Startup: banali errori da evitare per superare lo scoglio dei 3 anni

Quello di cui voglio parlare in questo articolo è di come affrontare i primi anni di attività nella vostra nuova azienda.
Le statistiche che ci vengono fornite da più parti non sono molto generose riguardo al ciclo di vita di una Startup, ben poche riescono a superare i 3 anni di attività, e questo a mio parere, non è solo imputabile a errori di valutazione fatti prima dell’apertura, riguardo alle possibilita’ oggettive di penetrazione nel mercato in cui si vuole andare ad operare, al target di clienti a cui ci si vuole rivolgere, agli effettivi bisogni che si ritengono non soddisdatti dei consumatori, ma soprattutto ad errori strategici di breve periodo, centralità di diverse funzioni alle stesse persone in azienda (inizialmente gli attori coinvolti sono in genere poche persone per un contenimento dei costi fissi), di scarse competenze manageriali che purtroppo molti giovani imprenditori hanno.

In Italia ci sono ormai una pluralità di incubatori di progetti startup sia privati che in ambito universitario, generalmente di buon livello, che aiutano le nuove idee imprenditoriali a svilupparsi nella maniera più consona e forniscono gli strumenti necessari per sviluppare un business plan credibile agli occhi degli investitori per ottenere i finanziamenti necessari per partire. I problemi veri però sorgono dopo se non si è già ben strutturati anche in poche persone ma ognuna con le competenze necessarie per ricoprire tutti i ruoli strategici in azienda: amministrazione e finanza aziendale, commerciale, marketing, ricerca e sviluppo, HR, difficilmente si riuscirà ad avere un efficace coordinamento. Ricordatevi che affidando certe decisioni ad esempio al proprio commercialista, non strettamente pertinenti alla sua materia, si rischia di fare danni irreparabili .

Se volete mantenere i costi fissi bassi in fase di avvio dell’azienda, dovete essere diversi soci, ognuno con le sue competenze distinte nelle diverse funzioni aziendali; se ciò non fosse possibile per qualsiasi motivo, suggerisco di affidarvi -per le aree in cui a vostro parere siete deboli di esperienza e competenza- a dei consulenti esterni con esperienza manageriale vissuta sia in PMI che multinazionali (in modo di avere a che fare con persone che hanno vissuto in prima persona entrambe le esperienze e possono arricchire di valore aggiunto la vostra azienda mixando i due diversi modi di operare).

Altro aspetto spesso sottovalutato , è quello di avere la liquidità necessaria per operare in tutta tranquillita’ per almeno 3-5 anni . Molte Start Up chiudono proprio per questo motivo: avevano preventivato in fase di “business-plan” un piano di rientro in un certo periodo di tempo, chiedendo i finanziamenti necessari , ma nel momento in cui si è iniziato ad operare, ci si è resi conto che il mercato risponde molto piu’ lentamente, che i costi di produzione e delle materie prime sono piu’ alti del preventivato, che i pagamenti concordati con i clienti non sono sempre rispettati allungandosi le tempistiche di incasso creando sofferenze finanziarie all’azienda . Purtroppo dovete capire che le Banche se avete gia’ avuto dei finanziamenti , e i bilanci sono in perdita, molto difficilmente vi daranno altri finanziamenti , a meno che , abbiate a garanzia beni che coprono interamente la cifra necessaria. Non prendetevi il rischio di arrivare a meta’ del vostro percorso e di non avere piu’ la “benzina” per andare avanti.

Le Startup più a rischio sono sicuramente quelle più innovative che operano in nuovi mercati, in cui i risultati potrebbero essere eccezionali o disastrosi, e in cui le analisi preliminari del potenziale mercato sono state fatte sommarie  senza delle aziende concorrenti di riferimento con una storia pregressa da tener presente. Nel settore tecnologico tutto si muove velocemente,bisogna essere un’azienda che ogni anno lancia nuovi prodotti innovativi anticipando la concorrenza. Questo sforzo continuo, oltre a mettere a dura prova il comparto di R&S, mette in tensione anche l’ambito finanziario dell’azienda che deve sempre investire importanti cifre in ricerca ogni anno, a cui si presuppone un ritorno dell’investimento che non sempre è quello pianificato. Quindi chi opera in questo settore deve necessariamente avere una persona che si occupi di controllare costantemente lo stato della liquidità in azienda e di attivarsi per tempo per avere sostegno finanziario dall’esterno, finché il “turnaround” aziendale arrivi al punto di potersi permettere di riservare una parte del fatturato realizzato per la ricerca e il lancio di nuovi prodotti senza dover ricorrere ad ulteriori finanziamenti e indebitamenti.

Un altro errore che a mio parere si fa troppo spesso è quello di avere una visione di breve periodo. Quando si parte con una startup si deve avere la capacità di disegnare scenari economici globali e del proprio mercato ad almeno a 10 anni. La strategia deve andare di pari passo, con degli step intermedi ,in cui si possono effettuare correzioni di rotta nel proprio percorso aziendale, ma ,senza modificare il primo punto di arrivo che ci si prefigge in partenza. Chi vive alla giornata, o cambia strategia ad ogni “cambio di direzione del vento” del proprio mercato e’ destinato prima o poi a fallire.

Aspetto importantissimo è quello commerciale soprattutto per quelli che operano in mercati maturi, in cui vi sono diversi competitors: evitate di rincorrere i prezzi dei concorrenti sottovalutando gli utili per l’azienda pur di acquisire quote di mercato. Falliscono aziende che, pur crescendo di fatturato, non hanno saputo gestire la leva finanziaria con utili risicati o addirittura sotto costo. Meglio essere inseguiti dagli altri, che voi a rincorrere i vostri concorrenti!

Articolo a cura di Pierluigi Zappaterra
www.pierluigizappaterra.it

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