diagnosi o errori nella scelta del tipo di cura. Fino a tre anni fa le intelligenze artificiali in campo medico erano così lontane dall’essere realtà che la Disney proiettava Baymax, un robot in grado di diagnosticare qualunque malattia e di fornire cure di primo soccorso, in un futuro piuttosto lontano.

Non solo la diagnostica ma anche la prostetica sta subendo l’influenza delle intelligenze artificiali: recentemente in Florida hanno brevettato una mano robotica in grado di ricevere impulsi sensoriali e di trasmetterli alla persona che la indossa.

Il campo medico è sicuramente quello dove abbiamo più bisogno di un aiuto robotico ma l’intelligenza artificiale è utilizzata anche per attività che potremmo svolgere da soli: robot che lavorano nei magazzini trasportando carichi che a un lavoratore umano non è consentito sollevare, camerieri automatizzati che servono ai tavoli dei bar più alla moda del Giappone, macchine che non hanno bisogno del navigatore perché è lui stesso a guidare. Insomma, se l’intelligenza artificiale può semplificarci la vita anche nei suoi aspetti più semplici, noi glielo lasciamo fare.

Proprio per questo motivo, molti iniziano ad essere preoccupati. Potrebbe sfuggirci di mano?

Sicuramente sì, l’uomo ha il brutto vizio di esagerare. L’intelligenza artificiale come abbiamo visto permette di rendere più efficaci e sicuri molti processi necessari alla nostra vita ma non ci basta, siamo affascinati dalla possibilità di poter ricreare la mente umana in tutta la sua complessità. Ormai i robot ci somigliano esteticamente, ma vogliamo che diventino come noi al 100%.

Ultimamente la tecnologia delle reti neurali non viene utilizzata solo per immagazzinare ed avere accesso immediato ad informazioni necessarie a diagnosticare malattie ma stiamo cercando di trasferire la mente umana nell’intelligenza artificiale. Sin dall’antichità l’uomo ha sempre avuto un sogno che forse oggi non è così irrealizzabile: diventare immortale. Lo voleva Prometeo, lo voleva il Dottor Frankenstein per la sua Elizabeth e lo vogliono anche gli sviluppatori di Eter9, una AI in grado di estrapolare informazioni sul nostro carattere e sulla nostra personalità dai social network per poi poter sostituire la nostra identità virtuale continuando a scrivere e pubblicare contenuti anche senza di noi, rendendoci eterni sul web.

 

Al momento le intelligenze artificiali possono migliorare la nostra vita operando in diversi settori ma dobbiamo ricordarci di limitarle alla loro identità di sistemi volti a semplificare la vita umana.

 

 

di Krizia Incarnato

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