DALL’ITALIA AL MONDO: LA RIVOLUZIONE DELL’EXPORT AGROALIMENTARE SECONDO SARA MARTUCCIELLO

La visione di Wade World Network per internazionalizzare le eccellenze Made in Italy nella rete HoReCa globale

Avvocato esperta in diritto internazionale, imprenditrice e fondatrice di Wade World Network, Sara Martucciello guida una nuova generazione di export manager digitali. In questa intervista racconta la sua esperienza, l’innovazione delle piattaforme TIGLE e la missione di portare il meglio del Made in Italy agroalimentare nel mondo, semplificando e digitalizzando l’accesso ai mercati esteri per Startup e PMI italiane.

Alessandra D’Amato: Sara, ci racconti il tuo percorso personale e professionale? Come sei arrivata a fondare Wade World Network?
Sara Martucciello: Ho iniziato per gradi, intraprendendo un percorso di sperimentazione sia personale sia di sviluppo aziendale. Il primo passo è stato creare una società di consulenza che offre servizi di internazionalizzazione alle PMI italiane. In seguito, ho scelto di concentrarmi sul settore agroalimentare di eccellenza, con l’obiettivo di promuovere il Made in Italy all’estero. Ho poi digitalizzato una parte del processo di import/export, quella legata alla gestione delle vendite online, dando così vita all’idea del marketplace TIGLE, una piattaforma che mette in relazione la vetrina del produttore con quella dell’importatore.

Alessandra D’Amato: Quanto ha inciso la tua esperienza nella storica azienda di famiglia e la tua formazione internazionale nella costruzione della tua visione imprenditoriale?
Sara Martucciello: Direi un insieme di fattori: la formazione personale e il corso di studi, fondamentali entrambi, uniti all’esperienza maturata nell’azienda di famiglia. È proprio lì che la mia idea ha preso vita, analizzando il percorso che un’azienda strutturata compie e riadattandolo poi al tessuto delle PMI. Decisivo è stato anche un viaggio in America, che mi ha dato l’impulso creativo e dal quale ho tratto il modello di riferimento: le grandi aziende riescono a esportare grazie a un network solido di conoscenze e professionalità, un elemento in cui spesso le PMI risultano carenti.

Alessandra D’Amato: Cos’è Wade World Network e quali obiettivi si pone per le Startup e PMI italiane?
Sara Martucciello: Siamo una guida sicura e stabile per le aziende produttrici del settore Food & Beverage che non hanno mai esportato o che hanno esportato poco. Le affianchiamo con un metodo capace di generare risultati concreti, partendo da un budget iniziale low cost. I nostri obiettivi sono creare e sviluppare sinergie collaborative a lungo termine con interlocutori esteri di qualità. Credo siamo gli unici a realizzare un’analisi di mercato accompagnata da una lista di contatti esteri già profilati.

Alessandra D’Amato: Spesso si parla di “internazionalizzazione”, ma pochi ne comprendono davvero le difficoltà. Quali sono oggi gli ostacoli principali per le piccole e medie imprese italiane che vogliono esportare?
Sara Martucciello: Le principali difficoltà per una PMI sono di diversa natura. Prima di tutto, la mentalità degli imprenditori della vecchia generazione, spesso poco propensi al cambiamento. Se si vuole vendere all’estero, è fondamentale prepararsi con il materiale comunicativo adeguato, nella lingua del paese in cui si intende operare. Bisogna investire in un’analisi di mercato corretta e approfondita, perché si può iniziare a vendere all’estero solo dopo aver identificato i paesi target e analizzato i trend dei competitor in quei mercati (prezzo, packaging, cliente ideale, catena distributiva, ecc.).
Per generare questi asset, le aziende devono investire affidandosi a una consulenza specialistica adeguata. Basta improvvisazione e l’idea di ottenere risultati senza crederci davvero: è necessario investire per sviluppare una rete di contatti esteri referenziata.

Un altro ostacolo importante è il gap culturale. Spesso le PMI italiane pensano di poter approcciare i mercati esteri “all’italiana”, ma non è così: ogni paese ha la propria cultura e le sue specifiche modalità di accesso. Sbagliare approccio significa perdere subito un’opportunità.
Infine, la mancata abitudine a formalizzare gli accordi per iscritto impedisce agli imprenditori italiani di negoziare in modo equilibrato condizioni e termini di vendita, tutelando le volontà di entrambe le parti già nelle fasi preliminari.

Alessandra D’Amato: La vostra mission è quella di “unire” più che conquistare. In che modo i valori di cooperazione, onestà e fratellanza universale si traducono in azioni concrete nel vostro lavoro?
Sara Martucciello: La nostra mission si fonda sulla cooperazione, mettendo l’essere umano al centro delle trattative commerciali e degli scambi. Il digitale ci aiuta a integrare e rendere più semplice e accessibile un percorso che sappiamo essere molto complesso.
Sì, abbiamo un codice etico chiaro: il nostro obiettivo è favorire le connessioni transfrontaliere attraverso un’alleanza reciproca basata sull’onestà degli intenti.

Alessandra D’Amato: Parliamo di TIGLE: cos’è e perché rappresenta una rivoluzione nel mondo dell’export agroalimentare?
Sara Martucciello: Tigle per me è come un figlio. È un marketplace B2B che prende ispirazione da Alibaba, ma che ho voluto personalizzare completamente per i miei clienti. La sua principale peculiarità è l’innovazione e l’originalità: tutto ciò che è stato sviluppato è unico e realizzato su misura per questo progetto, diverso da qualsiasi altro.

Alessandra D’Amato: Ci puoi anticipare qualcosa sulla nuova piattaforma in fase di sviluppo? In che modo sarà diversa e ancora più innovativa rispetto a TIGLE?
Sara Martucciello: Tigle è stato il nostro prototipo, la nostra sperimentazione validata dal mercato. Il nuovo modello sarà sicuramente più performante e interattivo, offrendo alle aziende italiane la possibilità di esporre i propri prodotti e agli importatori di selezionarli in modo automatico. Ma non sveliamo troppo.
Ricordo che innovare significa prendere qualcosa che già esiste sul mercato e modernizzarlo, adattandolo ai tempi attuali — ed è esattamente ciò che noi intendiamo fare.

Alessandra D’Amato: In che misura queste piattaforme sono pensate per facilitare l’ingresso delle eccellenze Made in Italy nella rete HoReCa a livello globale?
Sara Martucciello: Il nostro marketplace nasce con una vocazione internazionale e ha l’obiettivo di mettere in contatto due parti già referenziate: produttori italiani con requisiti precisi e importatori specializzati del mondo Ho.Re.Ca. Noi li facciamo incontrare virtualmente, selezionandoli a monte. Tutto qui: semplice ed efficace.

Alessandra D’Amato: Wade World Network non è solo tecnologia: offrite anche servizi consulenziali su misura. Come funziona il vostro metodo per accompagnare le aziende nel processo di esportazione?
Sara Martucciello: Il nostro metodo si basa su una serie di servizi specialistici che creano un percorso di accesso ai mercati esteri articolato per fasi. Abbiamo identificato due tipologie di servizi:

  • Basic, ovvero quelli propedeutici all’iscrizione al nostro marketplace, senza i quali riteniamo che il percorso non possa iniziare;
  • Premium, che possono essere scelti in una fase più avanzata, se necessari.

Nulla viene nascosto: ogni servizio viene illustrato e spiegato all’impresa italiana fin dall’inizio, specificando chiaramente tempistiche e modalità di pagamento.

Alessandra D’Amato: Quanto è importante il supporto nella logistica, nella contrattualistica e nella comunicazione internazionale per un’azienda che vuole esportare?
Sara Martucciello: Abbiamo toccato le tre principali aree necessarie al percorso di internazionalizzazione, quelle che permettono a un’azienda di essere realmente in grado di vendere i propri prodotti. Senza queste fasi fondamentali, adeguatamente supportate da professionisti del settore, non si va da nessuna parte.

Un percorso strutturato, seguito da un team di esperti che accompagna l’azienda italiana, è l’unico modo per aprirsi con successo ai nuovi mercati. Noi ci affianchiamo alle aziende produttrici in modalità outsourcing, creando una strategia di penetrazione che ha una gestazione di circa 4-6 mesi. Seguiamo, ma vogliamo anche essere seguiti!

Alessandra D’Amato: Il vostro progetto è stato premiato a livello nazionale: dallo SMAU al premio America Innovazione, fino alla presenza nel docufilm di Huawei. Cosa significano per te questi riconoscimenti?
Sara Martucciello: Beh, i premi sono sempre una grande emozione. Ricordo il primo: ero talmente emozionata che quasi non riuscivo a parlare. Anche gli altri, pur diversi, non sono stati meno importanti: mi hanno fatto capire che stavo percorrendo la strada giusta e hanno confermato il percorso intrapreso. E quando ero sul punto di mollare tutto, il premio mi ha dato lo stimolo per andare avanti. È stata quindi una grande soddisfazione, sia per me sia per i miei clienti.

Alessandra D’Amato: Che tipo di imprese italiane cercate di attrarre e accompagnare? C’è un profilo ideale di azienda che può trarre beneficio dai vostri servizi?
Sara Martucciello: Sì, ricerchiamo un target preciso di aziende produttrici nel settore agroalimentare. Ci interessano realtà che praticano un’agricoltura sostenibile e che ci permettano di affermare all’estero che i loro prodotti sono Made in Italy fin dalla materia prima. Ricerchiamo prodotti biologici, certificati DOC, DOP, DOCG, salutari e di qualità, ma anche imprenditori lungimiranti, con una mente aperta e la voglia di mettersi in gioco in modo innovativo, che vogliano integrare ai percorsi tradizionali anche modelli di business digitali.

Alessandra D’Amato: Ultima domanda: se potessi dare un consiglio pratico oggi a un giovane imprenditore del settore agroalimentare che sogna l’estero, quale sarebbe?
Sara Martucciello: Affidati a chi ha creato un metodo per esportare e diffida di chi vuole farti vendere subito senza un piano d’azione concreto. E, non meno importante, chi desidera esportare veramente deve avere chiaro un budget da mettere a disposizione: non si esporta gratis.

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